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pubblicato lunedì, 22 aprile 2013 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Giornata della Terra 2013 con una poesia di Tagore e il Google Doodle

Earth Day 2013
Earth Day 2013

Oggi è la Giornata della Terra (o, se preferite la dizione in inglese, Earth Day) in cui celebriamo l’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta. È questo un dovere di tutte e di tutti perché essere ecologisti vuol dire volere il ben-essere dell’intera collettività e non spadroneggiare, come purtroppo accade, e combattere per rendere la Terra un posto sempre meno vivibile.

Voler bene alla Terra è un impegno anche per noi che ci muoviamo nel mondo dei libri: da un lato possiamo informarci tramite la lettura di testi, dall’altro possiamo scegliere di acquistare solo quei libri stampati su carta riciclata o ecologica o, magari, passare agli eBook. Se il nostro amore per la lettura non ci fa essere migliori anche nei confronti dell’ambiente allora è puro egoismo.

Il doodle di Google per l’Earth Day 2013

Google con un doodle animato festeggia questa giornata mostrandoci un’intera giornata, con l’alternarsi di giorno e notte, formiche che lavorano, pesci che nuotano, orsi che escono dalle caverne, talpe dal sottosuolo (credo sia una talpa…), fiori che fioriscono. Belle le lucciole e poi il paesaggio tutto innevato…

Una poesia di Tagore

Nel vedere il doodle di Google per la Giornata della Terra 2013, ho pensato a una poesia di Tagore che vi riporto e che mi sembra esprimere bene la passione che deve ardere nei nostri cuori – e nelle nostre azioni! – “per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”, come ricorda il piccolo grande uomo di Assisi.

Quanto spesso, grande Terra, ho sentito
il desiderio di effondermi in te,
condividendo la felicità
d’ogni filo d’erba che leva
la sua bandiera di segnale in risposta all’azzurro invitante del cielo.

Mi sembra di averti appartenuto
secoli prima che io fossi nato.
È questa la ragione per la quale,
nei giorni in cui la luce d’autunno
brilla sulle spighe mature di riso,
mi sembra di ricordare un passato
in cui la mia mente era dovunque,
e persino di udire le voci
di compagni di gioco echeggiare da un passato remoto e velato.

Quando, alla sera, le greggi fan ritorno
ai loro ovili, sollevando nubi
di polvere dai sentieri dei prati,
mentre la luna sorge più alta
del fumo che sale pigramente
dalle capanne del villaggio,
mi sento triste come per una
grande separazione, avvenuta la prima mattina del mondo.

 

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.