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pubblicato sabato, 30 marzo 2013 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

L’ora legale e quella della felicità

L’ora legale e quella della felicità

Torna l’appuntamento con l’ora legale: questa notte che già quel sapore speciale e particolare dovuto al ricordo della resurrezione di Gesù le lancette dell’orologio andranno spostate un’ora avanti, dalle 2 alle 3. Si dormirà un’ora di meno (problema facilmente risolvibile dato che basterà regolarsi un po’ con il cibo per tornare immediatamente in carreggiata e provare ad andare a letto in un orario diverso rispetto al solito), avremo un’ora di luce e si risparmierà un bel po’ (il che non fa mai male). Torneremo all’ora solare – nel pieno rispetto di tutti i bioritmi, anche quelli del gallo e del gatto per dirla con Adriana Zarri che definiva l’ora legale un aggiustamento troppo vistoso – il prossimo ottobre.

Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so. Ma di quei due tempi, passato e futuro, che senso ha dire che esistono, se il passato non è più e il futuro non è ancora? E in quanto al presente, se fosse sempre presente e non si trasformasse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità…

Così scriveva sant’Agostino nelle Confessioni. Arduo definire il tempo, senza dubbio. Magari potremo pensare a esso come a una somma di momenti felici, come suggerisce la poetessa Isabella Leardini nella poesia Chi perde il tempo di essere felice contenuta nell’antologia Nuovi poeti italiani 6.

Chi perde il tempo di essere felice
per prima cosa perde le risate
che tolgono il respiro, poi qualcuno
scende dentro lo sguardo lo fa nero
come l’argento chiuso nei cassetti.
Sempre la stessa età lo stesso giorno…
Chi perde il tempo di essere felice,
ha l’aria di una casa stagionale
che si prepara a vivere e riempirsi,
tutta la fronte chiusa dentro un lampo
che non ci compie mai nel temporale.

Foto | Pixabay








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