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pubblicato giovedì, 15 novembre 2012 da Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Due poesie di Wisława Szymborska per il World Philosophy Day


Noi siamo sempre per l’interdisciplinarietà: crediamo che la comunicazione a tutti i livelli sia importante. Così, per l’odierna Giornata Mondiale della Filosofia vi proponiamo due poesie di Wisława Szymborska (1923-2012), premio Nobel per la letteratura nel 1996. Del resto una osmosi tra poesia e filosofia ce l’aveva già proposta Rodin con la sua stata Il pensatore che nasce come Il poeta. Veniamo, dunque, alle poesie.

Eraclito (535 a.C. – 475 a.C.), uno dei maggiori filosofi presocratici, è spesso ricordato, da noi comuni mortali e non filosofi di professione, per la teoria secondo la quale tutto scorre (panta rei) tanto che, secondo lui, è impossibile bagnarsi due volte nello stesso fiume sia perché l’acqua non è la stessa, sia perché noi, tra un’immersione e l’altra, siamo cambiati (un suo alunno, Cratilo, ritiene che non ci si possa bagnare nello stesso fiume neppure una volta perché l’acqua che bagna il piede è diversa da quella che bagna la caviglia). Ma che succede in questo fiume? Se lo chiede proprio Wisława Szymborska nella poesia Nel fiume di Eraclito:

Nel fiume di Eraclito
un pesce pesca i pesci,
un pesce squarta un pesce con un pesce affilato,
un pesce costruisce un pesce, un pesce abita in un pesce,
un pesce fugge da un pesce assediato.

Nel fiume di Eraclito
un pesce ama un pesce,
i tuoi occhi – dice – brillano come i pesci nel cielo,
voglio nuotare con te fino al mare comune,
o tu, la più bella del banco.

Nel fiume di Eraclito
un pesce ha immaginato il pesce dei pesci,
un pesce si inginocchia davanti al pesce, un pesce canta al pesce
e chiede al pesce un nuotare più lieve.

Nel fiume di Eraclito
io pesce singolo, io pesce distinto
(non fosse che dal pesce albero e dal pesce pietra)
scrivo in particolari momenti piccoli pesci
con scaglie così fugacemente argentate
da esser forse un ammiccare imbarazzato del buio.

Szymborska dedica una poesia anche a Platone (428 a.C./427 a.C.-348 a.C./347 a.C.) che con Socrate (suo maestro) e Aristotele (suo alunno) può essere considerato il padre del pensiero filosofico occidentale. E non è un caso che la poesia a cui mi riferisco abbia per titolo Platone, ossia perché: chiedersi “perché” è la base della filosofia.

Per motivi non chiari,
in circostanze ignote
l’Essere Ideale smise di bastarsi.

Dopotutto poteva durare all’infinito,
sgrossato dell’oscurità, forgiato dalla chiarezza,
nei suoi giardini di sogno sopra il mondo.

Perché, diamine, si mise a cercare impressioni
in cattiva compagnia della materia?

Che se ne fa di imitatori
mal riusciti, sfortunati,
senza prospettive per l’eternità?

Una saggezza zoppa
con una spina conficcata nel tallone?
Un’armonia fatta a pezzi
da acque agitate?
Il Bello
con dentro budella sgraziate
e il Bene
– perché con un’ombra,
se prima non l’aveva?

Doveva esserci una ragione,
anche se all’apparenza irrilevante,
ma questo non lo svelerà neppure la Nuda Verità
occupata a rovistare
nel guardaroba terreno.

Per non dire di questi orribili poeti, Platone,
trucioli che la brezza sparge da sotto le statue
rifiuti del grande Silenzio sulle vette…

Via | Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi 2009, pp. LIV-774, euro 19,00
Foto | Original image by Michał Kobyliński [CC-BY-SA-2.5], attraverso Wikimedia Commons




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.