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pubblicato lunedì, 4 febbraio 2013 da Luigi Milani in Punti di vista
 
 

I rischi dell’iperconnessione


Too much information running through my brain
Too much information driving me insane
(The Police, Too much information, 1981)

L’accesso alla Rete avviene sempre più attraverso connessioni mobili: sono stati di recente diffusi dati che parlano chiaro: cinque miliardi di connessioni in mobilità, due milioni al giorno di nuovi abbonamenti alla rete mobile, oltre cinquecento milioni di abbonamenti alla banda larga in modalità 3 e 4G (quest’ultima in misura nettamente inferiore, essendo appena nata). Numeri oggettivamente impressionanti, forse addirittura in difetto, che testimoniano un trend di crescita colossale, perfino a dispetto della grave recessione che ha colpito le principali economie del nostro pianeta.

Approfondendo però l’analisi dei dati, è un altro dato a colpire la nostra attenzione: nelle nazioni più evolute sotto il profilo tecnologico, l’aumento del traffico sulla Rete riguarda più i terminali che gli esseri umani. Questo tipo di comunicazione è definito “machinetomachine” (M2M) e sta cominciando a essere tenuto in debito conto dai principali fornitori di accesso alla Rete. Si tratta di comunicazioni che avvengono, cioè, non necessariamente tra soggetti umani, o meglio, a prescindere da essi: mail server che scambiano messaggi a noi indirizzati o da noi inviati, servizi di segreteria digitale on line, automatismi più o meno spinti messi in atto dai vari social network cui apparteniamo.

È un fenomeno analizzato, anzi direi stigmatizzato da Jaron Lanier, nel suo saggio Tu non sei un gadget, di recente recensito su queste stesse pagine.

Tutto questo flusso di dati, cui più o meno inconsapevolmente diamo la stura, ha un che di inquietante, per certi versi, dal momento che è messo in atto da macchine che agiscono in nostra vece e talvolta simulando un nostro ruolo attivo: pensiamo ai meccanismi d’interazione che si instaurano sui già citati social network, ad esempio.

È già accaduto – in particolare su Facebook – che utenti deceduti continuassero apparentemente ad inviare richieste d’amicizia ad altri soggetti, in virtù del disallineamento temporale che spesso si verifica nelle tipiche dinamiche di comunicazione di tali sistemi, basate come sono sul meccanismo automatico domanda-risposta, che può tranquillamente prescindere dalle reali situazioni in cui vengono a trovarsi i soggetti coinvolti.

A ben vedere dunque non è affatto remoto o esagerato il rischio di veder popolare da zombie digitali il vasto universo digitale dei social network. Si tratta peraltro di meccanismi che, una volta messi in moto, non è neppure così agevole interrompere, a causa della crescente interconnessione tra i vari social network. Con un semplice clic un “post” inserito sulla bacheca dell’immancabile Facebook può riverberarsi in tempo reale sulla bacheca di Twitter, transitare per Windows Live, raggiungere la seriosa Linkedin e così via. Il “rimbalzo” in realtà tende a proseguire ulteriormente la sua corsa, se ripreso, come è fatele che accada, grazie al sistema della condivisione, diffuso ormai non solo nell’ambito dei social network, ma anche su gran parte delle pagine Web.

Luigi MilaniÈ questo dunque il prezzo da pagare per la nostra inesauribile sete di informazioni e di connettività? Il rischio cioè, come paventavano, con visionario catastrofismo i Police nel lontano 1981, di essere sopraffatti dall’eccesso d’informazione? D’altro canto, quali concrete alternative abbiamo, dinnanzi al dilagare dell’eccesso di interconnessione che rischia di stritolare la nostra privacy e la nostra vita di relazione?

Credo che la risposta a tali quesiti sia, nonostante tutto, relativamente semplice: sarà sufficiente ricordarsi di pigiare più spesso il fatidico tasto OFF sui nostri fantasmagorici devices: tablet, smartphone, computer tradizionali. Per non caderne schiavi, ma senza cedere alle lusinghe del luddismo sempre in agguato. Non possiamo certo tornare indietro, a quel passato senza Internet che già oggi le nuove generazioni non riescono neppure a concepire. Al contrario, starà a noi continuare ad avvalerci delle smisurate possibilità offerte da questo interconnesso nuovo millennio, ma dal punto di vista di utenti davvero consapevoli, e non di nuovi schiavi digitali.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.