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pubblicato mercoledì, 27 novembre 2013 da Roby in Mondolibri
 
 

Anche i capolavori letterari spengono le candeline

Anche i capolavori letterari spengono le candeline

Il dizionario di lingua italiana descrive il “capolavoro” come un’opera eccelsa, d’impareggiabile bellezza e fattura, la migliore mai realizzata da un certo artigiano o operaio, e poi, per estensione, di un certo artista, fosse un musicista, un pittore oppure uno scrittore. Ebbene: questa definizione di “capolavoro” supera le barriere del tempo e dello spazio, come a dire che un’opera tale è per sempre e sempre verrà apprezzata, in ogni luogo e in ogni secolo.

Nonostante questa sia un’indiscutibile verità, i capolavori (purtroppo!) devono sottostare alle leggi del tempo che passa e anche a quelle dell’invecchiamento se si pensa, ad esempio, a certe opere di scultura o architettura che hanno poi bisogno di essere restaurate. Per la letteratura questo è vero fino a un certo punto, anche se la scrittura e la lingua, elementi irrimediabilmente guizzanti, sono anch’essi soggetti a obsolescenza e addirittura decomposizione. Insomma: anche i libri compiono gli anni e ho pensato che sarebbe divertente ricordare insieme a voi quanti ne compiono, per valutare se quel determinato romanzo abbia ancora qualcosa da dire all’uomo contemporaneo oppure risulti ormai un tantino datato.

L’idea mi è venuta leggendo delle duecento candeline “spente” nel 2013 da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, per cui nel Regno Unito sono state organizzate una serie di feste di compleanno-eventi indimenticabili: tra tutte citiamo la mostra all’interno della casa dell’autrice a Chawton con una lettera inedita in cui lei stessa definiva l’opera “il mio caro bambino”, oppure l’esposizione dei costumi dell’adattamento televisivo realizzato dalla Bbc nel 2005, compresa la storica camicia bianca indossata da Colin Firth che interpretava Mr. Darcy.

Quest’anno ha compiuto un secolo di vita dal suo debutto – dopo una serie di no da diverse case editrici – anche Dalla parte di Swann, primo volume di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, mentre solo sessanta anni sono passati dalla prima apparizione di James Bond, alias 007, agente segreto a servizio di Sua Maestà e dalla sua prima avventura Casino Royale uscita dalla penna di Ian Fleming giustappunto nel 1953. Per festeggiare l’illustre genetliaco, la Fleming Estate ha incaricato lo scrittore britannico William Boyd – quarto a tirare i fili del “burattino” Bond dopo Sebastian Faulks, Jeffrey Deaver e naturalmente il fu Ian Fleming – di scrivere una nuova storia dell’amato personaggio. Ne è uscito “Solo”, romanzo pubblicato in primis in Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti e Canada, il 26 settembre scorso (proprio il giorno del compleanno di Casino Royale) che vede un Bond quarantacinquenne nel 1969 incaricato di un’insolita missione in Africa che porterà avanti anche senza l’autorizzazione del servizio segreto inglese e lo condurrà a conoscere il mondo di Woodstock, ma anche quello delle marce di pace contro la guerra in Vietnam e addirittura lo sbarco del primo uomo sulla Luna.

Nel panorama italiano, invece, troviamo l’editore Feltrinelli che lo scorso ottobre ha festeggiato i cinquant’anni di attività, mentre il 10 maggio 2013 sono ricorsi gli ottant’anni dal terribile rogo di libri in Opernplatz a Berlino, in cui bruciarono oltre venticinquemila titoli considerati “contrari allo spirito tedesco”; una delle pagine più brutte della storia mondiale (e probabilmente anche della cultura e della letteratura), ma queste sono altre storie…

I compleanni letterari del 2014

Dal momento che l’anno sta rapidamente volgendo al termine ho pensato che potrebbe essere più interessante guardare avanti, ai libri che nel prossimo 2014 affronteranno compleanni di un certo rilievo: compiranno cento anni, ad esempio Pensieri e discorsi e Poesie varie di Giovanni Pascoli, ma soprattutto Fior di Sardegna, bel romanzo femminile di Grazia Deledda, che un secolo sulle spalle davvero non sembra averlo. È la storia di un triangolo fra Lara, andata in sposa al vecchio Marco, ma attratta dal giovane assistente di lui, Massimo. Tra incontri clandestini e sotterfugi e un’immancabile malattia di lei (le donne una volta pare fossero particolarmente cagionevoli e inclini ad ammalarsi per amore) per fortuna ci pensa la morte del marito, dovuta all’età e al crepacuore (anche questo male molto comune ai primi del Novecento) a lasciare campo libero ai due amanti.

