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pubblicato domenica, 25 maggio 2014 da Anna Wood in Mondolibri
 
 

Cronaca #pop del Premio Calvino 2014

Cronaca #pop del Premio Calvino 2014 Arrivo con un’ora di anticipo al Circolo dei Lettori di Torino dove si terrà la cerimonia di premiazione del Premio Calvino 2014: i posti quest’anno sono limitati e bisogna prendere il numero. Numero che dà accesso al salone più bello del Circolo dotato di gigantesco lampadario a gocce dal peso indefinibile, e a una sedia in plexiglass trasparente che dopo averla guardata non so se mi reggerà per tutto il tempo.

A differenza dell’anno precedente (in piedi come un cavallo) seguirò il Premio Calvino comodamente seduta con una cartella stampa sulle ginocchia che fa tanto vippaggine, l’iPad nuovo di zecca in borsa e un quadernetto foderato con la carta dei cartoni animati su cui alla fine deciderò di prendere i miei appunti. Sono una “bugia nen”: il Calvino si tiene a Torino e quindi opto per la tradizione cartacea anziché quella in pixel.

Nel giro di mezz’ora i numeri finiscono e la sala è colma: parenti, amici, giornalisti, editori e twittatori inarrestabili come Alessandro Frau a cui dobbiamo dire un grazie per la ineccepibile diretta #social.

La prima e unica delusione è non vedere Concita De Gregorio seduta in giuria. Ha preferito il sole del Festival del cinema di Cannes al temporale sabaudo che ogni anno innaffia il Premio facendo germogliare nuovi talenti.

Quasi puntuale Enrico Castelnuovo, il Presidente, taglia simbolicamente il “nastro” del Premio e si parte.

Come antipasto qualche numero:

  • 787 i manoscritti arrivati, di cui 669 romanzi e 118 racconti;
  • 38 i lettori impegnati a leggerli tutti (i trolley a Torino hanno subito un’impennata di vendite, ndr);
  • il 60% degli autori è uomo e il 40% è donna – ma del resto si sa, gli uomini non leggono nemmeno i Post-it colorati che le mogli lasciano sul frigo per ricordare loro di scongelare la pasta prima di mangiarla. E quindi non gli resta che scrivere.

La giuria schierata è come al solito composta da personaggi di spicco che ogni anno cambiano. Il Premio Calvino, nato nel 1985, a livello nazionale è uno dei premi più seri, il meno autoreferenziale, il Premio dal quale i libri trovano sempre una collocazione editoriale in breve tempo. Sua prerogativa è quella di non abbandonare i suoi scrittori, sostenendoli durante tutto il percorso che li porterà alla pubblicazione dei loro manoscritti e anche dopo promuovendoli come pochi fanno.

Il Calvino è come una sorta di “agente sentimentale”, azzarda Tommaso Pincio sorridendo, “il luogo dove maggiormente si investe sui giovani “, e questo gli agenti letterari lo sanno… dalla finale e dalle menzioni del PIC escono #solocosebelle.

I primi

Cronaca #pop del Premio Calvino 2014 Il primo finalista a comparire di fronte alla giuria è Gianni Agostinelli, Perché non sono un sasso è il titolo del suo lavoro. Viene definito come un “filosofo nichilista”: annoto e ascolto facendo finta di capire, ma nel frattempo mi chiedo come il “filosofo nichilista” e i suoi compagni di viaggio abbiano passato la sera prima della cerimonia. Avranno studiato il look da adottare a lungo e provato il loro discorso davanti allo specchio del bagno? Sobbalzo quando leggono: “Io secondo me la noia e la fica vanno di pari passo”, ma prontamente viene spiegato essere il pensiero eversivo del protagonista che non tollera i discorsi da bar.

È la volta di Fabio GrecoGente a cartapesta: mi colpiscono i suoi occhialini con la montatura bianca alla quasi Wertmuller e i suoi riccioli sparpagliati. La caccia ai pesci spada e spadessa non mi entusiasma molto, da vegetariana quale sono, ma il linguaggio è molto particolare un misto con il greco con il mare che fa da sfondo. Antonia Arslan coglie una vena di divertimento dell’autore nello scrivere di fantasia, immaginazione e realtà dosate in una ricetta perfetta.

