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pubblicato domenica, 23 marzo 2014 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno

La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno

Di treni sono pieni i viaggi. E anche la letteratura. Queste “locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi”, per dirla con Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), accompagnano molti nostri viaggi, siano essi in giro per il mondo o tra le pagine di un libro.

Viaggi, treni e libri sono mirabilmente uniti in due aforismi letterari. Il primo è di Oscar Wilde (1854-1900) per il quale: “Bisognerebbe sempre avere qualcosa di sensazionale da leggere in treno”; l’altro è di Francis de Croisset (1877-1937) e dice: “La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno”.

Il viaggio in treno è tutto un mondo: dall’acquistare il biglietto, all’attesa dell’arrivo del convoglio, al fischio del capotreno che permette di viaggiare, ai paesaggi che sfrecciano, all’arrivo (in orario, si spera).

Aspettare un treno, magari di mattina presto, è il leitmotiv di una poesia di Giosuè Carducci (1835-1907; Nobel per la letteratura nel 1907) dal titolo Alla stazione in una mattina d’autunno, che unisce all’attesa del treno la malinconia per la partenza della donna amata.

Oh quei fanali come s’inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ‘l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso […]
Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
occhi sbarra; immane pe ‘l buio
gitta il fischio che sfida lo spazio […]

La lettura è il viaggio di chi non può prendere un trenoDi treni, dicevamo, è piena la letteratura: basti pensare ad Agatha Christie (1890-1976) e al suo Assassinio sull’Orient Express (treno sul quale, per inciso, Agatha Christie incontra l’archeologo Max Mallowan che poi sposa) o a Luis Sepúlveda Patagonia Express. Appunti dal sud del mondo. Singolare, in quest’ottica del treno, la storia di Giovannino e Serenella, due adolescenti che decidono di seguire la strada ferrata in un pomeriggio assolato: ce la racconta Italo Calvino (1923-1985) ne Il giardino incantato. E per rimanere nella scuola di Calvino, come non ricordare Treno di panna (che non parla né di treni né di panna) di Andrea De Carlo? C’è poi il binario 9 ¾ di Harry Potter da cui parte l’espresso per Hogwarts che è “una locomotiva a vapore scarlatta”, come ce la descrive la Rowling.

Luigi Pirandello (1867-1936; Premio Nobel per la letteratura nel 1934) ha una novella dal titolo Il treno ha fischiato, pubblicata sul Corriere della sera il 22 febbraio 1914 e poi ripubblicata in volume. Sempre Pirandello in Una giornata ci racconta di una stazione ferroviaria a metà tra sogno e incoscienza: esperienza che forse molti di noi viaggiatori hanno vissuto in qualche stazione sperduta, tra lingue che non si comprendono e climi poco favorevoli. Scrive Pirandello:

Strappato dal sonno, forse per sbaglio, e buttato fuori dal treno in una stazione di passaggio. Di notte; senza nulla con me.
Non riesco a riavermi dallo sbalordimento. Ma ciò che più mi impressiona è che non mi trovo addosso alcun segno della violenza patita; non solo, ma che non ne ho neppure un’immagine, neppur l’ombra confusa d’un ricordo.
Mi trovo a terra, solo, nella tenebra d’una stazione deserta; e non so a chi rivolgermi per sapere che m’è accaduto, dove sono.
Ho solo intravisto un lanternino cieco, accorso per richiudere lo sportello del treno da cui sono stato espulso. Il treno è subito ripartito. È subito scomparso nell’interno della stazione quel lanternino, col riverbero vagellante del suo lume vano. Nello stordimento, non m’è nemmeno passato per il capo di corrergli dietro per domandare spiegazioni e far reclamo.

