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pubblicato martedì, 12 febbraio 2013 da Raimondo Quagliana in Racconti e testi
 
 

Maschere alla deriva

Maschere alla deriva

Maschere alla deriva

Sulle maschere non ho niente in contrario, unica cosa il motivo, cioè perché usare la maschera, visto che comunque appena ti vedono in giro per strada, anche da lontano, corri il rischio che ti riconoscano e finisce il divertimento. E allora perché mi sono messo la maschera, mi domando, non ce n’è nessun bisogno, dico. Invece il Brighe sostiene che la maschera serve sempre, di questo è sicuro, e se non ci credo devo chiedere a Pulce, che lui lo sa. Io comunque non la vorrei indossare.

L’atmosfera è quella del carnevale di tutti gli anni, ogni anno è così, si vaga per le strade invase di carri di gente di balli, si scansano i bambini che ti fanno bersaglio con le loro bombolette di stelle filanti, una specie di besciamella sintetica che subito si asciuga all’aria. Poi si cerca di non incappare nelle sabbie mobili di coriandoli, le più pericolose e infide, chiazze variopinte di coriandoli di carta colorati, così allegre così leggiadre. Tu ci vai incontro felice, ti viene una voglia di calpestarle che non resisti, per creare un vortice scompigliato e mandare per aria il mucchio colorato, così fai il passo più lungo della gamba e ti ritrovi impantanato nella melma, che i coriandoli leggiadri avevano magistralmente ricoperto con la tattica dell’infiorata. Rimani dentro fino alle caviglie e non c’è verso di uscirne, con i piedi piantati. Se sei fortunato c’è un contadino lesto che ti raccoglie e ti trascina in salvo, ma io conosco anche gente che non si è salvata ed è rimasta lì a mettere radici.

Qualcosa da dire semmai ce l’avrei proprio sui coriandoli, se li guardi bene spesso nascondono il segreto del gossip, sono i ritagli fustellati minuscoli delle riviste più popolari, io ci ho persino trovato, fortuna, un seno della Belen, e sai quante altre storie private appassionanti nasconderanno, che chi non frequenta in modo assiduo la sala d’aspetto del parrucchiere, magari gli sono sfuggite delle notizie e vive nell’ignoranza. Allora, i fatti sono due, o questi coriandoli li fustellano più grandi, che si possa avere almeno una parte della storia completa, che so, anche mezza pagina mi basterebbe, oppure che li facciano con la carta dei libri, che non hanno le figure e sono anche meno interessanti. Non saranno colorati, ma pazienza. E questo, sui coriandoli.

Comunque, io la maschera non la volevo indossare, preferisco divertirmi a viso scoperto, e quando il Brighe mi dice, Dai Balanza adesso entriamo e facciamo festa, mi sono già preparato un bel po’ di rotolini filanti, quelli di carta a fettuccine, e le tasche del giaccone piene di coriandoli e di petardi.

Appena dentro, tutti ci guardano con occhi increduli, alcuni più svegli si scansano e fanno ala per lasciarci percorrere i cinque metri fino in fondo alla stanza. Non ci vedo bene attraverso i buchi degli occhi e sotto la maschera il vapore del respiro mi appanna gli occhiali e mi bagna i baffi.

Fuori intanto bambini vestiti da Pierrò tristi si divertono a lanciarsi le miccette esplosive negli occhi per fare più realistica la lacrima, alcuni piccoli Zorri tracciano delle astine e dei cerchietti con la sciabola. Bambini travestiti da vecchi, vecchi travestiti da bambini, bambini vestiti da Robinùd che rubano ai vecchi per dare ai bambini, un’atmosfera scoppiettante e colorata. Sirene lampeggianti portano via altri bambini che si sono ingozzati di coriandoli fatti con la pubblicità delle merendine e rischiano adesso di soffocare perché non si trova nessun coriandolo con la cocacola.

Ora, non ho niente da recriminare, ma io lo dicevo, Lasciamo stare, Brighe, lascia stare, sono di quelle giornate un po’ così, c’è trambusto, si gioca, la gente vuole divertirsi.

Infatti quando il Brighe ha gridato Maninalto!, tutti i presenti hanno alzato le braccia, agitato i palmi delle mani e hanno risposto all’unisono, Mavalà che oggi è Carnevale, e ci hanno sommerso di farina bianca doppiozero.

Il Brighe, io lo conosco ormai da almeno trent’anni, l’ho visto abbassare il capo e le braccia e attraverso la maschera l’ho immaginato mordersi le labbra.

Poi siamo usciti e abbiamo riattraversato quella specie di Kombatzone, con le sabbie mobili di coriandoli di tette di Belen, mentre le bande dei bambini travestiti da Artusi ci bersagliano con le loro bombolette di besciamella sintetica, abbiamo percorso tutta la via principale, invasa di gente di carri di maschere di cani, e non ci siamo rivolti la parola fino all’incrocio della strada.

Raimondo Quagliana è un alunno del blog Tutta colpa della Maestra,
eletto come miglior blog letterario 2012 ai Macchianera Italian Awards

Foto | Pixabay


Raimondo Quagliana

 








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