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pubblicato domenica, 27 ottobre 2013 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Tre poesie sugli orologi per dare il benvenuto all’ora solare

Tre poesie sugli orologi per dare il benvenuto all’ora solare

Siamo tornati all’ora solare: la notte scorsa le lancette sono tornate un’ora indietro (avete aggiornato gli orologi, vero?) e così rimarranno fino al 30 marzo 2014 quando l’ora legale si rifarà viva.

Il tempo che passa è sempre un’occasione per riflettere, anche in casi come questo in cui giochiamo a fare avanti e indietro con le lancette dell’orologio. Che ne pensano i poeti degli orologi? William Shakespeare (1564-1616) ha questo componimento nella sua raccolta di Sonetti (traduzione di Alessandro Serpieri):

Quando conto l’orologio che racconta il tempo,
e vedo il giorno superbo sprofondato nell’odiosa notte;
quando osservo la viola non più in fiore,
e riccioli neri tutti inargentati di bianco;

quando alberi sublimi vedo nudi di foglie
che già al gregge schermarono la calura,
e il verde dell’estate, stretto in covoni,
portato sul carro con bianca ed ispida barba;

allora sulla tua bellezza mi vado interrogando,
che tra i resti del tempo te ne dovrai andare,
perché dolcezze e bellezze smarriscono se stesse

e muoiono veloci come ne vedono altre crescere veloci;
e niente contro la falce del tempo può offrire difesa,
se non la prole che lo sfidi, quando di toglierà di qui.

Contemporaneo a Shakespeare è Ciro da Pers (castello di Pers, nel Friuli, 1599 – San Daniele del Friuli, Udine, 1663) che scrive L’orologio da rote in cui troviamo il memento mori torna quasi a ogni verso:

Nobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore,
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: Sempre si more.

Mentre il metallo concavo percuote,
voce funesta mi risuona al core;
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.

Perch’io non speri mai riposo o pace,
questo, che sembra in un timpano e tromba,
mi sfida ognor contro all’età vorace.

E con que’ colpi onde ’l metal rimbomba,
affretta il corso al secolo fugace,
e perché s’apra, ognor picchia alla tomba.

Sul tema del “ricordati che devi morire” è anche la poesia L’orologio di Charles Baudelaire (1821-1867) che qui vi proponiamo nella traduzione di Claudio Rendina:

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;

il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.

Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!

Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!

Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.

Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)