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Posted domenica, 24 marzo 2013 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Due poesie di primavera di David Maria Turoldo

Due poesie di primavera di David Maria Turoldo

Due poesie di primavera di David Maria Turoldo

La primavera, come anche l’autunno, è una stagione di attesa, di passaggio. Forse è proprio in questo suo aspetto che risiede la bellezza di un periodo dell’anno tanto cantato dai poeti e tanto atteso da tutti: è come vivere tra il già della spensieratezza delle lunghe giornate estive e il non ancora di questi momenti che sembrano tardare ad arrivare.

David Maria Turoldo (1916-1992) descrive questi sentimenti primaverili in due poesie. Nella prima, dal titolo In attesa, afferma di sentirsi come un tino bollente di mosto, lieto dopo la vendemmia: è quel senso di attesa che sembra permeare ogni giorno della primavera. E anche l’idea che con la primavera si renda necessaria una potatura, intesa come distacco da tutte le pesantezze che l’inverno porta con sé, rientra in questo gioco di attese.

Amici, mi sento
un tino bollente
di mosto dopo
felice vendemmia:

in attesa del travaso.

Già potata è la vite
per nuova primavera.

In Mio emigrare il poeta si sofferma su quella nostalgia dell’infinito che a volte prende tutti noi: il grido di una rondine che sfreccia nel cielo è un richiamo a qualcos’altro, che Turoldo chiama agostinianamente infinita Bellezza, ed è anche l’immagine plastica un profondo desiderio dell’emigrare che, dalla notte dei tempi, accompagna gli uomini e le donne nel loro cammino su questa terra.

Certo: bellezza m’incanta
e innamora e inni
dolcissimi comporre
vorrei a un fiore, alla viola
che spunta e ammicca
al sole mite
di primavere, quando

il richiamo di te, infinita
Bellezza, rompa il canto
e tutto, tutto
si scolora:

allora
anche la rondine
che già saetta intorno
alla torre, ebbra
di gridi e sempre
più alta, immagine è
del mio emigrare…

Foto | Pixabay




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)