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pubblicato giovedì, 3 gennaio 2013 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Leggere per salvare la democrazia

Leggere per salvare la democrazia
Leggere per salvare la democrazia

Leggiamo per diversi motivi: per piacere o per dovere, per passione o per noia, per conoscere o per rinfrescare la memoria… Il mestiere di leggere è assai ampio! A volte dimentichiamo il ruolo sociale della lettura: leggere è un atto rivoluzionario, soprattutto in periodi come questi in cui i problemi sono tanti a ogni livello e chi ci governa non vuole farci pensare. Si preferisce stordirci con spettacoli, teatrini varie, polemiche (vere o fasulle) in televisione. Vi siete mai chiesti perché nessun politico mette nel suo programma la lettura?

Leggere per salvare la democrazia

Sul ruolo sociale della lettura si è soffermato qualche giorno fa Luis Sepúlveda. Intervistato da Federico Taddia nel corso del programma L’altra Europa, lo scrittore cileno – che in questi giorni sta sbancando le classifiche con il suo libro Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico – ha affermato:

Abbiamo bisogno di leggere, perché solo un popolo che legge ha la capacità di immaginare il futuro e di fare una buona interpretazione di questo presente cattivo che abbiamo.

Lo scrittore ha quindi precisato meglio il suo pensiero

Ritengo che abbiamo una grandissima urgenza di recuperare una forma di immaginazione di un mondo migliore, perché questa crisi che si vive soprattutto in Europa – crisi di valori, crisi morale, crisi economica – sta facendo deteriorare qualcosa di incalcolabile nel suo valore intrinseco e che si chiama democrazia. Da questo punto di vista abbiamo bisogno di immaginare, di pensare e anche di ridere con una buona storia.

Leggere per sognare un mondo migliore. Leggere per superare la crisi. Leggere per salvare la democrazia. C’è bisogno di altri motivi per prendere in mano un libro?

Foto | ethermoon




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.