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pubblicato martedì, 13 novembre 2012 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Come si dimette un Premio Nobel per la letteratura


Il 5 dicembre 1921, William Faulkner (futuro Premio Nobel per la letteratura nel 1949 con la seguente motivazione: “per il suo contributo forte e artisticamente unico al romanzo americano contemporaneo”) venne assunto, a ventiquattro anni, dall’Università del Mississippi per lavorare presso l’ufficio postale, lavoro che in precedenza aveva svolto suo padre.

Faulkner non si applicò molto, a essere sinceri: spesso veniva sorpreso a leggere o a scrivere, non smistava la posta, leggeva le riviste che arrivavano, le dava agli amici e solo in un secondo momento le inoltrava ai legittimi destinatari. Anche nei confronti dei clienti non era molto gentile: li faceva attendere allo sportello mentre lui giocava a carte, oppure arrivava tardi o ancora chiudeva prima dell’orario…

Nonostante tale comportamento, Faulkner riuscì a lavorare in quell’ufficio postale universitario per tre anni, fino al mese di settembre del 1924, quando, dopo un’ispezione, si vide costretto a dimettersi. Prima di andarsene, il futuro Premio Nobel, scrisse ai suoi superiori una lettera di dimissioni alquanto singolare che, come gli aggettivi che caratterizzano il suo stile letterario, sembra essere un punteruolo che penetra nel punto esatto di una situazione che potremo definire ambigua. Scrive Faulkner:

Ottobre 1924

Finché vivrò nel sistema capitalista, so che la mia vita sarà influenzata dalle richieste di persone facoltose. Ma io sia dannato se mi propongo di stare agli ordini di ogni furfante itinerante che ha due centesimi da investire in un francobollo.

Queste, signori, sono le mie dimissioni.

Non c’è dubbio che si tratti di una lettera geniale che metteva bene in chiaro che, al di sopra del denaro, c’era la forte personalità dello scrittore.

Via | Letters of Note
Foto | Carl Van Vechten [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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