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pubblicato venerdì, 9 maggio 2014 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Come uccidere la propria mamma, vecchia. Tre domande a Lucio Scarpone

Come uccidere la propria mamma, vecchia. Tre domande a Lucio Scarpone

Lucio Scarpone

Si avvicina la Festa della mamma, che in Italia, come in altri paesi, viene celebrata la seconda domenica di maggio (quindi, per questo 2014, la festa della mamma è domenica 11 maggio). A destra e a manca troviamo consigli su come celebrare la Festa della mamma, su quali regali fare alla madre, su come organizzare il pranzo e via dicendo: insomma, una vera e propria festa con tutti i carismi.

Ma a ben cercare si trova anche altro per la Festa della mamma. Per esempio, Colm Tóibín, uno dei più grandi scrittori irlandesi, ha pubblicato un saggio dal titolo New Ways to Kill Your Mother. Writers and their Families (per quanto ne sappia, non è ancora tradotto in italiano) in cui, tra narrazione e analisi scientifica, ci offre una prospettiva psicologica interessante sulle vite di coloro che sono stati a loro volta i genitori dei grandi romanzi del secolo XX. Il titolo del saggio di Tóibín è un po’ macabro, non trovate? Nuovi modi per uccidere tua madre: alquanto angosciante, anche perché fa supporre che ci siano dei modi vecchi, oltre a questi nuovi.

Ma non dobbiamo andare fino in Irlanda per trovare titoli così particolari. È disponibile per il mercato italiano (ma tradotto anche in inglese e in tedesco) un racconto in eBook dal titolo Come uccidere la propria mamma, vecchia. Autore è Lucio Scarpone, teramano che vive a Bologna e che gestisce una società di marketing e ricerche di mercato. L’eBook di Lucio Scarpone, lasciatemelo dire, è delizioso e, nonostante il raccapricciante titolo, non insegna affatto come uccidere la propria madre, vecchia (o forse sì?). Lo abbiamo raggiunto e gli abbiamo posto tre domande in merito al suo eBook e, naturalmente, alla festa della mamma.

Lucio Scarpone, Come uccidere la propria mamma, vecchia

Lucio Scarpone, Come uccidere la propria mamma, vecchia

Fra qualche giorno è la festa della mamma: le facciamo gli auguri o la uccidiamo?
Hmmm, la domanda è ingannevole. È proprio una tipica domanda da mamma: “Vuoi più bene a me o a papà?”; “Lei è solamente tua moglie, io sono la tua mamma, per sempre, vero caro?”. Sì, decisamente sì: la mamma la uccidiamo. A un certo punto della nostra vita dobbiamo essere in grado di uccidere la nostra mamma. E mentre la uccidiamo, o dopo averla uccisa, le diamo un bacio sulla guancia, le porgiamo un mazzetto di fiori e le facciamo i nostri auguri più infantili per festeggiare il suo giorno. Ma sempre da uccisa.

Il titolo del suo libro ha provocato molto scalpore tanto che alcune emittenti radiofoniche hanno vietato di parlarne perché pensano che ci siano dei consigli su come accoppare la mamma: secondo lei, viviamo in un’era di troppo buonismo o di assoluta pigrizia che si limita a leggere solo i titoli?
Sicuramente oggi i meticolosi sono sempre più rari e questo è trasversale per tutti i settori. Anche nell’industria della comunicazione, appunto. Studiare un prodotto richiede sforzo, capacità di estraneazione e significa capire, anteponendo le esigenze del mercato alle proprie e quindi stare al passo con il proprio tempo. Leggere un libro è faticoso, analizzarlo e capirlo come un prodotto ancora di più. Il mio è sicuramente un “gesto” contemporaneo e inedito in campo comunicativo. Dunque fermarsi per pigrizia o presunzione al titolo è come dire: io giudico un libro dalla copertina, letteralmente. Soprattutto un libro così ermetico, ma di agile lettura. Ritengo che spesso si abusi dell’uso delle parole. Amo la capacità di sintesi oltre ogni cosa. La considero un raggiungimento, uno scopo. Ubriacare di parole è obsoleto a mio parere. Il titolo colpisce, lo si nota, ma colpisce anche la capacità o il coraggio di voler vedere quanto ci possa essere oltre. D’altronde, l’essere andati oltre è sempre stato appannaggio degli eroi, da Ulisse a Cristoforo Colombo e spesso al di là del risultato, ne è valsa la pena soprattutto per coloro che hanno osato tanto. Ma ripeto, osare costa. Pensi quanto può costare osare uccidere la propria mamma, vecchia per andare oltre…? Il tabù è notevole.

Diametralmente opposte alle radio ci sono state due antropologhe – Claudia Mattalucci, dell’Università di Milano e l’antropologa medica Donatella Cozzi – che hanno preso spunto dal suo libro per discutere di quanto stiamo invecchiando in Italia (e non solo). Ma lei, come consiglia di leggere il suo testo?
Il mio consiglio è di leggerlo come un romanzetto da panchina al parco, la domenica mattina, in quell’ora d’aria che ci si concede, lontani dagli obblighi personali, compresi quelli inflitti dalla sempre presente mamma vecchia. Poi, dai feedback avuti, mi sono accorto che l’effetto non è poi così difficile da decodificare. Volevo fare ridere, ma anche pensare. Forse, direi: “Va letto pensando di ridere”, ricordandoci a ogni riga che la mamma è sempre la mamma. Le vogliamo bene anche quando non ci sembra, quasi per forza.




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.