0
pubblicato martedì, 22 ottobre 2013 da Roby in Mondolibri
 
 

Da Sherlock Holmes al commissario Montalbano: un secolo e mezzo nel segno del giallo

Da Sherlock Holmes al commissario Montalbano: un secolo e mezzo nel segno del giallo

Per l’intera umanità è il colore del sole, dell’allegria, ma anche dell’oro fino e di tutto ciò che è prezioso; per i buddisti è un colore sacro, simbolo di saggezza; nel mondo animale – specie se associato al nero – indica una situazione di pericolo imminente. In Italia il giallo in letteratura è sinonimo di mistero, di delitto, di indagine, da quel lontano 1929 in cui la casa editrice Mondadori pubblicò il primo romanzo del genere: La strana morte del signor Benson di S.S. van Dine. Da allora questo genere letterario nato a metà Ottocento, il cui padre spirituale viene universalmente riconosciuto in Edgar Allan Poe che nel 1841 diede alle stampe I delitti della via Morgue, è molto cresciuto nel numero di opere, di autori e soprattutto di estimatori, si è arricchito di vari sottogeneri e ha sconfinato in altri codici comunicativi, partendo dal fumetto e arrivando anche al cinema e alla tv, man mano che la tecnologia progrediva.

Insomma, oggi il giallo è un tipo di letteratura ultraconsolidato, cui si rivolge un’ampia fetta di pubblico con caratteristiche ed esigenze precise, per il quale sono stati creati anche eventi e manifestazioni dedicate: tra le più accreditate in Italia, il Festival Grado Giallo, del quale si è appena conclusa la sesta edizione con un bilancio positivo di affluenza, che il prossimo anno – ha già annunciato – affronterà a 360 gradi il tema della paura, avvalendosi anche di professionisti come psicologi e psicoterapeuti.

Perché piace la letteratura gialla?

Nel segno del giallo: la tomba di Edgar Allan Poe

E non è un caso, secondo me, perché è proprio nella psicologia – dei personaggi, come dei fruitori – che si nasconde il segreto di tanto successo. L’estate scorsa l’associazione Libreriamo, che si occupa di promozione della lettura e dei libri, ha condotto un’indagine tra i booklovers del genere (coloro i quali leggono almeno un libro giallo al mese) proponendosi di svelare l’arcano, cioè cosa spinge ad avvicinarsi a un’opera che tratta di crimini e misfatti. Ne è uscito che ben il 31% dei lettori forti è appassionato anche di giallo e che gli elementi del genere che attirano di più sono l’evoluzione della trama, l’approfondimento interiore dei protagonisti e i luoghi in cui la vicenda si svolge. Ancora, tra gli ingredienti fondamentali per garantire il successo di un giallo, ci sono: il colpo di scena inaspettato nella fase finale della narrazione, perché spiazza l’idea che il lettore si era fatta fino a quel momento mettendosi a caccia degli indizi disseminati nel testo e l’interpretazione personale che ne aveva dato; il finale aperto e spesso lasciato alla fantasia esegetica di ciascuno; determinate qualità che deve possedere l’investigatore di turno, e cioè l’intuito, il coraggio, la curiosità, senza tralasciare una buona dose d’ironia, apprezzata da molti. Ma non sono solo i “buoni” ad affascinare il lettore di gialli e a innescare in lui l’inevitabile meccanismo dell’identificazione (una sorta di transfert psicologico, appunto): molto amati risultano anche gli aiutanti del detective, i sospettati e in qualche caso addirittura i colpevoli, gli assassini. Sarà per il potere catartico di questa letteratura che ci consente di sfogare – solo idealmente – tutta la rabbia e la negatività accumulate, senza accanirci realmente contro nessuno?

