Un articolo a caso


Il supplizio del legno di sandalo, di Mo Yan

 
Mo Yan, Il supplizio del legno di sandalo
Mo Yan, Il supplizio del legno di sandalo
Mo Yan, Il supplizio del legno di sandalo

 
Scheda del libro
 

Autore: Mo Yan
 
Titolo: Il supplizio del legno di sandalo
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2007
 
ISBN: 9788806186616
 
Pagine: 504
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
11 Voti totali

 

Aspetti positivi


Profondamente inserito nella cultura cinese, il romanzo di Mo Yan ci permette di scoprire alcuni aspetti meno noti di quel mondo.

Aspetti negativi


Le scene di violenza sono tante. Forse troppe.


In sintesi

Il supplizio del legno di sandalo è una lettura avvincente, anche se presenta molta violenza. Ma lo stesso autore ne spiega il motivo in una nota finale.

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pubblicato lunedì, 3 dicembre 2012 da

 
La nostra recensione
 
 

Il supplizio del legno di sandalo, di Mo Yan

Non è stata una lettura facile, per me, quella del romanzoIl supplizio del legno di sandalo di Mo Yan. Al di là delle difficoltà oggettive che ci possono essere con un libro impregnato di una cultura molto lontana dalla mia, è la violenza. Tanta violenza. Su questa scelta, spiega Mo Yan in un’intervista:

Per questo romanzo ho scelto di scrivere in maniera particolare, in uno stile descrittivo. È una specie di documentario dove ho scelto di scrivere secondo la tradizione dell’opera locale, perché in Cina le torture, le esecuzioni, sono sempre state viste come uno spettacolo. Esiste una forma di collaborazione tra il giustiziato, il boia e il pubblico. Ho voluto essere duro per vedere se mi riusciva di suscitare una reazione: come si può pensare ad una cosa così tremenda come a uno spettacolo?

Anche la nota finale dell’autore è una spiegazione del romanzo e una chiave di lettura:

Le lunghe descrizioni dei terribili supplizi che si trovano in questo libro hanno lo scopo di far conoscere al lettore la barbarie e gli orrori che si sono verificati nel corso della storia, per risvegliare in lui un cuore compassionevole.

Solo chi è dotato di compassione può essere particolarmente sensibile alle manifestazioni del male.

Il motivo per cui ho potuto e voluto scrivere un libro del genere è perché nella vita attuale continuano a verificarci crimini che provocano la nostra indignazione e che perdipiù vengono lodati e premiati.

Sono un uomo debole che versa lacrime vedendo un carrettiere che frusta il suo cavallo: ogni violenza, passata e presente, mi turba nell’intimo.

In questo libro ho trattato i motivi sociali che provocano la violenza, la psicologia malata di chi la pratica e l’apatia di chi vi assiste.

Soltanto chi conosce il male può evitarlo: soltanto conoscendo il demone che si nasconde nel cuore umano si può diventare santi.

Come si vede, Mo Yan scrive un testo denso, violento sì, ma anche pieno di un modo di concepire il mondo che è interessante. E trovo particolarmente degna di nota la denuncia dell’apatia di chi al male assiste senza fare nulla, piaga questa che affligge spesso la nostra società.

Ne Il supplizio del legno di sandalo la cultura cinese tradizionale è onnipresente, ma Mo Yan guarda anche al futuro. Come quando, per esempio, loda la donna dai piedi grandi definendola bella, ponendosi così in contrasto con tutta una serie di canoni estetici che considerava belli i piedi piccoli delle donne e per questo li fasciava strettamente in modo da non farli crescere.

A ogni pagina, poi, sono presenti animali: aprite a caso il libro e troverete un animale. Dai cani (che venivano anche mangiati) ai gatti (il romanzo si rifà all’opera dei gatti, una versione cinese della nostra commedia dell’arte se vogliamo), ai maiali (poderosa la descrizione iniziale in cui i cani grugniscono e i maiali latrano).

Un libro da leggere, certo, ma a piccole dosi.

Mo Yan
Il supplizio del legno di sandalo
traduzione di Patrizia Liberati
Einaudi, 2007
ISBN 978-88-06-18661-6
pp. 508, euro 13,50


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: “Nulla che sia umano mi è estraneo” (Terenzio) e “Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo” (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, è blogger su varie testate di nanopublishing, oltre che editore della Graphe.it.


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