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pubblicato sabato, 28 settembre 2013 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

È morto Carlo Castellaneta, lo scrittore che si definiva anche cronista

È morto Carlo Castellaneta, lo scrittore che si definiva anche cronista

Lo scrittore Carlo Castellaneta è morto all’ospedale di Palmanova, in provincia di Udine, per una complicazione sopraggiunta durante una polmonite. Nato a Milano nel 1930 si era trasferito in Friuli Venezia Giulia da una decina d’anni.

Carlo Castellaneta è stato autore di romanzi e racconti di ambiente lombardo, che uniscono alla rievocazione di luoghi e sfondi una tematica ispirata ai problemi e alle nevrosi della vita di oggi.

Intervistato da Michael P. McDonald nel 2002 per la rivista Italian Quarterly, così Castellaneta parlò di se stesso:

Nel mio lavoro ho cercato di essere un testimone del mio tempo. Non solo un narratore ma anche un cronista. Ho l’ambizione di pensare che quando fra cinquant’anni i lettori futuri vorranno sapere com’era il clima di Milano durante la resistenza, com’era l’atmosfera dell’Italia al tempo delle manifestazioni politiche della sinistra eccetera, dovranno leggere alcuni dei miei libri: Notti e nebbia oppure La Paloma, tutti questi romanzi che sono di descrizione dell’Italia come è stata in quei momenti. Al di là delle storie che io racconto, è importante anche questo fatto, perché non tanti scrittori sono stati sensibili agli eventi politici e civili dell’Italia. Ma io lo sono per mia curiosità. Quando ho scritto di certi fenomeni – per esempio Vita di Raffaele Gallo, la storia di un boss napoletano della mafia a Milano – l’ho fatto perché interessava a me.

Il suo primo romanzo, Viaggio col padre, è stato pubblicato nel 1958 da Mondadori. A proposito di questo romanzo, racconta Carlo Castellaneta nella stessa intervista:

Facevo il correttore di bozze alla Mondadori ed Elio Vittorini era un consulente, dava consigli su quali autori pubblicare. Lavorava nella stanza dopo la mia, quindi lo vedevo tutti i giorni. Così gli portai i miei primi racconti – quelli che non piacquero a Buzzati – e disse: “Alcuni racconti sono interessanti, ma se vuoi fare lo scrittore devi scrivere un romanzo”. Io mi spaventai, ma mi misi a scrivere il Viaggio col padre, tutto di notte, nella cucina di casa mia. Spesso mio padre tornava, dopo mezzanotte, mi trovava a scrivere, e mi chiedeva: “Ma cosa scrivi?”. Io rispondevo vago: “Un romanzo”, ma non volevo certo dirgli che scrivevo la storia della nostra famiglia durante il fascismo e che lui era il protagonista. Aveva già letto i miei racconti e diceva: “Devi metterci più fantasia” […] Questa sua idea della letteratura mi era completamente estranea, e lui non lo capiva, e mi invitava sempre a scrivere storie mirabolanti, mentre io volevo scrivere del quotidiano, dei problemi, della presa di coscienza dei giovani della mia generazione.

Tre anni dopo vide la luce Una lunga nebbia, storia che si muove nella Milano degli artisti e dei pittori. L’attenzione del pubblico e della critica gli sorrise con il romanzo Villa di delizia, del 1965 che ricevette il premio Librai milanesi. Tra le altre opere ricordiamo Gli incantesimi (1968), nella cinquina del Campiello di quell’anno; La Paloma (1972), terzo classificato allo Strega; Tante storie (1973), la sua prima antologia di racconti e Notte e nebbia che ha vinto il premio Campione d’Italia per la narrativa nel 1976 e da cui stata tratta l’omonima miniserie televisiva diretta da Marco Tullio Giordana su sceneggiatura dello stesso Castellaneta. L’ultimo suo libro è Gridando: “avanti Savoia!”.

Foto | Avvenire




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.