Chissà. Forse neppure i più entusiasti saprebbero razionalizzare le proprie preferenze, se non fornendo spiegazioni parziali da campioni dell’enigmistica: “Mi piace risolvere enigmi”; “Mi tiene la mente sveglia”; “Stimola la mia curiosità fino all’ultima pagina”… ma per tutto questo basterebbero le parole crociate, appunto. E invece questi lettori – che lo ammettano o no – amano leggere in casa, specie quando non c’è nessuno, principalmente di sera, magari ricreando le atmosfere di mistero che trovano sfogliando le amate pagine con la luce soffusa, la tenda che si muove al vento penetrato da una finestra lasciata aperta o la cornetta del telefono abbandonata nel vuoto che suona occupato…

I detective più amati

Da Sherlock Holmes al commissario Montalbano: un secolo e mezzo nel segno del giallo

Sono questi stessi appassionati, poi, che hanno incoronato Sherlock Holmes il detective più amato di tutti i tempi (79% dei voti), uscito dalla penna e dal genio di Sir Arthur Conan Doyle nella decadente Londra di fine XIX secolo (il primo romanzo in cui compare è Uno studio in rosso del 1887): una figura alta e magra, sensitiva e nervosa, amante della pipa e del violino, grande maestro del metodo deduttivo e accompagnato dall’immancabile aiutante Watson che gli fa da narratore e da biografo. Eppure l’autore, nella costruzione del personaggio tanto amato, si era ispirato direttamente ad Auguste Dupin, l’investigatore creato da Poe appena qualche anno prima e protagonista di tre sole storie, ma capace di lasciare il segno nella letteratura mondiale, grazie alle sue straordinarie qualità analitiche e ai suoi impressionanti processi razionali, oltre al suo smodato piacere d’indagare, senza alcun vincolo lavorativo.

Al secondo posto tra i più amati, con il 71%, troviamo il commissario Jules Maigret, creatura dello scrittore belga George Simenon: si tratta di un poliziotto solitario che risolve i suoi casi calandosi nelle atmosfere del delitto e nella mente dell’assassino, ma tenendo tutto questo ben separato dalla sua vita privata. Sul gradino più basso del podio, indicato dal 29% dei lettori, troviamo l’italianissimo e recentissimo commissario Montalbano, alter ego sicilianissimo di Andrea Camilleri. E qui la parentesi storico-letteraria è d’obbligo: in Italia è considerato il primo romanzo giallo mai pubblicato “Il mio cadavere”, datato 1851-53, del napoletano Francesco Mastriani, un tale successo che da allora il dialetto partenopeo, per dire che si è provata una gran paura, usa l’espressione “ho fatto il giallo”. Ma è oggi che questo genere forse vive la sua stagione più felice: oltre al citato Salvo Montalbano, infatti, c’è un altro commissario che occupa i cuori dei nostri connazionali, Achille De Luca, uomo onesto e laico che ben sa districarsi in un mondo di corruzioni e ideologie (il giornalista Carlo Lucarelli che ne inventa le avventure lo fa vivere negli anni ambigui di fine fascismo con un passato nel regime, di militanza nelle brigate nere, la polizia politica di allora) fedele al proprio dovere, moralmente ineccepibile e in fondo ottimista, convinto che tempi migliori debbano per forza arrivare.

Giallo e poliziesco

Thriller e giallo

Nel nostro Paese, in effetti, il genere giallo è sempre stato del tutto sovrapponibile con il poliziesco: protagonisti che sono spesso esponenti delle forze dell’ordine e plot che danno ampio spazio alla fase delle indagini, ma non sempre e non dappertutto è stato così. In Francia, ad esempio, si è fatto strada il noir, genere che non si limita a raccontare la vicenda delittuosa, ma spinge il lettore a una riflessione più ampia, ad abbracciare il mondo, avendo spesso come protagonisti antieroi.

Nella letteratura anglosassone, invece, si è sviluppato il thriller: una particolare forma di giallo ad alta tensione che stimola fortemente i sensi, gioca sulle corde emotive del lettore mantenendone viva l’attenzione con adrenalina e ritmi serrati: facile capire perché sia stato consacrato dal grande e dal piccolo schermo che hanno a disposizione contemporaneamente più registri comunicativi attraverso i quali veicolare le pulsioni. Il thriller, inoltre, è il padre legittimo delle spy story, dei serial killer e di tutti gli altri prodotti o sottoprodotti letterari e non che oggi ben conosciamo.

