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pubblicato giovedì, 5 settembre 2013 da Sara Rania in Mondolibri
 
 

Festivaletteratura, Saviano e la parola come manuale di sopravvivenza

Festivaletteratura di Mantova 2013: Roberto SavianoIl Festivaletteratura di Mantova è una di quelle occasioni nelle quali le orecchie sembrano non bastare mai. La testa non smette di voltarsi, portata da un racconto, animata da una conversazione colta di sguincio, rubata per qualche attimo alla bocca che la sta pronunciando e i sogni volano leggeri e velocissimi. L’impressione, come confermato da parecchi dei volontari che punteggiano, con le loro magliette blu, tutto il centro cittadino, è di un luogo in festa, ma una festa senza schiamazzi. Si tratta in fondo di un cedimento oracolare, di un voler concedere spazio alla passione della lettura andando direttamente incontro a chi quei testi li produce, li legge, li commenta e li mette al centro di una formazione costantemente in itinere.

Il bagaglio del lettore non è mai troppo pieno, rischia di diventar pesante, ma ha sempre un angolino per aggiungere qualche frase in più, un aneddoto colorato, e un pezzetto di vita descritta per esser nuovamente vissuta da chi, magari nella tranquillità della sua camera, ne ripercorrerà le gesta.

Avventurosa rotta di terra, che sposa la solidità intrinseca della poesia, e la sua ineguagliabile grazia. Un sentimento che pensavamo fosse relegato alla delicata bellezza delle fanciulle di altri tempi, incantate da un complimento così piacevolmente suscitato, e che invece ritroviamo in veste nuova nei versi che risuonano per ritornare alla radice, versi che dicono orgogliosamente la differenza, pur essendo scevri da ogni pretesa di superiorità.

Sono quelli che legge commosso Roberto Saviano, citando l’autrice Wisława Szymborska, ripetendo un rituale antico, quello che da forma alle cose indicibili, semplicemente nominandole.

«Ascolta come mi batte forte il tuo cuore»

Parole che apportano soccorso e fungono da ancora di sopravvivenza, fiori, aliti di vento nella calura, sorsi di salvifica acqua alla Hikmet, antidoti alla banalità di chi vorrebbe ridurre ogni discorso alla delegittimazione, arma che fa comodo ad ogni potere e teme proprio quella narrazione che rischia continuamente di minarne le basi.

Perché non sono i giusti, i curiosi, gli insaziabili, a dover temere la potenza della parola, al contrario…

Festivaletteratura di Mantova 2013


Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.








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