Ci sono poi dei viaggi in treno che hanno in nuce un elemento mitico e, direi, mitologico: pensiamo alla Transiberiana, per esempio. Per avvicinarci a questa ferrovia che collega la Russia europea alle regioni centrali all’estremo oriente russo (parliamo di oltre novemiladuecento chilometri) due libri possono esserci utili: Con tutti i posti che ci sono… cronache semiserie lungo la Transiberiana di Paolo Cagnan e Sulla Transiberiana. Sette fusi orari, 9200 km, sul treno leggendario da Mosca al mar del Giappone di Mauro Buffa. Su una Transiberiana ideale, invece, si snoda il testo di Paolo Rumiz, L’Italia in seconda classe che racconta di un viaggio in treno lungo la nostra penisola.

La lettura è il viaggio di chi non può prendere un trenoInfine, il treno come extrema ratio è rappresentato dal suicidio di Anna Karenina nel romanzo omonimo di Lev Tolstoj (1828-1910).

Ma ora il viaggio in treno volge al termine ed è il momento di raccogliere i bagagli, indossare cappotto e cappello, salutare i compagni di viaggio e avviarsi verso la porta del treno. Vi è mai capitato di aver a che fare con un viaggiatore cerimonioso che pare non riuscire a congedarsi dal treno? Ce lo racconta Giorgio Caproni (1912-1990) in una poesia, un po’ lunga in verità, ma che è un ottimo congedo (seppur cerimonioso) per il prossimo viaggio letterario:

Amici, credo che sia / meglio per me cominciare / a tirar giù la valigia. / Anche se non so bene l’ora / d’arrivo, e neppure / conosca quali stazioni / precedano la mia, / sicuri segni mi dicono, / da quanto m’è giunto all’orecchio / di questi luoghi, ch’io / vi dovrò presto lasciare. / Vogliatemi perdonare / quel po’ di disturbo che reco. / Con voi sono stato lieto / dalla partenza, e molto / vi sono grato, credetemi, / per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare / a lungo con voi. Ma sia. / Il luogo del trasferimento / lo ignoro. Sento / però che vi dovrò ricordare / spesso, nella nuova sede, / mentre il mio occhio già vede / dal finestrino, oltre il fumo / umido del nebbione / che ci avvolge, rosso / il disco della mia stazione. / Chiedo congedo a voi / senza potervi nascondere, / lieve, una costernazione. / Era così bello parlare / insieme, seduti di fronte: / così bello confondere / i volti (fumare, / scambiandoci le sigarette), / e tutto quel raccontare / di noi (quell’inventare / facile, nel dire agli altri), / fino a poter confessare / quanto, anche messi alle strette, / mai avremmo osato un istante / (per sbaglio) confidare.

(Scusate. È una valigia pesante / anche se non contiene gran che: / tanto ch’io mi domando perché / l’ho recata, e quale / aiuto mi potrà dare / poi, quando l’avrò con me. / Ma pur la debbo portare, / non fosse che per seguire l’uso. / Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco. / Ora ch’essa è / nel corridoio, mi sento / più sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare / insieme. Chiacchierare. / Abbiamo avuto qualche / diverbio, è naturale. / Ci siamo – ed è normale / anche questo- odiati / su più d’un punto, e frenati / soltanto per cortesia. / Ma, cos’importa. Sia / come sia, torno / a dirvi, e di cuore, grazie / per l’ottima compagnia. / Congedo a lei, dottore, / e alla sua faconda dottrina. / Congedo a te ragazzina / smilza, e al tuo lieve afrore / di ricreatorio e di prato / sul volto, la cui tinta / mite è sì lieve spinta. / Congedo, o militare / (o marinaio! In terra / come in cielo ed in mare) / alla pace e alla guerra. / Ed anche a lei, sacerdote, / congedo, che m’ha chiesto s’io / (scherzava!) ho avuto in dote / di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza / e congedo all’amore. / Congedo anche alla religione. / Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento / stridere il freno, vi lascio / davvero, amici. Addio. / Di questo, son certo: io / son giunto alla disperazione / calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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