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Posted venerdì, 21 dicembre 2012 by Roberto Russo in Zibaldone
 
 

21.12.12 fine del mondo, tre poesie per dirsi addio

21 dicembre 2012: la fine del mondo
21 dicembre 2012: la fine del mondo

Oggi dunque finisce il mondo. Lo dicono i Maya, quindi è vero. O meglio: si dice che i Maya abbiano detto. Anche Google, poi, ci dedica un doodle che, però, è per la “fine del calendario Maya” e non per la fine del mondo. Ma non sottilizziamo: sta per finire questo mondo così come lo conosciamo e ne verrà uno nuovo. Forse noi ci saremo in quello nuovo, forse prima ci sarà una bella pulizia sulla terra e poi comincerà il nuovo mondo. O forse finisce tutto e amen.

Certo è sintomatico come si dia ampio credito a un’interpretazione di un calendario e si dimentichino altri punti di vista. Come quello di Gesù, per esempio, che, nel vangelo secondo Matteo (25, 13) dice a proposito della fine del mondo: “State svegli, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

In ogni caso, parliamo della fine del mondo e , nell’attesa della fine è bene tenersi impegnati, per non dar di matto. Ma se già fossimo tutti morti e non ce ne siamo accorti? Siete stati previdenti e avete messo a punto un segnale per riconoscervi nell’aldilà?

21.12.12: il doodle di Google

21.12.12: il doodle di Google

21.12.12: tre poesie

Eugenio Montale (1896-1981) scrive di questo segnale in una sua poesia:

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

Ci sarà un segno della fine del mondo? O avverrà e ci coglierà di sorpresa, anche se sappiamo che sarà oggi? Se lo chiede anche José Saramago (1922-2010) in una poesia nella quale riflette su Quando gli uomini morranno:

Segno di Dio non fu, che Dio non c’è
(o se c’è, vive altrove e ci tradisce),
ma il gabbiano che su di me volò
e il grido che lanciò
fu un segno di vita non umana.
Era forse un ricordo d’altre ere
in cui uomo non ancora,
solo promessa?
O presagio forse era?

A noi piace l’idea che con oggi, 21 dicembre 2012, inizia un nuovo mondo. Finisce questo e ne inizia uno nuovo: senza catastrofi e fenomeni strabilianti, ma nella quotidianità. È un po’ la speranza che il domani sia sempre migliore. Il mondo che sogniamo lo troviamo delineato nella poesia L’aurora che attendo di David Maria Turoldo (1916-1992):

Sogno fontane di acque
fiumi e cascate di acque
e praterie sconfinate ove
la luce danzi col suo
abito di sposa

e un angelo che suoni il flauto
nel silenzio di una dolcissima
aurora…

ma non è che un pallido sogno:
altra
è l’Aurora
che attendo:

pure in timore e tremore…

In qualunque modo andranno le cose, è stato bello! E speriamo che continui a esserlo.

Foto | Skley via photopin cc




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.