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pubblicato giovedì, 31 gennaio 2013 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Ceija Stojka, scrittrice rom, testimone dell’Olocausto, è morta

Ceija StojkaHo iniziato a scrivere perché avevo bisogno di aprirmi, di gridare. Disse così Ceija Stojka nel 2004 in occasione di una mostra nel Museo Ebraico di Vienna. La scrittrice e pittrice rom è morta lunedì scorso, all’indomani della Giornata della Memoria. Aveva 79 anni.

Figura chiave della cultura rom in Europa, sopravvissuta ai campi di concentramento di Auschwitz, Ravensbrück e Bergen-Belsen, Ceija Stojka ha raccontato l’orrore dei campi nazisti per il popolo rom. Ha dedicato la sua vita per far conoscere la sua storia e quella del suo popolo.

Ceija Stojka nacque nel 1933 a Kraubath, in Stiria, regione a sud-est dell’Austria. Era quinta di sei figli di una famiglia Luwara, minoranza di rom. A dieci anni venne imprigionata nei campi di concentramento. «Sono sopravvissuta perché mangiavo carta e pellicine», diceva. La sua grande famiglia, però, non è vissuta: dei circa duecento membri che la componevano, solo sei sono sopravvissuti (oltre a lei, la vita è stata risparmiata a sua madre e a quattro fratelli). Tornati in Austria vissero come venditori ambulanti di tappeti fino a quando, a cinquantasei anni, Ceija Stojka non iniziò a dipingere, usando le sue dita o pezzetti di legni a mo’ di pennello. La maggior parte dei suoi quadri raccontano l’orrore dei campi di concentramento, anche se ci sono pitture serene che rappresentano la vita della sua famiglia prima dell’Olocausto.

Oltre a dipingere, Stojka ha scritto poesie, racconti e canzoni in tedesco e lingua rom, come ricorda Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione e l’Integrazione:

«Una testimone del genocidio dei rom e dei sinti, il Porrajmos [“grande devastazione” in lingua romaní, ndr], un fenomeno spesso trascurato o rimosso dalla memoria collettiva. Ceija è stata una dei pochi rom a mettere per iscritto – nel libro Forse sogno di vivere – i suoi ricordi di bambina nei campi di Auschwitz, Ravensbruck e Bergen Belsen. In questo libro ricordò tra l’altro che per ripararsi dal freddo, lei e i suoi piccoli amici si nascondevano sotto i corpi delle persone appena uccise nelle camere a gas».

Il libro Forse sogno di vivere. Una bambina rom a Bergen-Belsen è così descritto sul sito della casa editrice La Giuntina:

Pur avendo visto di quali crudeltà gli esseri umani sono capaci, le parole di Ceija Stojka non tradiscono odio né amarezza. Da esse traspare piuttosto un ostinato interrogarsi su un aspetto: come hanno potuto, tanti uomini, mettersi così ciecamente nelle mani di un altro uomo, di un regime sanguinario? Il suo racconto non fornisce risposte al riguardo ma trae esplicitamente origine da una impellente necessità: ricordare per combattere la sopraffazione e l’oblio, poiché ciò che è stato può ripetersi.

Ceija Stojka è anche presente nel docufilm Forget Us Not di Heather E. Connell che uscirà a fine anno e che racconta le storie di alcune vittime non ebree dell’Olocausto.

In una recente intervista, Ceija Stojka aveva confessato:

In ogni momento della mia vita ricordo Auschwitz.

Ricordare Ceija Stojka e tutte le vittime (ebrei, omosessuali, testimoni di Geova, Pentecostali, rom…) dei campi di concentramento nazisti è un dovere per tutti noi.

Foto | Forget Us Not




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.