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pubblicato domenica, 23 marzo 2014 da Luigi Milani in Editoriale
 
 

La fine dell’editoria? Non esageriamo! A proposito del Rapporto Nielsen sulla lettura

La fine dell'editoria? Non esageriamo! A proposito del Rapporto Nielsen sulla lettura

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magna due.

(Trilussa, La statistica)

Ha suscitato un certo rumore il rapporto sull’acquisto e la lettura di libri in Italia, commissionato dal Centro per il Libro e la Lettura all’agenzia di rilevamento Nielsen. I dati diffusi nel relativo comunicato, si riferiscono agli anni 2011-2013, e hanno fatto gridare all’imminente catastrofe dell’intero settore librario. Tra le voci più allarmate segnalo quella di Loredana Lipperini, che sul suo blog ha pubblicato un post dal titolo eloquente, Perché il Rapporto Nielsen sulla lettura deve farci paura.

Cosa rivelano i tremendi dati? Confermano, ahinoi, una tendenza ormai consolidata nel nostro Paese: si parla di un’ulteriore diminuzione rispetto al passato della percentuale dei lettori (dal 49% del 2011 al 43% del 2013) e degli acquirenti (dal 44% al 37% nello stesso arco di tempo preso in esame). Parrebbe inoltre confermato, se non aggravato, il divario tra Centro-Nord e Sud, con quest’ultimo ridotto a fanalino di coda nel già ristretto manipolo di acquirenti e lettori di libri.

Tuttavia si nota anche che, se da un lato diminuisce il numero di libri acquistati, risulta in aumento la quantità di quelli in prestito. In altre parole, stando a queste cifre, in Italia si leggerebbe più di quanto si acquisti, con la consueta preponderanza femminile.

Più d’uno, come accennavo sopra, ha paventato l’imminente Armageddon per l’editoria di casa nostra, del resto boccheggiante già da molti anni. È certamente vero che la crisi economica ha determinato un generale arretramento nell’accesso alla cultura. Il fenomeno riguarda non solo l’editoria, ma anche il mondo della musica, del cinema e del teatro. Si tende a tagliare ciò che si considera superfluo, a torto o a ragione.

Ci preme però ricordare che si tratta solo di una statistica, per quanto autorevole, che riguarda per definizione solo un campione di famiglie (9.000 per la precisione), raggiunte tramite un questionario inviato a circa 24.000 soggetti. Senza voler sminuire l’importanza e l’autorevolezza della ricerca, vogliamo insomma sottolineare che i dati succitati non rappresentano affatto una fotografia dell’attuale stato dell’editoria nel nostro Paese. Costituiscono, questo sì, delle conferme di una tendenza in atto.

Ma c’è un altro aspetto del quale a nostro avviso si tiene poco conto, il mondo del libro digitale, l’eBook. L’inchiesta in questione si limita, sbrigativamente, a segnalare una crescita del comparto rispetto al 2012 quantificabile – sempre in relazione al campione preso in esame, beninteso – attorno al 14% sul fronte degli acquirenti e ben al 17% per quanto concerne il numero dei lettori.

Sono dati, questi ultimi, che fanno ben sperare per il futuro, e dei quali a nostro avviso non si può non tenere conto. Non sta a noi lanciarci in avventate profezie sul futuro del libro, se il formato cartaceo sarà o meno soppiantato dal digitale o se davvero, come argomenta Luca Sofri, il libro sia condannato alla marginalizzazione, sopraffatto dall’immanenza dei nuovi media, Internet in primis.

Più modestamente, ribadiamo la nostra convinzione nell’importanza del libro tout-court, a prescindere dal formato, come strumento imprescindibile di crescita culturale. È un dato di fatto la gravità della situazione del settore, ma è pur vero che la piccola editoria, alla quale appartiene a buon diritto la nostra Graphe.it edizioni, è da sempre abituata a far fronte a pesanti difficoltà: economiche, logistiche, di risorse tecniche e non solo. Semmai l’inasprirsi della crisi può incidere con una certa veemenza su certe logiche prettamente mercantili dei grandi gruppi editoriali, che giocoforza potrebbero trovarsi a rivedere compensi, anticipi, tirature. Misure che oltretutto, a quanto ci risulta, sono già state prese in molti casi. Chissà anzi che questo stato di cose non avvii una sorta di salutare selezione naturale: se ad esempio si riuscisse a ridurre l’altezza delle pile di libri dei soliti noti esposte sui banchi dei vari mediastore, a favore magari dei titoli di maggior qualità, ebbene quella sì sarebbe una vera rivoluzione.

E auguriamoci anche che il neonato Governo si mostri più attento che in passato al mondo della cultura: la scuola, le biblioteche, i musei, le librerie indipendenti sono più facce – oggi decisamente malconce e imbronciate – di una medesima ineludibile realtà.

Foto | Pixabay


Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.








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