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pubblicato venerdì, 21 dicembre 2012 da Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Diario di un’attempata ragazza: una seconda gioventù


Pennino e inchiostro… Ne è passata di acqua sotto i ponti! Oggi uso il computer.

“Cos’è il computer?” chiede mia nonna dall’aldilà. “Un mostro”, rispondo. E mi pare di vederla, assorta, tornare indietro a qualcosa di imbarazzante che le disegna nuove rughe mentre strizza gli occhi.

“Mi sono sempre vergognata quando, per firmare qualche carta, dovevo mettere una croce perché non sapevo scrivere…”

Non eri l’unica nonna, ai tuoi tempi forse solo il dottore e il prete sapevano leggere.

Un brivido mi attraversa le braccia e si disperde lungo la schiena, tiro su il piumone fino al mento cercando di frenare il tremore che non è freddo, che non è inverno… è invece una sensazione di tenerezza per il riserbo della mia nonna, per quella bambina malinconica che sono stata, per quella ragazza che finalmente ha compreso che quel “e-vissero-felici-e-contenti” è solo l’ultima riga delle favole, e che sono parole delle quali possiamo fare a meno, anche se intere generazioni passate ci hanno creduto.

Le infantili trecce e i giovani indomiti ricci, presi per mano vanno via per sempre, bisbigliando parole nuove sulla felicità.

La mia anima insonnolita sorride.

La finestra piena di sole mi sveglia dopo una notte tranquilla di sogni che non ricordo, forse perché erano belli: generalmente la memoria rievoca quelli brutti.

Gli effluvi del profumo delle candele e della crema per il corpo, sono ancora nell’aria, sulla mia camicia da notte e sulla mia pelle. La sveglia segna le sette e trenta. Troppo presto per alzarmi, ma non per godere di quel senso di intimità che mi stimola a raccontarmi di me, di quello che sono stata.

“Ancora…! Non ne hai abbastanza?”

Sì, ancora, ancora un po’ nonna, fra poco mi alzo.

Metto in pratica le mie lezioni di rebirthing (l’arte della respirazione consapevole), respiro in modo circolare e connesso, senza pause tra inspirazione ed espirazione. Quasi subito mi sento avvolgere da un torpore che mi fa entrare in un’altra dimensione e mi permette di guardarmi dentro.

Sono nata da pochi minuti e già qualcuno veste il mio corpo e la mia anima, di progetti e sogni dei quali non ho mai firmato il rogito, ma che mi hanno fatto dimenticare la ragione della mia esistenza di donna.

A volte mi è sembrato di capirlo il senso, sui passaggi della mia vita, poi tutto si confondeva e il vincolo di pensieri e sentimenti “ereditati”, prendeva il sopravvento.

Ho continuato a timbrare cartellini di “prime volte” con leggerezza, forse, se li avessi guardati con attenzione, sicuramente avrei letto la parola: DISINGANNO.

Ma forse no!

Oggi sono “anziana”, circondata da nipotine e da figlie giovani che in futuro saranno a loro volta anziane, voglio scambiare con loro esperienze e idee. Metterle in guardia, su quanto sia dannoso subire influenze ed esortarle a non perdere tempo a rimuginare su ciò che avrebbero potuto fare e non hanno fatto, invitando me stessa a non continuare anche io su questa strada deviante.

Voglio vivere l’essenza della mia anima femminile e voglio calpestare le mie orme. Voglio tenermi stretta la mia femminilità e non dire mai “se avessi venti anni, farei diversamente”, anche se credo ancora sulla veridicità delle istruzioni scritte nell’etichetta della confezione di una crema per il corpo all’olio di argan.

Voglio convalidare la mia fantasia, e non accetto un sette di colore blu accompagnato da meno- meno rossi, ma pretendo un dieci!

Cara maestra, strega delle favole…

Voglio festeggiare il mio compleanno, cantando (e tutto l’universo si sorregge con il suono) a squarciagola

prende solamente il cuore
questa malattia, l’amore
incomincia a quest’età…

perché l’amore è l’energia del cuore. Se ne parla da secoli e si canta. È la radice di tutte le passioni, il ventre fertile di gioie, di piaceri, di angosce e di dolori. Viverlo ogni giorno a ogni età, è legittimo!

Voglio accentuare (si sa, con l’età si esaspera tutto, rughe comprese…) quella determinazione ereditata dalla mia “balia” e affrontare tanti altri cambiamenti d’impulso. Zittire le paure, rimuovere le insicurezze e burlarmi del senso di inferiorità, risultato culturale che posso modificare.

È ora di riporre la collana.

“Anna…” chiama una voce simile a quella di mia nonna. Io la sento, non importa se non c’è.

Ho capito nonna, adesso mi alzo.

“Sei sicura di non avere sospirato di sollievo, così come ha fatto tua madre con te, quando si sono sposate le tue figlie?”

No! Non sono sicura. Però mi sono commossa. Erano così belle, quelle due streghe…

Il mio gioiello immaginario è svanito.

Anna


  1. I sogni non hanno età
  2. È possibile avere il gene di una capra?
  3. Un basco verde oliva
  4. Quanta fantasia hanno gli asini?
  5. La ricetta dei “pruppu seppia”
  6. La preghiera del grano
  7. La maggiore età
  8. Tradimenti
  9. Fari nella notte
  10. Innamorarsi dell’amore
  11. Libri e fidanzati usati

Foto | eleni pap via photopin cc


Antonella Serrenti

 








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