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pubblicato martedì, 18 giugno 2013 da Raimondo Quagliana in Racconti e testi
 
 

Delizia. Un racconto di Raimondo Quagliana

Delizia. Un racconto di Raimondo Quagliana

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elizia e suo fratello sono soli al mondo, abitano in una casa ai margini della periferia, abusiva tutta quanta, calcinacci al posto del marciapiede, liquami in ruscello che scorrono lungo la cunetta della strada. Qui non c’è nemmeno l’illuminazione pubblica, la sera. C’è il buio, non va bene uscire di casa dopo il tramonto e c’è una sensazione di foschia che pervade tutta la storia.

Ma ecco Delizia che, ricordandosi del suo nome niente male, si fa bella di rossetto e calza scura, con tacco alto e va a lavorare. Il fratello, da buon parente comprensivo, le fa un’ultima raccomandazione, Sta’ attenta, non fare tardi e altre frasi. Lei non lo sente e richiude la porta immergendosi nell’oscurità densa un po’ umida.

Possiamo a questo punto inserire il latrato di un cane randagio inselvatichito che vaga per le discariche del quartiere, di giorno fruga tra gli avanzi, di notte si sente solo e randagio come un cane. Infatti latra e delizia le orecchie di chi vorrebbe dormire, anche da abusivo, Delizia non l’ascolta e sbatte le palpebre più volte per abituarsi alla mancanza di luce artificiale.

Potrebbe essere un agosto nuvoloso, con poche stelle dietro il profilo dei palazzi. Lei va a lavorare proprio lì vicino, dietro l’angolo, sulla strada di servizio parallela alla circonvallazione, non è un buon posto, ma di questi tempi è meglio accontentarsi.

Si ferma sul limite segnato dal guard-rail, si guarda intorno in completa solitudine. Tutta questa solitudine non è gradita a nessuno, infatti in lontananza cominciano a farsi strada in coppia i fari di un’automobile di piccola cilindrata, vengono vicini con lentezza, per un paio di righe ancora.

La ragazza non sembra contenta di vedere quella luce giallina puntata verso di lei, si aspetta sempre di sentire un grosso motore rombante ed essere abbagliata dai riflettori potenti di una berlina scura almeno quanto la notte. Ogni volta deve accontentarsi, l’utilitaria si è fermata proprio di fianco a lei, un omino la sta sbirciando dal vetro abbassato Che fai sali?

Delizia pensa che questo non è un principe e non sa neanche come si chiama, così lo manda affanculo gentilmente. Tornerà domani, come ogni sera con la sua auto di piccola cilindrata, è da un mese che ci prova, tutte le sere alla stessa ora, da trentadue giorni, la ragazza rifiuta di salire sull’auto, che poi accelera e si allontana.

Il fratello è rimasto a casa, non si muove da lì. Solo al mondo con la sorella e non può muoversi perché è nato senza gambe, sta seduto, in attesa alla finestra, aspetta come ogni sera di sentire l’auto che percorre la stradella di servizio e si autocompiace per il rifiuto di Delizia.

Non avranno da mangiare per almeno un altro giorno, ma questo è meno importante dell’onore di sua sorella. Una foto dei genitori defunti e sorridenti, in una cornice di legno e stucco.

Il fratello sente i passi sul pietrisco fuori casa. Torna Delizia, presto, fingere di dormire. La ragazza apre la porta, sembra una ladra che non vuole disturbare, sa che il fratello è sveglio, come sempre, fa parte del gioco. Lo bacia sulla fronte, lui finge di svegliarsi e si gira verso di lei con un punto interrogativo Come è andata? La risposta è sempre quella, da un mese, un mese di repliche.

Il buio si accende raggiante di riflettori alti, l’applauso è quasi simultaneo, la platea acclama con entusiasmo collaudato questa ragazza per nulla vistosa, il fratello senza gambe, questa storia fatta di niente, neanche consumata. Delizia! Delizia! Richiamati sul palcoscenico, si danno la mano e fanno un inchino di maniera, insieme all’omino dell’auto piccola. Gli ammiratori si accalcano sul corridoio per toccarle un lembo di vestito o anche solo per sentirne l’odore mentre passa.

Questa sera stessa, Delizia e suo fratello sono al cocktail nella villa fuori città del produttore Ricci. Assaggiano le tartine, bevono qualcosa, firmano qualche autografo, si intrattengono con atteggiamento di sufficienza insieme a vecchie signore inanellate o fighetti che non se ne perdono una, parlano a monosillabi con gli invitati, si annoiano. Domani firmeranno con Ricci un contratto di tournée per un milione di euro.

Adesso è il momento di tornare a casa, la loro casa è in centro, un attico con giardino sulla terrazza e portiere con gli alamari. Il taxi attraversa i margini della periferia, percorrendo la strada che costeggia l’autostrada, dove non c’è nemmeno l’illuminazione pubblica. Il latrato di un cane.

Guardano fuori dal finestrino, ma solo per un attimo. La risata squillante di Delizia risuona nel taxi, mentre suo fratello le fa il solletico. Sipario.

Raimondo Quagliana è un alunno del blog Tutta colpa della Maestra,
eletto come miglior blog letterario 2012 ai Macchianera Italian Awards.
Raimondo Quagliana è uno degli autori segnalati alla XXVI edizione del Premio Calvino


Raimondo Quagliana

 








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