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pubblicato domenica, 30 marzo 2014 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Viaggiare a piedi, viaggiare in bicicletta nella realtà e nei libri

Viaggiare a piedi, viaggiare in bicicletta nella realtà e nei libri

Se il treno è uno dei modi di viaggiare più cari al cuore della letteratura, ci sono anche altre tipologie di mezzi di trasporto di cui parlano le scrittrici e gli scrittori.

Il viaggio a piedi è un po’ alla base della letteratura italiana: il più celebre viaggio a piedi, infatti, è la Divina Commedia di Dante Alighieri che racconta proprio il cammino che il Poeta compie nell’aldilà ma con caratteristiche tipiche di un viaggio dell’aldiquà: salite, discese, piagge e laghi, monti e visuali particolarissime, incontri e scontri.

C’è un canto, in particolare, che, a mio modo di vedere, ben rappresenta il viaggio. Siamo nell’Inferno, al canto X, e Dante, con Virgilio, incontra Farinata degli Uberti: mentre questi parla e si erge “dalla cintola in su”, un altro personaggio si fa largo. È Cavalcante de’ Cavalcanti, padre del poeta Guido. Nel descrivere Cavalcante, Dante apre come una sorta di rientranza nel suo racconto: mentre sta parlando con Farinata deve aguzzare la vista per poter scorgere qualcuno che gli era sfuggito. Quante volte abbiamo fatto una simile esperienza muovendoci a piedi? Camminiamo, siamo attratti dalla bellezza di un luogo o di un panorama e poi ci voltiamo, a guardare un particolare che ci era sfuggito ma che è sempre degno di attenzione.

Il viaggio a piedi è spesso sinonimo di pellegrinaggio: e qui basti ricordare il cammino di Santiago, anche al di là del contesto religioso, come ce lo racconta Paulo Coelho ne Il cammino di Santiago, appunto. Più in là, in questi nostri viaggi letterari, ci soffermeremo più a lungo sul pellegrinaggio.

Andare a piedi, camminare è un’esperienza che troviamo spesso nelle opere di Sebastiano Vassalli, uno dei più grandi autori italiani contemporanei, definito il Manzoni senza Provvidenza. Camminano Mecenate, Virgilio e il suo schiavo greco Timodemo in Un infinito numero, camminano i pellegrini del romanzo Le due chiese. Camminano i “camminanti” de La chimera, vero capolavoro della letteratura italiana dei nostri giorni. Chi sono questi camminanti?

Il “camminante” fu una presenza specifica di questa parte di pianura [padana] e di mondo, un personaggio, come dire?, storico; che però rimase sempre nella parte in ombra della storia, tutto chiuso nel suo presente, nel suo io, nel suo cupo volere di appagamenti elementari; e sarebbe anche riuscito a scomparire dalla memoria degli uomini se uno scrittore novarese vissuto tra Ottocento e Novecento, il Massara, non ci avesse dato un’ultima, struggente testimonianza di quel tipo singolare ed enigmatico della nostra campagna, che il pittoresco e preciso gergo paesano illumina col vocabolo di “camminante”. Andando indietro nel tempo, e scavando nella memoria collettiva: perché gli ultimi “camminanti”, i “camminanti” contemporanei del Massara, nell’estremo tentativo di difendersi e di difendere il loro modo di vita contro l’avanzare del progresso, dell’elettricità, delle strade ferrate e dell’istruzione obbligatoria, si erano poi trasformati in delinquenti e banditi […] Ma i “camminanti”, quelli veri, non erano banditi.

Una sorta di no-global ante litteram, insomma.

Un altro modo di muoversi utilizzando la forza delle gambe è quello di viaggiare in bicicletta. Ce ne sono di autori che hanno scritto di biciclette e sulle biciclette! Trattarli tutti non sarebbe possibile, ma ne segnalo qualcuno.

Il pensiero va subito a Ladri di biciclette di Luigi Bartolini (1892-1963) romanzo pubblicato nel 1946 che poi è stato l’ispiratore del film omonimo di Vittorio De Sica del 1948. E non è possibile dimenticare il racconto Achille ed Ettore di Stefano Benni nella raccolta Il bar sotto il mare in cui i due amici, fan della bicicletta e di Fausto Coppi, vedono la loro amicizia messa a dura prova dal ritrovamento fortuito di una bicicletta: chi se l’aggiudicherà? Segnaliamo anche il romanzo Nel nome di Marco di Michele Marziani che racconta una storia dei nostri giorni sullo sfondo della storia di Marco Pantani.

Infine, due poesie. La prima è di Dino Campana (1885-1932) che ci descrive un corridore:

Dall’alto giù per la china ripida
o corridore tu voli in ritmo
infaticabile. Bronzeo il tuo corpo dal turbine
tu vieni nocchiero del cuore insaziato
Sotto la rupe alpestre tra grida di turbe rideste…
Fuggisti nell’onda di grido fremente, col cuore dei mille con te.
Come di fiera in caccia di dietro ti vola una turba.

L’altra è di Giorgio Caproni, che già abbiamo apprezzato per il saluto di un viaggiatore cerimonioso che scende dal treno e che, anche questa volta, conclude questo nostro viaggio letterario. Ecco alcuni stralci della poesia Ultima preghiera:

Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare. […]

Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.

Foto | Pixabay


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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