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pubblicato giovedì, 24 ottobre 2013 da Andrea Franco in Mondolibri
 
 

(de)Gustare un libro

Libri e whisky

Ho parecchie passioni. Tra le tante, impossibile non menzionare i libri, ovviamente, e gli whisky. E oggi proviamo a metterli insieme in questa pagina che non è un semplice articolo, forse è solo una riflessione, un modo di parlare di passione, del modo giusto per (de)gustare un libro, come di degusta un distillato di classe.

Quanti modi ci sono di leggere un libro? Negli anni ne ho sentite molte. C’è chi sostiene di leggere cinquecento libri l’anno (fate voi la media settimanale). C’è chi non trova mai tempo e allora vorrebbe ma non può (ma chi non può, semplicemente non vuole, su). C’è chi legge col metodo rapido e salta righe, se non pagine. E allora mi chiedo cosa significhi leggere, in questo caso. Una volta non era il piacere di immergersi in una storia e di gustarsi lo stile dell’autore? Che senso ha leggere senza… leggere davvero? A meno che tu non debba farlo per lavoro, ma questo è un altro discorso. Ci sono le persone normali, poi, che leggono con gusto, col ritmo giusto (quale che sia) e non ne fanno una questione di numeri. Persone che soffrono quando trovano un libro un po’ più “complicato”, ma che non riescono a mollarlo perché un libro va letto fino alla fine. Persone invece che a un certo punto capiscono che con quell’autore, con quel romanzo, tempo da spendere non ce n’è, e passano ad altro. Lettori veri, lettori che vogliono entrare nella storia e sognare qualche ora al giorno.

Il tempo è sempre tiranno, per tutti. E allora dobbiamo farlo fruttare al meglio.

Cosa c’entra il whisky?

È utile a fare un paragone, forse azzardato, forse no, mi direte voi che state leggendo.

Da quando sono entrato nel mondo del whisky ho capito una cosa che sapevo da sempre, ma che ora posso spiegare con parole nuove. Il whisky (qualunque whisky, qui non serve entrare nello specifico, poco importa che sia un Ardbeg o un Glenlivet) non si beve, si degusta. Si entra in confidenza piano piano, sorso dopo sorso. Non si deve mai avere fretta, perché si costruisce un rapporto quasi intimo, col bicchiere. Ci si accomoda in poltrona, proprio come con un libro, magari con la luce soffusa e un sottofondo di musica. Quante similitudini, vero?

E se quel dram (come in gergo si chiama il bicchiere di whisky) ci piace, lo gustiamo con piacere crescente, entrando negli aromi, facendoci abbracciare.

Non è così che si legge un bel libro? Allora anche un libro si degusta, no? Ci mettiamo in poltrona, con una luce sufficiente a leggere, magari anche con quel dram pieno di un gentile Glenfarclas sul comodino accanto. E la magia è completa se non ci diamo fretta, se ci fermiamo ad ascoltare i personaggi, se facciamo in modo che le scene descritte prendano corpo nella mente, per portarci altrove. Una magia unica, che non può essere ridotta a numeri, che non può essere una corsa verso il numero di libri letti in un anno. Cinquecento? Non vorrei dire sciocchezze, ma… in che modo possiamo dire di aver (de)gustato nel modo giusto tutti quei libri in un anno? Ognuno ha il suo numero, vero, ma non dovremmo mai dimenticare che la qualità del leggere non può mai venire dopo la quantità, non sempre, almeno.

Allora, il mio consiglio (a tutti e a me stesso) è quello di rallentare il ritmo di questa vita che ci fa sempre correre troppo. Quando prendiamo un libro tra le mani facciamo in modo che il tempo per un po’ si fermi. Che rallenti, almeno. Proprio come quando ci fermiamo a bere un bicchiere di whisky. Qualche anno fa lessi un libro molto interessante: Elogio della lentezza, di G. Luigi Beccaria. A volte fa bene, davvero. Ve lo dice uno che non rallenta mai, ma vorrebbe imparare a farlo. Con un libro in mano e un Lagavulin accanto.




Andrea Franco