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pubblicato martedì, 22 gennaio 2013 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Rossella Tempesta, poetessa dal fuoco sempre accesso e sempre protesa al vento

https://pixabay.com/it/di-binari-ferroviari-72567/

Il numero sei dell’antologia Nuovi poeti italiani, curata da Giovanna Rosadini e pubblicata da Einaudi, è tutta al femminile. Vi troviamo una scelta di componimenti di dodici poetesse italiane. Scrive la curatrice nella nota introduttiva:

Il sesto volume dei Nuovi poeti italiani si pone idealmente in linea con i precedenti nel proporre profili di autori non ancora compiutamente affermati all’attenzione dei lettori di poesia. Autrici, nello specifico di questa antologia, già note peraltro a un pubblico specializzato, quello dei circuiti legati a festival, letture e kermesse teatrali, ma anche a chi segue il lavoro e le segnalazioni delle riviste, cartacee o virtuali. Poetesse apprezzate dalla critica e presenti da protagoniste nei premi letterari, ma ancora poco, o nulla, nelle collane di poesia degli editori maggiori, e dunque non capillarmente distribuite in libreria… E, anche in ragione di ciò, non ancora prese in considerazione dalle antologie tendenzialmente canonizzanti uscite negli ultimi anni.

Le dodici poetesse che troviamo nell’antologia sono Alida Airaghi, Daniela Attanasio, Antonella Bukovaz, Maria Grazia Calandrone, Chandra Livia Candiani, Gabriela Fantato, Giovanna Frene, Isabella Leardini, Laura Liberale, Franca Mancinelli, Laura Pugno e Rossella Tempesta.

Tra le varie poesie pubblicate da Einaudi, ne leggo e rileggo una di Rossella Tempesta e ogni volta mi piace sempre di più. È questa:

Sgranate di rose
ai bordi della ferrovia,
insospettabile qualità, vera dote
di tutte le mogli dei ferrovieri.

Coltivare giardini rugginosi,
nelle sere,
queste macchie fiamminghe
per gli occhi dei viaggiatori.

Rossella TempestaDa questa poesia parte la chiacchierata che ho avuto modo di fare con la poetessa Rossella Tempesta.

Per gli occhi di Rossella Tempesta, quali sono le macchie fiamminghe che rendono lieta la vita?
Tutta la luce e i colori che mi ha impresso negli occhi il mio Sud. La bellezza naturale della Puglia dove sono cresciuta, il fascino straordinario di Napoli, città dove sono nata e nella quale ho anche soggiornato. E poi i volti, gli occhi accesi e i sorrisi infantili dei miei tre bambini Francesco, Salvatore e Sofia!

Un’altra poesia mi viene in mente, mentre parlo con Rossella. È di Tomas Tranströmer (Nobel per la letteratura 2011):

Fantastico sentire come la mia poesia cresce
mentre io mi ritiro.
Cresce, prende il mio posto.
Mi toglie di mezzo.
Mi caccia via.
La poesia è pronta.

Come fai a capire che una tua poesia è pronta e puoi lasciarla vivere di vita propria?
Non è più mia – solo mia – già mentre la trasferisco dal mio pensiero al foglio, è un processo misterioso anche per me, pure se sono tanti anni che lo osservo avvenire. Rileggo i miei testi e mi chiedo: «Ma tutto questo dov’era, da dove è venuto per passare attraverso di me ed essere comunicato a un “tu”…»

Ci sono varie città e strade nelle tue poesie: a tuo modo di vedere è più facile poetare tra le strade di una città, tra i vicoli di un paese, tra i sentieri di montagna, sulla riva di mari, laghi o fiumi…
La connessione tra uomo e natura mi affascina moltissimo, ed è una cosa di cui non si ha piena coscienza, purtroppo. La mia poesia ha una forte radice filosofica, quindi l’occasione del mio scrivere può accadere ovunque, strettamente correlata alle dinamiche universali, alle relazioni tra uomini e luoghi, avvenimenti e stagioni. I luoghi, le strade, le campagne, le persone, gli animali, la natura: sono tutti frammenti di un disvelamento.

Ancora uno stimolo da una poesia, questa volta di Mario Quintana, che afferma:

Essere poeta non è dire grandi cose, ma avere una voce riconoscibile fra tutte le altre.

Chi è Rossella Tempesta che scrive poesie?
Una donna di natura curiosa e indagatrice, una che vuole sapere, conoscere, approfondire, vedere, viaggiare. Profondamente interessata rispetto all’avventura di questa vita. Una dal fuoco sempre accesso e sempre protesa al vento.

Pur avendo pubblicato con Einaudi, tu hai una vera “passione” per le case editrici piccole e indipendenti. Ti va di dirci il tuo punto di vista sull’editoria italiana?
Le piccole case editrici sono indipendenti – pur nella povertà di mezzi e molto spesso nella carenza di distribuzione – e possono ancora scegliere di pubblicare autori e letteratura di qualità; le grandi case editrici obbediscono al novanta per cento a logiche di mercato. L’antologia einaudiana è stata una scelta non di mercato, rientrante in quel dieci per cento di libertà. Però per la mia prossima pubblicazione, se ce ne sarà una, tornerò alle cure amorevoli e appassionate di qualche donchisciotte di editore o editrice, magari meridionale, perché mi piace collaborare con gente della mia terra, per farla crescere insieme al suo popolo che ha tanto bisogno di cultura, di conoscenza. L’ignoranza rende sudditi, la conoscenza libera la gente.

Alla fine della nostra chiacchierata Rossella mi saluta: “Grazie della tua passione, donchisciotte, e delle tue belle domande, davvero belle”. Io divento tutto rosso e mi ritrovo a pensare ai versi finali di una sua poesia dal titolo Sogno per Delfina:

Io sogno.
Sogno di trovare tutte campagne, un mattino.

Foto | Pixabay (in apertura di post)




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.