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pubblicato martedì, 26 marzo 2013 da Susanna Trossero in Recensioni
 
 

Come passa il tempo un leone marino?

Viaggio in Argentina: incontro con i leoni marini

E così eccoci a Ushuaia, “cittadina sviluppatasi nella piccola fascia costiera in cui le Ande incontrano l’Atlantico meridionale e le sue correnti”, come cita la guida. È emozionante sapere che si tratta del luogo abitato più a sud del mondo; possiede un suo fascino particolare quell’agglomerato di piccole case e di strade strette battute dai turisti di passaggio, e ce ne innamoriamo subito. Da là si parte per escursioni di vario genere, e noi ci imbarchiamo al mattino presto sul catamarano Anab della compagnia Tolkenien, alla volta delle Isla de los Lobos, Isla de los Pajaros e del Faro Les Eclaireurs, con sosta alla Pinguinera e alla Estancia Harberton (un’antica fattoria). Questo è un tragitto che si compie attraversando il Canal Beagle, visitato anche da Darwin nel 1833, il quale – ammaliato dal colore dei ghiacci – scrisse sul suo diario: “Molti ghiacciai del più bel blu berillo creavano un contrasto con la neve”. Ed è in questo canale che si fondono due grandi oceani: l’Atlantico e il Pacifico.

In queste piccole isole, con il Cile a pochi metri da noi, ecco l’incontro tanto atteso: i leoni marini! Sono animali di grandi dimensioni, lucidi sotto il sole, e li osserviamo passare il tempo alternando rilassanti nuotate a brevi discussioni con gli altri esemplari che abitano le minuscole isole rocciose. Tra loro una moltitudine di cormorani funge da platea distratta; i cormorani di questa zona sono facilmente confondibili con i pinguini proprio per il loro caratteristico colore bianco e nero, adorano i polpi e se ne stanno immobili a guardare le evoluzioni acquatiche e i movimenti ben più impacciati sulla roccia, delle loro amiche otarie. Uno spettacolo che incanta, dal quale non vorremmo sottrarci mai! Ma la navigazione riprende e ci soffermiamo davanti al faro più meridionale del mondo, chiamato erroneamente “il faro della fine del mondo”; in realtà fu così che Giulio Verne – in un suo racconto – chiamò un altro faro, quello di San Giovanni della Salvazione, ma ancora oggi i due fari vengono associati allo stesso nome. Questi undici metri di torre bianca e rossa, furono costruiti per segnare un punto di confine tra ciò che si conosceva e l’ignoto dato dai ghiacci che portano fino all’Antartide.

Nella terra che circonda le acque del canale, vivevano un tempo tribù indigene chiamate yàmana (esseri umani) e, per assurdo, questi nomadi vivevano nudi nonostante le rigide temperature di un luogo così vicino al Polo Sud! La loro convinzione era che soltanto il grasso della loro stessa cute poteva proteggerli dal clima, piuttosto che il tenere addosso pelli d’animale che una volta umide non si sarebbero mai asciugate! Considerato il fatto che esistevano, vivevano e sopravvivevano da seimila anni, c’è da pensare che non avessero tutti i torti, sebbene proprio Darwin li definì arrogantemente “la più bassa forma di umanità sulla terra”. In realtà fu proprio la civiltà a estinguerli poiché questo popolo di cacciatori e pescatori, dalla struttura sociale ben organizzata, si dimostrarono vulnerabili alle malattie portate dagli “stranieri” e vennero privati di cibo dall’estinzione di specie animali causata naturalmente dai cacciatori di foche e altri mammiferi. È naturale, in virtù della storia, ritrovarsi spesso a rivalutare il concetto di civiltà, non è vero?

A un certo punto della navigazione, la barca si ferma e il motore viene spento. A pochi metri da noi, tra le rocce affioranti in cui altri leoni marini e cormorani prendono il sole, appare inaspettatamente una grande coda! Il comandante ci consiglia il silenzio assoluto e tutti noi passeggeri ci prepariamo alla foto: stiamo avvistando qualcosa, ma cosa? Per un attimo riaffiora una porzione di dorso scurissima, uno spruzzo d’acqua verticale, ma nessuno riesce a catturare l’immagine tanto il movimento è veloce. Ultima apparizione poco più in là, a mostrare un lato del grosso animale che – attraverso una grande macchia bianca sul nero totale – ci racconta che siamo in presenza di un’orca schiva e solitaria, pronta a scomparire subito sotto lo specchio d’acqua per non riaffiorare più. Vorrei riuscire a raccontarvi quale grande emozione è stata, ma non trovo le parole…

E adesso si va a conoscere i pinguini!

Viaggio in Argentina: incontro con i leoni marini

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Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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