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pubblicato mercoledì, 24 aprile 2013 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Il suono del respiro e della preghiera, di Tahmima Anam


Arrivava con qualche minuto di anticipo e indugiava sulla soglia, togliendosi le scarpe e piegando nervosamente le dita dei piedi.

Al primo squillo sembrava pronta a fare un balzo, ma aspettava sempre che qualcuno uscisse dalla cucina per rispondere, e quando Rehana le porgeva il ricevitore lo afferrava con entrambe le mani. Poi si accovacciava sul pavimento e bisbigliava. La conversazione durava solo pochi minuti, dopodiché tornava di corsa al piano di sopra.

Maya raccoglieva questi preziosi frammenti di informazioni. Una ragazza che bisbigliava al telefono, un bambino che se ne andava in giro con un secchio d’acqua.

Prepararono l’angolo libero nella parte occidentale del giardino. Era la posizione perfetta, prendeva il vento da sud ed era riparata dal sole dalla palma di cocco che svettava lì accanto. Ammoo si piegò sul buco scavato da Maya e aprì il sacco di iuta, passando le dita lungo le radici delicate del giovane albero. Sussurrò una preghiera e soffiò dolcemente sulla pianta. «Che tu possa a lungo dare frutti», disse. Maya la aiutò a chiudere la ferita nella terra e insieme innaffiarono il monticello di terriccio.

«Mamma», esordì Maya, «credo che Sofia rubi».

Ammoo girò la testa di scatto. «Come ti viene in mente un’idea del genere?»

«Sono sparite delle banconote dalla mia borsa».

Ammoo si mise un dito sulla bocca. «Parla piano», la ammonì. «Potrebbe uscire dalla cucina e sentirti».

«Se è una ladra, non dovrei preoccuparmi di bisbigliare».

«È con me da sei anni e non ha mai preso neanche uno spillo».

«Allora forse ce l’ha con me».

«Non essere ridicola. Perché non controlli di nuovo? Magari hai sbagliato a contare.»

Ammoo sembrava così sicura. «Può darsi», disse Maya.

***

Sinossi (dal sito della casa editrice): Bangladesh, 1984. Maya preme il viso contro il finestrino del vecchio treno sbuffante. Il binario della stazione di Dacca è invaso dalle urla dei ragazzini che vendono bibite fresche. Sono passati molti anni dalla fine della guerra d’indipendenza dal Pakistan. Anni in cui Maya ha lottato per la sua terra, salvando centinaia di vite in un piccolo ospedale di campagna.

Adesso il paese è dominato da una dittatura e la parola d’ordine è dimenticare: tutti fingono che niente sia successo e che il sangue di migliaia di vittime innocenti non abbia impregnato la polvere delle strade. Eppure Maya non riesce a togliersi dalla mente l’odore della rabbia e dei libri incendiati.

Ma ora che sua cognata è morta, è venuto il momento di tornare nella casa della sua infanzia. Quello è il suo posto, anche se ormai tutto è diverso. Sohail, suo fratello, è un estraneo per lei. Ha bruciato tutti i suoi libri tranne il Corano, è diventato un fanatico religioso e ha iniziato a predicare, seguito da folle di credenti che lo venerano come un un musulmano esemplare. Ma dietro le sbarre della prigione spirituale che suo fratello ha costruito nella loro casa, Maya vede risplendere due enormi e tristi occhi grigi. Sono quelli del piccolo Zaid, il figlio di Sohail, che cresce abbandonato a sé stesso, privo di cure, amore e di qualsiasi di tipo di educazione, proibiti dal fanatismo religioso del padre. Per salvarlo, Maya deve trovare la forza di ribellarsi e tornare a lottare per una libertà che adesso sembra solo un ricordo troppo lontano.

Tahmima Anam
Il suono del respiro e della preghiera
traduzione di Alba Mantovani
Garzanti, 2011
ISBN 978-88-11-66594-6
pp. 312, euro 17,60




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)