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pubblicato martedì, 26 febbraio 2013 da Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Una caduta ridicola dagli stivali


Che paura!

Questa non ci voleva proprio, mi sono fatta male. Niente di grave, sono in piedi, ma prima che il dolore si diffonda devo scappare via da qui, tanto non mi aiuta nessuno, a quest’ora sono tutti via, e di andare in pronto soccorso non ne ho proprio voglia, anzi la sola idea mi mette tanta di quella angoscia che ora corro a casa. Al diavolo l’infortunio, magari è solo una contusione! Certo sono stupida, gli altri avrebbero chiamato un’ambulanza come minimo, magari con l’assicurazione posso aver diritto a qualcosa? Ma no, Vale, figurati se tu ora vai a fare scartoffie! Dai che ce la fai!

Devo chiamare Alfio, è un mese che mi aspetta. Ed è da un mese che io aspetto che arrivi l’ora di rientrare in scuderia, cavolo, e invece che succede? Cado. Merda.

Dopo nove ore passate con solo il senso del dovere sulle spalle, finalmente la mia boccata d’aria, l’ultimo sforzo, affrontare il traffico delle sei, trovar un parcheggio e poi finalmente con i miei compagni. E invece?

Rabbia. Eccomi qui a piangere su me stessa e a tenermi lo stomaco e la rotula mentre schiaccio l’acceleratore.

– Pronto, ciao Alfio (che tono nero che ha… come faccio ora?). Sì, io sto… beh, diciamo che stavo meglio venti minuti fa. Eh sì, scusami ma sono caduta e… il ginocchio… No, non credo di farcela domani… Sì, metto il ghiaccio. Ma tu stai già andando là? Certo, che stupida… Sarà ancora la storia della profezia dei Maya anche per te? Cosa è successo? Vabbè poi mi dirai! Ok, ok, senti allora vado, ti chiamo per farti sapere… ciao… sì ciao.

Merda, neanche lui sta bene. Ora però devo pensare a me, e devo anche trovare un modo per non dargli un dispiacere.

Che caduta ridicola, sono scivolata senza sapere come e perché, ricordo solo che ho deciso di lasciarmi cadere invece che tentare un recupero incerto. Dannati stivali, anzi no, dannata collega, quella donna è così nera da portarmi male!

Ecco ora inizio anche io a parlare come mia madre, no questo è troppo!

Che palle questa coda voglio tornare a casa, basta, ho paura, come farò se mi si gonfia? E…

Una caduta da ridere, ma non troppo
è un racconto scritto da un’
alunna del corso di scrittura che Susanna Trossero tiene a Roma

Foto | Istelleinad


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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