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pubblicato venerdì, 1 novembre 2013 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Ricordando Alda Merini nell’anniversario della morte

Ricordando Alda Merini nell'anniversario della morte

Alda Merini (1931-2009)

Il 1 novembre 2009 moriva a Milano, Alda Merini, tra le più importanti poetesse italiane contemporanee. La sua poesia, caso più unico che raro, è un vero fenomeno, soprattutto in rete: frasi, aforismi, testi che parlano di lei diventano subito virali.

I cieli sono vinti dalle tue mani
che simili a folle banchettano insieme agli dèi,
i cieli sono nascosti dentro i tuoi occhi chiari
sono i capelli che cadono sulle tue spalle
e in questo silenzio assumo la mia meraviglia,
devotamente ti regalo il mio passo antico
o giovane aedo che imbrigli questa stanca messe
con l’ape degli inganni, giovani che mi vedi e mi deridi.

(da Il carnevale della croce, Einaudi 2009)

Alda Merini ha tradotto in poesia un’esperienza di vita dolorosa e spersonalizzante e proprio attraverso il mutamento prospettico del proprio universo la poetessa ha, non solo riacquistato la dignità perduta nel corso delle devastanti cure cui è stata sottoposta in clinica psichiatrica, ma ha acquistato altresì un’espressività matura e profonda che lascia riflettere su quanto il dolore abbia poteri plastici.

Rimuovo
le antiche muraglie
per trovare
le praterie del sogno
e incontrare te,
pane incontaminato
che prendo con le labbra.
Sentire la tua lingua di bosco
e l’ansia salina del tuo respiro,
il cuore che si ferma
è il battito delle ali di un’anima
che forse se ne va
per morire d’amore.

(da L’altra verità. Diario di una diversa, BUR 2013)

Il dolore come maestro è un tema caro a molta letteratura romantica ed esistenzialista, nonché filone primario della teologia, ma nelle poesie di Alda Merini troviamo una dimensione altra del dolore inteso non come purificazione, quanto piuttosto come codice e come superamento dell’immediato. Il dolore che si incarna nella sofferenza fisica, ma non necessariamente, scoperchia un mondo fatto di corrispondenze perfette, o tali ritenute, portando all’essenzialità, alla nudità della parola.

È un petalo la tua memoria
che si adagia sul cuore
e lo sconvolge.
Addio, come ogni sera,
oltre le fratture c’è un cadavere
eretto di discorso,
sembra un frammento di un’eutanasia,
ma tu mi uccidi come sempre, amore,
e riapri i miei eterni giacimenti.
I sepolcri del Foscolo, gli addii
di certe mani che non sono sepolte
ed emergono futili dal nulla
a chiedere giustizia di parole.

(da La pazza della porta accanto, Bompiani 2002)

 




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)