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pubblicato martedì, 20 novembre 2012 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Per Ennio Flaiano, scomparso 40 anni fa, gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura


Il 20 novembre 1972 moriva a sessantadue anni, stroncato da un infarto, Ennio Flaiano. “L’uomo più intelligente che abbia mai incontrato. Il più spiritoso. Reagiva alla cupezza del suo carattere con lucidità ironica e cinica”: così lo definisce Enrico Vaime. Un esempio di questa sua lucida e cinica ironia la possiamo trovare nella poesia dedicata al gatto:

Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma ne deduce che è nero.

Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c’è
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma continua a cercare.

Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma…
ma dice di averlo trovato.

Giornalista, narratore, critico teatrale e cinematografico si distinse anche come sceneggiatore di film (basti pensare che sua è la sceneggiatura de La dolce vita di Fellini).

Ennio Flaiano è stato il primo vincitore del Premio Strega nel 1947, con il romanzo Tempo di uccidere (Longanesi, ora Rizzoli) in cui, tra l’altro, dice che “un buon scrittore non precisa mai”. Conferma della sua vena di scrittore e di umorista sono anche le opere Diario notturno (1956, Bompiani e poi Adelphi, da cui è tratto l’aforisma scelto come titolo per questo post) e Una e una notte (1959, sempre per Bompiani e poi nel catalogo Adelphi). Tra i suoi ultimi libri pubblicati mentre era in vita, ricordiamo Il gioco e il massacro (1970, Rizzoli, selezionato per il Campiello) e Le ombre bianche (1972, Rizzoli quindi Adelphi), antologia di storie scritte nei precedenti quindici anni.

Tra i libri pubblicati postumi non possiamo dimenticare Autobiografia del blu di Prussia (1974, Rizzoli e ora nel catalogo Adelphi) in cui troviamo scritti brevi, aforismi, epigrammi, componimenti in versi, quasi come una “summa” di esperienze intime, narrate con ironica malinconia e nel solito stile sferzante dell’autore; e Diario degli errori (1976, Rizzoli, Bompiani e ora Adelphi), aforismi che si presentano in una loro peculiare unità grazie alla scelta diaristica. In questo diario troviamo due aforismi molto interessanti. Il primo riguarda la nostra bella italiana che è sempre in continua evoluzione tanto che, chissà, forse sarebbe meglio parlare di lingue italiani dal momento che, come afferma Flaiano “l’italiano è una lingua parlata dai doppiatori”. L’altro aforisma riguarda i libri e la loro capacità di far sognare, anzi, secondo Ennio Flaiano, di sognare:

Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.