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pubblicato giovedì, 22 novembre 2012 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Ferdydurke, di Witold Gombrowicz


[E se a questo punto specialisti e intenditori (e cioè i vari Pimpko specializzati nel cuculificarvi a forza di mettere in luce i difetti costruttivi dell’opera d’arte) mi obiettassero che secondo loro il desiderio di annerire un certo numero di pagine è una ragione pri]vata e insufficiente, e che un’opera d’arte non è fatta per ficcarci dentro tutto quello che si è scritto in vita propria, io risponderei loro che a mio umile avviso le parti del corpo e le parole costituiscono già di per sé un nesso estetico-artistico più che sufficiente. Dimostrerò altresì che per logica ed esattezza la mia costruzione non è seconda a nessuna delle più esatte e logiche costruzioni esistenti.

Dunque: la parte basilare del corpo, il buon vecchio deretano, è il fondamento dal quale tutto trae origine. Da esso, come dal tronco principale, si dipartono le ramificazioni, che sarebbero le dita dei piedi, le mani, gli occhi, i denti, le orecchie; e inoltre certe parti del corpo a poco si traformano in altre, grazie a sottili e artistiche modificazioni. Il volto umano è il fogliame, la corona dell’albero che, con le sue varie parti, spunta fuori dal tronco del sedere; e in esso si conclude il ciclo iniziato dal sedere stesso. Una volta giunto al volto, che altro mi resta da fare, se non ridiscendere alle varie parti e tramite loro tornar nuovamente al sedere? Questa è appunto la funzione di Filidor. Filidor è un espediente costruttivo, un passaggio o, più esattamente, una cosa, un trillo, anzi no: è una svolta, una svolta dei visceri senza la quale non potrei mai arrivare al polpaccio sinistro. Non vi pare una costruzione d’acciaio? Non dovrebbe bastare a placare le più sottili e specialistiche esigenze? E questo è niente: aspettate di esservi addentrati nei legami profondi tra le varie parti, nei passaggi da dito a dente, nel significato mistico di certe parti privilegiate, nel senso recondito delle singole articolazioni, nell’insieme di tutte le parti nonché in ogni singola parte delle varie parti. Giuro che per quanto riguarda il consumo di carta è una costruzione senza uguali: a volerla approfondire c’è da scriversi su trecento volumi che vi permetteranno di occupare sempre più posto, di ottenere un posto più elevato e di sistemarvi sempre più comodamente al vostro posto. Ma ditemi: vi piace o no far bolle di sapone sul lago, al tramonto, quando le carpe guizzano e il pescatore siede in silenzio rimirandosi nel lucido specchio d’acqua?

Vi racocmando inoltre anche il mio metodo di intensificazione mediante la ripetizione per cui, ripetendo sistematicamente certe parole, giri di frase, situazioni o parti, le rafforzo, portando l’unitarietà stilistca a un livello quasi maniacale. È la ripetizione, la ripetizione che crea i miti! Considerate tuttavia che questa mia costruzione poggiante sulle parti, oltrettuto è anche un vero e proprio sistema filosofico, che ora vi esporrrò nella lieve e spumeggiante forma di romanzetto d’appendice.

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Il libro (dal sito della casa editrice): Witold Gombrowicz presenta la sua feroce satira dell’infantilismo contemporaneo: la storia di un trentenne che una mattina, come in un incubo, si ritrova sbalzato in una classe scolastica, attorniato da una banda di ex adulti rimbambocciti. All’inizio si ribella, ma poi si accorge che essere di nuovo un ragazzino non è poi tanto male…

“Questo libro mette in scena il conflitto dell’uomo con l’uomo e il suo ambiente, così come il conflitto dell’uomo con la sua propria immaturità, con ciò che resta in lui di epoche quasi antidiluviane. Si propone di mostrare l’aspetto tragico dell’evoluzione. Prova a esprimere il conflitto eterno tra l’uomo e la sua forma, conflitto tanto doloroso oggi come nel corso dei secoli. C’è un vero e proprio odio, e paura e vergogna, dell’uomo nei confronti dell’informe e dell’anarchia. Non si tratta a rigor di termine di un pamphlet, di una polemica, di una critica, ma più semplicemente del lamento di un individuo che si difende dalla dissoluzione, che reclama spasmodicamente una gerarchia e una forma, e allo stesso tempo si rende conto che qualsiasi forma lo sminuisce e lo limita: si difende dall’imperfezione degli altri, perfettamente cosciente della propria.” (Witold Gombrowicz)

Witold Gombrowicz
Ferdydurke
traduzione di Vera Verdiani
Feltrinelli, 1993
ISBN 9788807812309
pp. 267, euro 9,00




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