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pubblicato lunedì, 27 gennaio 2014 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Giornata della Memoria: non dimenticare, non odiare

Giornata della Memoria: non dimenticare, non odiare

La legge 211 del 20 luglio 2000 istituisce il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Il primo articolo della legge così recita:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In questa Giornata della Memoria si vuole ricordare quanto accaduto sotto il nazismo “in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Nei campi di concentramento nazisti, oltre agli ebrei, vennero internati anche omosessuali, rom, sinti, Jenisch, testimoni di Geova come pure esponenti di diverse fedi religiose che si opposero all’ideologia nazista. Tra questi ultimi vogliamo ricordarne due: Dietrich Bonhoeffer e Tito Brandsma.

Dietrich Bonhoeffer (Breslavia, 4 febbraio 1906 – Flossenbürg, 9 aprile 1945), è stato un teologo luterano tedesco ed esponente di rilievo della Resistenza tedesca al nazismo che venne imprigionato (prima nel campo di concentramento di Buchenwald e in seguito nel lager di Flossenbürg), condannato e morte e infine impiccato su ordine diretto di Hitler. In carcere Bonhoeffer scrisse una poesia che è diventata celebre e che ha per titolo Chi sono io? (traduzione di Alberto Gallas):

Chi sono? Spesso mi dice questo o quello
che dalla cella in cui son tenuto
esco disteso, lieto e risoluto
com’esce un signor dal suo castello.

Chi sono? Spesso mi dicono
che parlo a chi mi sorveglia
con libertà, affabilità e chiarezza
come spettasse a me di comandare.

Chi sono? Anche mi dicono
che sopporto i giorni infelici
imperturbabile, sorridente e fiero
come chi e’ avvezzo alla vittoria.

Sono io veramente ciò che gli altri dicono di me?
O sono soltanto ciò che io stesso conosco di me?
Inquieto, pieno di nostalgia, malato come uccello in gabbia,
bramoso di aria come mi strangolassero alla gola,
affamato di colori, di fiori, di voci d’uccelli,
assetato di parole buone, di umana compagnia,
tremante di collera davanti all’arbitrio e all’offesa più meschina,
agitato per l’attesa di grandi cose,
preoccupato e impotente per gli amici infinitamente lontani,
stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare,
spossato e pronto a prendere congedo da ogni cosa?
Chi sono? Questo sono o sono quello?
Sono oggi uno, domani un altro?
Sono io l’un l’altro insieme? Davanti agli uomini un simulatore
e davanti a me uno spregevole, querulo vigliacco?
O ciò che ancora io sono somiglia all’esercito sconfitto
Che si ritrae in disordine davanti alla vittoria già conquistata?

Chi sono? Porre domande così da soli è a scherno mio.
Chiunque io sia, tu mi conosci, tuo io sono, o Dio!

In un altro carcere – quello di Scheveningen –, Tito Brandsma, sacerdote carmelitano olandese nato nel 1881 e morto nel campo di concentramento di Dachau per via della sua fiera opposizione al nazismo, scriveva una preghiera che poi è diventata un simbolo della lotta non violenta:

Quando ti guardo, o Gesù
comprendo che tu mi ami,
come il più caro degli amici,
e sento di amarti come il mio bene supremo.

Il tuo amore, lo so,
richiede sofferenza e coraggio;
ma la sofferenza è l’unica
strada alla tua gloria.

Se nuovi dolori
si aggiungono nel mio cuore,
li considero come un dolce dono;
perché mi fanno più simile a te.

Lasciatemi solo, in questo freddo:
non ho più bisogno di nessuno,
la solitudine non mi incute paura,
perché tu sei vicino a me.

Fermati Gesù,
non mi lasciare!
La tua divina presenza
rende facile e bella ogni cosa.

Non dimenticare. Non odiare


Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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