Novanta sono le candeline che spegnerà, invece, La montagna incantata di Thomas Mann, considerato davvero un capolavoro non solo dell’autore, ma di tutta la produzione letteraria del XX secolo. Non è ancora scoppiata la Prima Guerra Mondiale quando l’ingegnere Hans Castorp, giovane promessa dei cantieri navali di Amburgo, va a trovare in Svizzera il cugino malato di tubercolosi e contrae anche lui la malattia. Ciò lo terrà lontano dalla sua attività per sette anni, durante i quali, però, conoscerà personaggi esemplari della società europea del tempo: dal massone italiano Settembrini a Madame Chauchat, moglie di un funzionario russo; dal gesuita Leo Naphta al magnate olandese Mynheer Peeperkorn. Tutti avranno una notevole influenza su di lui tanto da portarlo, una volta guarito, ad arruolarsi nell’esercito.

Ha novant’anni ma se li porta benissimo anche Passaggio in India di Forster, dal quale è stato tratto un omonimo bellissimo film che ha anche lui i suoi annetti tondi, ben trenta. Il romanzo racconta il viaggio dell’anziana signora inglese Mrs. Moore in compagnia della giovane Adela e degli incontri che faranno, sempre descritti in modo da mettere in luce le abissali differenze tra la società dei colonizzatori inglesi e degli indiani colonizzati, che, a differenza dei primi, vivono molto chiusi in se stessi. La morale sarà che l’amicizia tra uomini e popoli è possibile solo laddove entrambi gli uomini o entrambi i popoli sono liberi.

Nel 1934, invece, ben ottant’anni fa, uscivano uno dei più amati gialli di Agatha Christie, Assassinio sull’Orient Express, e la favola Mary Poppins di Pamela Travers. Ma soprattutto è l’anno di due opere che all’epoca suscitarono qualche scandalo (oggi farebbero sorridere) perché mettevano al centro della trama torbidi affari di sesso. La prima è Il postino suona sempre due volte di Cain, che ispirò addirittura Pavese e Camus. È la storia dei due amanti diabolici Frank e Cora che dopo vari tentativi riescono a uccidere il repellente marito di lei, ma un po’ il rimorso un po’ il destino crudele (la morte che, appunto, come un postino suona sempre due volte) li porterà a un finale drammatico: lei muore in un incidente con il figlio che portava in grembo e lui, accusato di omicidio, viene condannato alla pena capitale. Il secondo romanzo in questione è Tropico del cancro di Miller, che addirittura fu processato per oscenità. Francia, 1930: l’io narrante e i suoi amici, tutti aspiranti scrittori, compiono un metaforico viaggio al di là delle convenzioni tra bordelli e bettole di terz’ordine, risse, sbornie ed eccessi, alla scoperta della propria identità. Molto autobiografico.

Di sesso e di un velato rapporto incestuoso parla anche Agostino, romanzo di Moravia che si accinge a compiere settanta anni. L’azione si svolge in un’imprecisata località di villeggiatura sulla costa toscana, dove il trediceenne Agostino e sua madre trascorrono le vacanze facendo il bagno insieme ogni giorno, almeno finché tra i due non s’intromette il giovane Renzo che entra nelle grazie della bella vedova che per lui inizia a trascurare il figlio adolescente. Allontanatosi dalla madre, Agostino conosce, dunque, un mondo per lui nuovo, fatto di rapporti omosessuali e di postriboli, delle prime sigarette e dei bulli del paese, che lo farà maturare molto velocemente.

Tanti auguri per i loro (primi) sessanta anni a due capolavori del genere fantasy e science fiction: Il signore degli anelli di Tolkien e Io sono leggenda di Matheson. Ma sessnat’anni ce l’ha anche Il prete bello di Parise: l’avvenente don Gastone che nella Vicenza del dopoguerra, per dirla alla De André, “tra un miserere e un’estrema unzione non disdegnava il bene effimero della bellezza” e si dava da fare con le zitelle del quartiere. E sessant’anni fa nasceva anche Il signore delle mosche del futuro premio Nobel William Golding: narra di un gruppo di ragazzini bene educati che precipitano con un aereo in un’isola deserta e paradisiaca e man mano tornano allo stato “bestiale”. È un’eccellente metafora sugli istinti più primitivi dell’uomo che non riescono a essere trattenuti quando vengono meno i freni inibitori della società moderna e della buona educazione, come a dire che la natura umana ha caratteristiche ben diverse da quelle che sperimentiamo ogni giorno… d’altronde il manifesto dell’autore è ben espresso nel suo aforisma più famoso: “L’uomo produce il male come le api il miele”.

