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pubblicato domenica, 29 settembre 2013 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Quattro brevi poesie per l’autunno

Quattro brevi poesie per l’autunno

L’autunno è iniziato da una settimana e dolcemente ci avviamo verso le giornate corte, le notti lunghe, l’inverno freddo. L’autunno è una stagione molto amata dai poeti di ogni tempo: quel senso di caducità e di melanconia, quei colori spettacolari che ci offre la natura non possono certo lasciare indifferenti. Vi proponiamo oggi quattro brevi poesie per celebrare questa stagione.

José Saramago (1922-2010) riflette sull’autunno guardando alla primavera e all’estate che sono rimaste “nelle pieghe del tempo stropicciato”. Scrive Saramago nella poesia Autunno:

Non è adesso estate, e non ritornano
i giorni indifferenti del passato.
La primavera errata si è nascosta
nelle pieghe del tempo stropicciato.
È tutto quel che ho, un frutto solo,
al caldo dell’autunno maturato.

Parlavamo delle lunghi notti autunnali, simbolo della brevità del piacere, idea che dagli epicurei a Leopardi costituisce un tema ricorrente, a volte anche ossessivo. A metà del IX secolo la poetessa giapponese Ono no Komachi, celebre per la sua bellezza e le cocenti delusioni amorose, declinò il tema della lunga notte autunnali contrapponendola alla felicità che sanno dare. Scrive nella poesia Brevi le notte felici:

Le notti d’autunno
dicono siano lunghe:
ma se le passi con l’amato,
prima che tu possa accorgertene,
l’aurora è già sorta.

Rimaniamo in Giappone e andiamo ancora indietro nel tempo: circa cento anni prima di Ono no Komachi, il principe poeta Atsumi fece riferimento all’autunno e alle nubi che volano veloci nel cielo per dire che il suo amore è molto più duraturo di questi eventi:

Voi non siete di quelle
che amerei di passata,
come passano le bianche nuvole
ogni mattina, ogni giorno,
sui monti che l’autunno imporpora

L’autunno è anche il simbolo del distacco: le foglie che cadono dagli alberi e planano a terra ne sono un vivido esempio. E proprio Distacco è il titolo di una poesia autunnale di Apollinaire (1880-1918), uno dei massimi lirici del Novecento.

Pallidi i loro visi
e i singhiozzi infranti

come di neve puri fiocchi o come
sopra i miei baci le tue mani
cadevano le foglie dell’autunno.

Foto | © eyetronic – Fotolia.com




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)