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pubblicato martedì, 11 dicembre 2012 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Collodi aveva ragione: le bugie si vedono dal naso


Ricercatori dell’Università di Granada hanno scoperto che le bugie si vedono dal naso: chiaro esempio di come la letteratura possa avere intuizioni che poi la scienza conferma. Carlo Collodi, infatti, faceva allungare il naso di Pinocchio ogni volta che diceva una bugia. La ricerca scientifica conferma che quando diciamo una bugia, possiamo scoprirlo dal naso: non perché ci si allunghi, ma perché ne cambia la temperatura. In generale questo succede quando compiamo uno sforzo mentale o abbiamo un attacco di ansia.

Quando una persona mente, si produce un cosiddetto “effetto Pinocchio” grazie al quale la temperatura della punta del naso aumenta o diminuisce, come anche varia la temperatura intorno agli occhi. Se poi compiamo un grande sforzo mentale, la temperatura del naso scende, mentre se siamo vittime di un attacco di ansia, assistiamo a un aumento generale di tutta la temperatura del volto. Sono queste le conclusioni cui sono giunti i ricercatori del dipartimento di psicologia sperimentale dell’Università di Granada.

La termografia – come leggiamo su Wikipedia – è una tecnica di telerilevamento, effettuata tramite l’acquisizione di immagini nel campo dell’infrarosso. In pratica è una tecnica basata sulla rilevazione delle temperatura dei corpi e si applica a molti settori quali l’industria, le costruzioni o la medicina.

Nel secolo XX la termografia ha avuto grande sviluppo dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l’esercito degli Stati Uniti d’America sperimentava metodologie per invididuare la posizione dei nemici (è la cosiddetta visione notturna).

Per tornare a Carlo Collodi e a Pinocchio: vi ricordate il passo in cui il naso del burattino cresce? Eccolo:

― E ora le quattro monete dove le hai messe? ― gli domandò la Fata.
― Le ho perdute! ― rispose Pinocchio; ma disse una bugia, perché invece le aveva in tasca.
Appena detta la bugia il suo naso, che era già lungo, gli crebbe subito due dita di più.
― E dove le hai perdute?
― Nel bosco qui vicino. ―
A questa seconda bugia, il naso seguitò a crescere.
― Se le hai perdute nel bosco vicino ― disse la Fata ― le cercheremo e le ritroveremo: perché tutto quello che si perde nel vicino bosco, si ritrova sempre. — Ah! ora che mi rammento bene — replicò il burattino imbrogliandosi — le quattro monete non le ho perdute, ma senza avvedermene, le ho inghiottite mentre bevevo la vostra medicina. —
A questa terza bugia, il naso gli si allungò in un modo così straordinario, che il povero Pinocchio non poteva più girarsi da nessuna parte. Se si voltava di qui, batteva il naso nel letto o nei vetri della finestra, se si voltava di là, lo batteva nelle pareti o nella porta di camera, se alzava un po’ di più il capo, correva il rischio di ficcarlo in un occhio alla Fata.
E la Fata lo guardava e rideva.
— Perché ridete? — gli domandò il burattino, tutto confuso e impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate.
— Rido della bugia che hai detto.
— Come mai sapete che ho detto una bugia?
— Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo. ―
Pinocchio, non sapendo più dove nascondersi per la vergogna, si provò a fuggire di camera, ma non gli riuscì. Il suo naso era cresciuto tanto, che non passava più dalla porta.

Foto | Carlo Collodi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.