Mezzo secolo di vita hanno anche Herzog, romanzo epistolare di Bellow sulla crisi di mezza età di un intellettuale ebreo, e La camera azzurra di Simenon, anch’essa storia di amanti con finale tragico. Ma soprattutto ha cinqunat’anni – ma potrebbe essere stato scritto ieri – un capolavoro della letteratura per l’infanzia: La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. Anche a distanza di anni ogni bambino è in capace d’identificarsi nel piccolo Charlie Bucket che, abituato a un’esistenza di zuppa di cavolo, solo a Natale riceve in dono una tavoletta di cioccolato che stavolta, però, gli cambierà la vita. È un po’ lo schema fisso della rivincita sociale e con la vita che coinvolge buona parte della produzione letteraria dedicata ai bambini, ai quali si cerca sempre d’insegnare qualcosa: Charlie, infatti, fra i cinque fortunati che hanno trovato il biglietto d’oro che dà loro diritto a visitare la fabbrica di Willy Wonka – un sogno per qualunque bimbo – è l’unico a non fare capricci e a godersi la giornata, tanto da diventare l’erede del benefattore e da traferirsi in fabbrica con la sua famiglia per inventare nuovi golosissimi dolci.

Nel 1974 – quarant’anni fa – vedono la luce anche L’amico americano della scrittrice Patricia Highsmith, da cui il cinema trarrà la fortunata saga di Mr. Ripley, e Todo Modo, un giallo di Sciascia che ha per protagonista un pittore in cerca di riposo. Ma soprattutto nel 1974 esordisce una giovane promessa della letteratura horror: Stephen King (dovreste averne sentito parlare…) che debutta dando alle stampe Carrie, storia di un’infelice ragazza di sedici anni dai poteri paranormali la cui sete di vendetta sarà colmata a caro prezzo.

“Appena” trent’anni hanno, invece, il manifesto cyberpunk Neuromante di Gibson, sospeso tra psichedelia, visioni oniriche e hackeraggio, ma anche la saga familiare che vivono sullo sfondo della dittatura di Pinochet in Cile i personaggi di D’amore e ombra, scritto da Isabel Allende mentre si trovava in esilio in Venezuela. Altrove, e precisamente a Praga, si svolge la trama di L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera che segue fino alla fine le vite di un poker d’assi (quattro personaggi) i cui destini s’intrecciano in una città che sta per subire l’assedio dell’Unione Sovietica.

Sembra che ci accompagni da sempre ma in verità ha solo venticinque anni La ragazza con l’orecchino di perla, retroscena inventato da Tracy Chevalier che cerca di immaginare l’identità della giovane ritratta nel celeberrimo omonimo quadro di Veermer. Si tratta di Griet, una ragazza di sedici anni che vive nell’Olanda del Seicento e che andrà a servizio proprio a casa del grande pittore del quale si guadagnerà a tal punto la fiducia che a lei e solo a lei egli lascerà il compito di pulire il suo studio. Stessa età per Ti prendo e ti porto via di Ammaniti, in cui la voglia d’evasione dalla provincia può far arrivare addirittura all’omicidio.

Tra i ventenni, invece, vi segnaliamo quattro romanzi molto diversi tra loro, ma che hanno molti elementi di modernità nel linguaggio e nello stile – pur così variegato – dei loro autori. Pulp di Charles Bukowski uscito postumo subito dopo la morte del “cattivo ragazzo della letteratura” che qui dà vita a un altro sei suoi antieroi: l’investigatore privato Nick, dedito al gioco e alla bottiglia più che al lavoro. Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, ambientato nella Lisbona salazarista degli anni Trenta racconta la storia di un giornalista mediocre che abbandona la cronaca nera cittadina per scrivere la pagina culturale del quotidiano per cui lavora, e si trasforma pian piano in un fustigatore del regime dal quale, poi dovrà scappare. Altro bestseller dell’anno è la lettera-diario tra nonna e nipote di Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro e l’esordio letterario di Enrico Brizzi con Jack frusciante è uscito dal gruppo, manifesto dell’anticonformismo in salsa hard rock.

Ultimo compleanno di cui diamo conto sono i dieci anni compiuti da Non si muore tutte le mattine, esordio letterario del cantautore Vinicio Capossela che sperimenta la forma del romanzo “sfuso” di quelli che ne puoi prendere i capitoli tutti interi o solo alcune pagine “a ognuno come serve” come lui stesso scrive. Lo sfondo è lo stesso delle sue canzoni: una Milano buia, grigia, notturna, in cui piove sempre.

Foto | Pixabay




Roby