Alcune figure significative della letteratura mondiale

Nel segno del giallo: Perry MasonTornando a detective e affini, non posso concludere questa disamina senza citare alcune tra le figure più significative del panorama letterario mondiale, pur certa di essere ben lontana dall’esaustività: indimenticabili sono i “figli” di Agatha Christie, Hercule Poirot e Miss Marple. Piccolo e buffo il primo, con la testa a uovo e i baffi impomatati, maniaco dell’ordine e dotato di “piccole cellule grigie”, ma penetrante e sofisticato nei suoi ragionamenti; saggia e zitella la seconda, in grado di risolvere gli enigmi comodamente seduta in poltrona, tanto brillante è la sua mente e acuta la sua conoscenza delle nequizie umane: una psicologa ante litteram che arriva alla soluzione analizzando tutti i moventi possibili alla base del fatto.

Tra gli investigatori privati con incarico troviamo il misogino e buongustaio Nero Wolfe, creato dal genio di Rex Stout. La sua straordinaria logica deduttiva è talmente efficace che raramente ha bisogno di uscire dal suo studio – dove passa il tempo a coltivare le adorate orchidee – per svelare il mistero, preferendo affidare il “lavoro sporco” al fidato Goodwin, inguaribile donnaiolo, mentre egli si gusta l’ennesimo manicaretto. È un poliziotto privato, ma cinico e disincantato, anche Philip Marlowe, detective ideato da Raymond Chandler, che a modo suo rimette in ordine una società ormai degradata e corrotta dove non riesce ad arrivare neppure più la mano della giustizia ufficiale. Fuori da ogni schema c’è anche il personaggio di Manuel Vasquez Montalban, Pepe Carvalho, che risolve misteri nella Barcellona del dopo Franco, nascondendo un passato oscuro fatto da una militanza nei servizi segreti americani, ma anche di una passione per i libri classici che ora brucia nel camino, si pone come il difensore dei diversi, è un ex comunista e un amante della buona cucina.

Tra i poliziotti “pubblici”, invece, ricordiamo il mefistofelico Bencolin di John Dickinson Carr: gelido capo della polizia di Parigi, tutto cervello e niente cuore, eccentrico nel vestire e nei modi di fare, risolve i casi grazie alla sua sconfinata cultura e alla sua intelligenza molto sottile. All’estremo quasi opposto, Charlie Chan, personaggio che Earl Derr Biggers cucì addosso a un poliziotto cinese realmente esistito, il sergente Chang Apana: abile conversatore, incline al paternalismo e amante della famiglia, anche se afflitto da un numero spropositato di figli, opera nelle incantevoli Hawaii.

Ma non solo ai poliziotti, pubblici o privati, la letteratura gialla dona il privilegio di condurre indagini e risolvere misteri: ci sono altri mestieri, per così dire ‘affini’ che portano a farsi e a fare domande per amore della verità. È il caso dell’avvocato Perry Mason, che Erle Stanley Gardner inserisce nella Los Angeles di fine Ottocento: aitante, autorevole, con una voce forte e una passione inconfessabile per la sua aiutante Della, le sue avventure si sviluppano secondo lo schema fisso della visita del cliente nei guai, per concludersi con il suo arresto e il processo che ne segue. È un’anatomopatologa, invece, Kay Scarpetta, l’eroina di Patricia Cornwell che vive in Virginia e grazie alla sua collaborazione con l’FBI si specializza in serial killer, coinvolgendo, però, in questo mondo di straordinaria violenza, anche i suoi affetti più cari.

Ma ci sono figure – e qui concludiamo – lontanissime, che pure si appassionano al mistero e mostrano anche una sublime capacità di risolverlo: padre Brown è un piccolo prete dalla faccia tonda e paffuta che Gilbert Keith Chesterton fa appassionare al tema del trionfo della giustizia, ansioso com’è di salvare le anime e ricondurle sulla retta via; Publio Aurelio Stazio, addirittura, è un senatore dell’Antica Roma imperiale che, annoiato dalla sua condizione di patrizio, passa il tempo ad indagare aiutato dal tuttofare Castore. La sua “mamma” è Danila Comastri Montanari.

Foto | Lifeinapixel (Fotolia.com) – Taber Andrew Bain – Malchev (Fotolia.com) – David Blackwell.1950sUnlimited


Roby

 








Potrebbe interessarti anche…