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pubblicato domenica, 17 novembre 2013 da Roby in Premi letterari
 
 

È morta Doris Lessing, la cantrice delle donne

Doris Lessing

Capelli immacolati raccolti nell’immancabile chignon, maxigonna jeans e sciarpone rosso che viene giù morbido dal collo: ce la vogliamo ricordare così Doris Lessing, con un’espressione d’incontenibile stupore (esplosa, poi, nella memorabile esclamazione “Oh, Cristo!”) all’arrivo in taxi davanti alla sua casa londinese invasa dai fotografi la mattina che le conferirono il Nobel per la letteratura nel 2007. La “cantrice dell’esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una società divisa” se n’è andata oggi, all’età di novantaquattro anni, e ci mancherà, d’ora in avanti, il suo certo non so che da nobildonna di campagna.

Eppure, lei, di sangue blu in corpo non ne aveva neanche una goccia: il padre, un ufficiale britannico rimasto gravemente ferito in guerra, sposò la madre, infermiera e insieme si trasferirono in Persia dove lui intraprese la carriera di impiegato di banca. Qui Doris nacque, per crescere nell’allora colonia africana della Rhodesia del sud (oggi Zimbabwe), dove la sua famiglia inseguì con scarso successo il sogno (tutto americano in realtà) delle piantagioni di mais.

La forza del bush, il mal d’Africa comune a molti, e i fortissimi contrasti presenti in una società ancora dominata dalle classi, in cui a spuntarla non era né l’immigrato “colonizzatore” britannico né i derelitti indigeni, affinarono lo sguardo di Doris sopra, sotto e attraverso una realtà che man mano che passavano gli anni, sentiva appartenerle sempre meno.

Doris Lessing con la medaglia del Premio Nobel per la letteraturaPresto, infatti, un po’ per amore un po’ no (ha superato due matrimoni, entrambi conclusosi con il divorzio) tornò in Inghilterra e qui iniziò a scrivere. I critici dividono la sua opera in tre periodi: il periodo “comunista” (1944-56) quando, cioè, scriveva di temi inerenti alla sfera sociale; il periodo “psicologico” (1956-69); e il periodo “sufista”, rappresentato quasi esclusivamente da Canopus in Argos, una serie di racconti di fantascienza in cui l’autrice immagina società differenti e futuribili, ognuna con il suo grado di evoluzione e di libertà, ma che a leggere tra le righe più che appartenere al genere della science fiction che guarda a un possibile domani, affondano le radici nella realtà che hic et nunc Doris viveva, ma anche nel passato che aveva vissuto in Africa.

Il taccuino d’oro, pubblicato nel 1962, fu il romanzo che donò la notorietà all’autrice, ma anche quello – ahilei – che le appiccicò addosso l’etichetta di icona femminista che in un certo senso le attribuì anche l’Accademia di Svezia, ma che lei respinse sempre con forza: “Quello che le femministe vogliono da me è che sia loro testimone, che affermassi di stare al loro fianco nella loro lotta – disse un giorno – veramente vogliono che faccia affermazioni tanto semplicistiche sugli uomini e sulle donne? Ebbene sì, lo vogliono davvero”. Il femminismo nell’opera di Doris Lessing, in realtà si “limita” al tratteggio di protagoniste femminili dalla personalità spiccata, dai sentimenti forti e dalle decisioni profondamente radicate pur nel loro estremismo, come si vedrà in La brava terrorista e si vedeva già, appunto, nel taccuino: la storia della scrittrice Anna Wulf, che cerca di dare un filo conduttore agli eventi della sua vita – scrupolosamente annotati con carta e penna – riassumendoli in un taccuino color oro. Impossibile non chiedersi (come sempre avviene quando una scrittrice scrive qualcosa su una scrittrice), quanto ci sia di autobiografico in questo romanzo.

Ma un tentativo esplicito di autobiografia, si ravvisa in Memorie di una sopravvissuta, del 1974, in cui una donna voce narrante racconta il disfacimento di un mondo dominato dalla ferocia in cui tutti – bambini compresi – devono combattere per la sopravvivenza. In questo contesto cresce Emily, accompagnata dal fedele e bizzarro amico Hugo, metà cane e metà gatto, e la cui personalità è ricalcata sui caratteri del sufismo, la mistica islamica che dà vita alla ricerca interiore e dona l’impulso alla conoscenza diretta di Dio. Ora che è volata in cielo, Doris, probabilmente lo conosce davvero.




Roby