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America gendarme del mondo?

L’America come Continente, si sa, è costituita da tre grandi regioni geografiche: l’America Settentrionale, l’America Centrale e l’America meridionale. Noi europei però, quando parliamo dell’America come nazione, che nel secolo appena trascorso ci è stata sempre vicina nella difesa della nostra esistenza e della nostra civiltà, con l’espressione America intendiamo l’America Settentrionale, gli Stati Uniti d’America, indicati brevemente con la sigla U.S.A. Questa nazione, dopo la fine della Guerra di Secessione, con la grande esposizione del 1893, finalizzata a un anno di distanza dalla ricorrenza a festeggiare il quarto centenario della scoperta, inizia quello che possiamo chiamare “il secolo americano”.

L’America esce dall’isolazionismo rurale e si lancia per il mondo con la grinta di un vero e proprio gigante economico. La sua marcia però è sempre guidata dai principi di democrazia e di libertà contenuti nella Costituzione del 1777. Sempre ligia a tali principi, non esita a intervenire nella tutela della libertà di popoli in pericolo, anche se lontani dai suoi confini migliaia di chilometri. Così, nel 1900 partecipa alla spedizione multinazionale contro i Boxers in Cina.

Nel 1917, quando la vittoria della grande guerra pareva arridere agli Imperi Centrali, con uno scatto di generosità scende in campo a fianco dell’Intesa. Invia alle nazioni amiche, ormai allo stremo delle forze, armi, vettovaglie e soldati dotati di armi efficientissime. Grazie al Corpo di Spedizione Americano, i nostri soldati lavano l’onta di Caporetto, risalgono il Piave e dopo poco più di un anno gli Imperi Centrali sono clamorosamente sconfitti. Chi non ricorda il bellissimo romanzo autobiografico del sottotenente Ernest Hemingway Addio alle armi?

Il generoso intervento a favore di popoli in pericolo si ripete nuovamente nella Seconda Guerra Mondiale. Alla fine del 1941, quando il Vecchio Continente comincia a scricchiolare sotto il peso delle armate nazifasciste e l’imperialismo nipponico nel Pacifico sta invadendo l’Asia e aggredisce la stessa America con l’attacco di Pearl Harbour, essa insorge risolutamente. Respinge, pur con gravi perdite, l’attacco proditorio nel Pacifico, dando inizio alla marcia che terminerà con la sconfitta del popolo più bellicoso dell’Asia. Contemporaneamente, invia alla Gran Bretagna ingenti mezzi finanziari, truppe bene equipaggiate e dotate di modernissime armi di difesa e di offesa, per consentire agli Alleati la prosecuzione della guerra contro l’Asse Roma – Berlino – Tokio. Non solo. Nel corso del 1942 assume la direzione dell’Alleanza in Africa, in Asia e in Europa, fino alla primavera del 1945, quando la belva nazista viene definitivamente abbattuta e l’intera Europa sottratta alla paventata schiavitù.
Alla fine del conflitto assume la guida della nuova alleanza militare la Nato, creata per la salvaguardia della pace nel mondo. Nel 1947, rispondendo prontamente al grido di aiuto lanciato da De Gasperi e da Einaudi, elargisce all’Italia il sostanzioso contributo del Piano Marshall, che permette la ricostruzione economica del nostro Paese.

Qualche anno dopo la fine della guerra ha inizio il periodo della “guerra fredda” tra il blocco dei paesi occidentali facenti capo all’America e quello dei paesi orientali capeggiati dall’Urss. Un nuovo pericolo sovrasta il mondo, per le pretese egemoniche del Patto di Varsavia. La pace, fino alla caduta del muro di Berlino (1989), corre sul filo sottile dell’assoluta superiorità nucleare degli USA rispetto all’URSS. Certo, nessuno potrà mai dire se il mantenimento della pace in questo lungo periodo storico sia dovuto esclusivamente alla superiorità nucleare degli USA, oppure alla saggezza e alla prudenza dei governanti. I costi della guerra fredda sono stati certamente ingenti, ma essi hanno avuto una straordinaria ricaduta sul progresso tecnologico di tutta l’umanità. Senza la sfida dello Sputnik non avremmo avuto le comunicazioni satellitari; non avremmo avuto i telefonini cellulari, senza la necessità di comunicare con i satelliti; non avremmo Internet, se il Dipartimento della Difesa non avesse avuto la necessità di collegare in rete, per le proprie esigenze, tutti i Comandi americani.

Concludendo, credo che possiamo affermare che, come tutti quelli delle nazioni del mondo, anche il volto giovane dell’America mostra le sue luci e le sue ombre, ma non possiamo non convenire che tutti i popoli del pianeta e l’Italia in particolare hanno un grande obbligo di riconoscenza nei confronti di quella grande nazione, per avere conservato a tutti il più grande tesoro: la libertà. Questo ci ricordano, a imperitura memoria, le innumerevoli croci bianche, che risplendono sotto il sole dei cimiteri di guerra americani, sparsi in tutte le contrade del mondo, nelle quali la follia umana ha stroncato milioni di giovani vite innocenti.

Categoria: Zibaldone
Luciano Milani:

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