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pubblicato venerdì, 11 aprile 2014 da Daniela Gambino in Mondolibri
 
 

Trama e punti di vista: cosa vuoi dirmi? E chi lo sta raccontando?

Trama e punti di vista: cosa vuoi dirmi? E chi lo sta raccontando?

La facciamo facile? La trama può essere immaginata come una strada. Ricordate di cosa parlava il consiglio precedente? Se abbiamo creato per bene il nostro personaggio e sappiamo tutto di lui, adesso possiamo fargli capitare qualcosa, traumatizzarlo o fargli compiere una scelta: si lascia con la fidanzata, deve decidere cosa fare della sua vita, come spendere i suoi soldi o come guadagnarli. Facciamogli perdere il suo equilibrio iniziale, e facciamoglielo ritrovare, meglio se in una forma diversa ed evoluta. La strada, il percorso che il personaggio seguirà per ritrovarsi, è la nostra trama, punteggiata da momenti che sono il conflitto da cui comincia tutto, che si complica ulteriormente – alzando la posta in gioco, dicono gli sceneggiatori americani – e raggiunge il climax, per poi diventare il dénouement, o epilogo, e procedere verso la risoluzione.

È un po’ come accade nella nostra vita, ma anche meglio, in modo più lineare e con digressioni, anticipazioni, prolessi e flashback, che servono allo sviluppo della storia. Diceva Agatha Christie: “La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi”.

Adesso dobbiamo decidere come e cosa raccontare del nostro personaggio perché la storia arrivi chiara e appassionante.

Prendo un esempio dalla vita reale: avete litigato con il fidanzato/a e chiamate un amico, cosa fate? Scegliete velocemente cosa far sapere, per coinvolgerlo affinché vi ascolti e consoli, fornite il vostro punto di vista sui motivi del litigio per fargliene comprendere la gravità.

Il tempo della narrazione è differente dal tempo reale. A volte si condensano in un racconto vicende sparse negli anni. Noi dobbiamo scegliere un punto di vista critico da cui guardare, per coinvolgere, in poche battute, il lettore.

Per dipanare una trama si può anche non rispettare l’ordine cronologico. In un film molto noto, Viale del tramonto, la narrazione inizia con l’attore William Holden che galleggia, morto, nella piscina, così come il romanzo Amabili resti, iniziano entrambi con un io narrante cadavere che racconta cosa è avvenuto loro. Cominciano da un tempo imprecisato in cui il protagonista è scomparso dalla scena reale. C’è un film che ha fatto storia, di Chris Nolan, che è Memento, che è montato al contrario (esiste una versione rimontata in ordine cronologico).

Nei racconti, la trama, spesso, è intessuta attraverso avvenimenti in contemporanea. Ho letto in un saggio che se leggete un passo di Flaubert, potete trovare la donna che sbadiglia, mentre l’acqua scorre nei canali, la gente beve nei bistrot, ed è chiaro che sono episodi di natura diversa e con durate diverse. Non si può sbadigliare per il tempo che si impiega a bere una birra, ma servono a darci l’idea di come si dipana la storia e fornirci elementi per comprenderla appieno.

Inoltre lo scrittore deve sapere che quando sceglie di raccontare usando l’io narrante, avrà un punto di vista parziale: ne sa quanto il personaggio che racconta. Se usa la terza persona, sa tutto di tutti. Anche le azioni più segrete.

Daniela Gambino e Chiara Chiaramonte guidano insieme, a Palermo,
un corso di cucina e scrittura creativa:
Cucina letteraria: penne in mano e mani in pasta.
La terza lezione è stata:
Cucinare un secondo – Trama e punti di vista.

Foto | Pixabay

 




Daniela Gambino