Il torinese Maurizio Maggi viene introdotto da Paolo Di Paolo: il suo L’avamposto è un romanzo di tipo investigativo che si muove su più livelli narrativi: l’amore, la storia, l’indagine, e l’azione. Durante la lettura rimango agganciata a questa frase: “C’è solo un modo per stare in piedi e quaranta per cadere”. Ne farò il mio slogan insieme a “barcollo ma non mollo”. Maggi ha viaggiato molto per lavoro, ma l’Afghanistan è l’unico luogo che non ha visitato. Questo è un particolare molto curioso, che dimostra come la forza di uno scrittore sia anche nell’immaginare luoghi e descriverli attraverso le immagini e racconti di altre persone rendendoli comunque vivi e credibili.

La prima donna finalista è Elisabetta Pierini, indossa una camicia rossa su cui spiccano i suoi bei capelli scuri. È piccolina e pare intimorita, ma quello che racconta è molto forte. Di Paolo paragona le atmosfere descritte in Notte a quelle di Twin Peaks, oltre a ricordare il parroco sessantenne di Casa d’altri di Silvio D’Arzo che, come don Filippo, non sa trovare la parola giusta da dire. Con uno stile preciso Elisabetta descrive una vicenda torbida a Monterosso, un paese di fantasia nel quale l’autrice fa convogliare il male di tante realtà paesane concentrandole.

Francesca Pilato è la seconda torinese finalista. Molto elegante, indossa due fili perle e sa dominare perfettamente la scena, sicura di sé. Il suo romanzo, che si può per certi versi definire storico, appartiene a una tradizione letteraria ormai consolidata. Il suo linguaggio viene descritto come: alto, colto sorvegliatissimo (di questo termine mi sfugge il significato, ma come per “filosofo nichilista” annuisco a me stessa). Il colore turchino descrive una bellissima Catania, “un romanzo teatrale e musicale”. La musica da emozione e non teme eufemismi ed è la compagna di viaggio della protagonista Aloisa. La musica attraversa tutto il romanzo come un rumore di fondo. Mi verrebbe voglia di ascoltarlo questo futuro libro.

La lettura de L’imperfetta di Carmela Scotti mi coglie impreparata: è qualcosa di crudo, duro, che fa male e come un pugno mi atterra. Tolgo la sua scheda dalla cartella e leggo un ulteriore frammento del suo romanzo e non ho più dubbi sulla potenza della sua scrittura straordinaria: “Guardo il mio corpo bruciare il fuoco alzarsi nel cielo, il fuoco che lecca e accarezza. Bruciata la carne, di me non rimane che vento..” Se verrà pubblicato, leggerò questo libro solo di giorno tenendo stretta in mano una manciata di sale, non prima di aver acceso qualche granello di incenso.

I secondi

Cronaca #pop del Premio Calvino 2014 Gli ultimi finalisti sono “tre uomini e sei gambe”.

Simone Giorgi, ricciolo e barbuto, con L’ultima famiglia felice è per la seconda volta finalista del Premio Calvino, la prima nel 2012. Il personaggio chiave della vicenda famigliare di cui racconta è Stefano, un ragazzino di tredici anni che per certi atteggiamenti a Tommaso Pincio ricorda il Giovane Holden. Giorgi ha una notevole capacità di tratteggiare il profilo psicologico e comportamentale dell’adolescente protagonista che esaspera con i suoi atteggiamenti un padre che crede di aver costruito una famiglia perfetta. Presto realizzerà che la famiglia formato “Mulino Bianco” non esiste neppure più in pubblicità, sostituita da una gallina di nome Rosita.

Francesco Paolo Maria Di Salvia ha un nome così lungo che si potrebbe già farci un capitolo di un libro. La circostanza è un romanzo complicato che sa di caffè, narra la storia di una famiglia di industriali legati alla bevanda nera e bollente che si intreccia con quella politica del PCI. Ha una trama molto originale questo libro, dicono. E io ci credo perché quando sento il lettore pronunciare la seguente frase: “Il tiretto è stracolmo di copie di Topolino”, copie per cui Togliatti ha una passione, capisco che Di Salvia ha imbroccato il registro giusto per raccontare non solo una saga famigliare ma anche la storia di una nazione. Andrà limato questo romanzo, mormorano dalla giuria… ma mi raccomando, penso io, niente #french che non va più di moda.

Il dolce

And the winner is…

Pier Franco Brandimarte vince la XXVII edizione del Premio Calvino con il romanzo L’Amalassunta. E a questo punto termino qua il mio resoconto pop dal Premio Calvino, perché di Pier Franco Brandimarte è stato detto e scritto tutto e non potrei aggiungere nulla. Solo una cosa non è stata scritta: avercene di scrittori belli così!

Cronaca #pop del Premio Calvino 2014








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Anna Wood