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pubblicato mercoledì, 2 ottobre 2013 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

Festa dei nonni: Un giorno da nonno felice

Festa dei nonni 2013. Un giorno da nonno felice
Festa dei nonni 2013. Un giorno da nonno felice

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na volta ho letto che la vita, anche quando si è così fortunati da viverne una abbastanza lunga, è composta da un’infinità di giorni privi di significato e pochi che invece si imprimeranno per sempre nella memoria. Giorni che danno un senso a tutto, che ci forgiano, innalzano o annientano, che regaleranno soddisfazioni per il restante tempo spingendoci in una certa direzione, o che segneranno il fardello del rimpianto, dell’avrei dovuto e tutto sarebbe stato diverso.

Un delicato racconto per la Festa dei nonni

Quanti e quali sono stati, per me, i giorni significativi? Quanti mi hanno trasformato in ciò che sono? Quando ti ho incontrata, Elisa, in tempi in cui era così facile Amare… Quando ho ottenuto quel lavoro, che ogni cosa ha sistemato; quando mi hai detto sì dinnanzi a Dio; quando il mio migliore amico Giacomo se n’è andato per sempre sbucciando una mela, con la canna da pesca poggiata al muro del corridoio, in attesa ch’io andassi a prenderlo per la nostra domenica al lago… O quando è nata mia figlia, e per la prima volta ne ho sentito l’odore e quel lievissimo peso fra le mie braccia. Si diventa uomini così, con un neonato accanto e le lacrime di gioia in tasca che premono per rotolar fuori come pioggia. E allora pensi che i giorni veri, quelli che riempiono il cuore, sono finiti. Sai che ne verranno di brutti, lo temi, ma incredulo per tanta gioia non speri in altri altrettanto coinvolgenti e meravigliosi. Ne hai avuti abbastanza, di certo non puoi lamentarti.

Poi arriva quello in cui, perduti tanti capelli e guadagnata madama artrosi cervicale, ti ritrovi ancora una volta con in braccio un esserino dal viso tutto rosso per il gran piangere e odoroso di latte e borotalco, anche lui come te con radi capelli e un naso importante, che ti appartiene. Forse anche il mento. Tutto suo nonno. E capisci. Capisci che i giorni capaci di scolpire emozioni nell’anima non sono finiti, anzi, non finiranno mai più per te. Capisci che una delle ultime gioie pure, autentiche, che la vita può donarti, è quella d’esser nonno, di ricominciare un tempo di giochi, vocette, grandi tenerezze e piccole complicità. D’esser leggero e un poco ragazzino, mentre galoppi con tua nipote sulle spalle. D’esser padre un’altra volta seppure in maniera differente, con meno timori o responsabilità.

Nonno. Una parola imponente che mostra la clessidra che va svuotandosi, ma non la si vede più né più le si dà importanza perché con i nipoti arriva la seconda giovinezza e io sono diventato un vecchio giovanotto a cui la morte non fa più paura e tutto appare un dono, anche il silenzio delle serate autunnali, quando ho la mia poltrona preferita sotto il sedere e fuori piove.

Mia nipote ha appena terminato di scrivere un tema dal titolo “Racconta del tuo primo amore”. È in quarta superiore adesso ed è bella come lo era sua nonna! Il mio nasone su di lei appare per fortuna ingentilito e radiosa lo ha portato di corsa nell’altra stanza, dove al telefono sussurra dolci parole a qualcuno con fare civettuolo. Mi piacerebbe curiosare in quel quaderno, ora abbandonato qui sul tavolo assieme a un bicchiere di aranciata, e far mie le sue emozioni segrete che segrete non saranno per la sua insegnante… Alla mia età è concesso diventare ficcanaso? Quante cose si perdonano a un nonno? Mi riprometto di leggere solo le prime righe, due, forse tre… quattro e crepi l’avarizia!

Il mio primo amore è nel mio cuore da quando sono nata e non saprei dire da quale giorno esatto comincia il mio ricordo di lui. Forse perché non conosco un giorno in cui lui non ci sia stato! È molto carino, nonostante quel gran naso, e quando ride i suoi occhi scompaiono! Ha le mani ruvide e callose, ma tenere quando le poggia sulle mie spalle per rassicurarmi. Le sue, di spalle, sono un po’ curve e si commuove facilmente, ma è forte come una roccia e mi protegge da tutto ciò che mi disturba. Il mio primo amore si chiama Giulio, è mio nonno, e nessuno potrà mai sostituirlo perché…

Non posso continuare a leggere, tutto mi si appanna davanti, e ciò che vedo oramai sono solo macchie d’inchiostro. Eppure ho gli occhiali! Sarà la pioggia. O un raffreddore di quelli che all’improvviso fanno lacrimare gli occhi. O forse Elisa, che sbuccia quelle dannate cipolle in cucina.

Torno alla mia poltrona con un giorno importante in più nel mio sacchetto di tesori. Un giorno di quelli che ti rendono migliore. E fortunato come pochi.

Un giorno da nonno felice.

Foto | © Dmitry Naumov – Fotolia.com


Susanna Trossero

 

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.









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