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pubblicato venerdì, 13 giugno 2014 da Patrizia Violi in Mondolibri
 
 

Intervista alla scrittrice Stefania Bertola

Intervista alla scrittrice Stefania Bertola

Stefania Bertola racconta storie di donne, vicende sentimentali e riesce sempre a trovare il lato più ironico e scanzonato dell’amore. Della passione, delle bugie, dei tradimenti. Lo fa con uno stile speciale, molto personale e unico. Ha scritto parecchi romanzi, dopo un esordio fortunato, molti anni fa, con Luna di Luxor, più recentemente ha collezionato una serie di titoli (da Se mi lasci fa male a Romanzo rosa) che le hanno procurato successo e soprattutto uno zoccolo duro di fan che apprezzano la sua scrittura acuta e divertente.

Il suo libro più recente è Ragazze mancine e racconta la storia di un incontro, molto improbabile, di due giovani donne in un autogrill. Da qui partono una serie di situazioni surreali che portano le due protagoniste, una ex signora bene e una ragazza madre molto alternativa, a cercare di sfangarla unendo le forze. Impegnandosi a minimizzare le loro differenze e rincorrendo con ottimismo una botta di fortuna, la “mano santa” che, quando arriva, sistema automaticamente anche la situazione più precaria. La cornice del romanzo è, come nello stile dell’autrice, torinese, e i colpi di scena si susseguono con un ritmo serrato e scoppiettante.

Abbiamo incontrato Stefania Bertola per saperne di più sul romanzo e discutere anche un po’ di letteratura al femminile.

Le due protagoniste si incontrano per la prima volta, per caso, in un autogrill. Come le è venuta l’idea di far partire proprio da questo, “non luogo” molto trash dei nostri giorni, la vicenda del romanzo?
Sono sempre stata molto attratta dagli autogrill in generale, perché rappresentano un’isola nel viaggio, una sosta dove puoi procurarti tutto quello che ti serve e che magari non hai con te: caffè, cioccolata, una t-shirt, occhiali da sole, cavo per caricare il cellulare, pasta, giornali.. un minimondo dove c’è tutto. E in particolare ho sempre apprezzato quello a ponte di Novara Est, da piccola mi sembrava un posto modernissimo, un film americano. E ancora di più l’ho apprezzato quando, non molti anni fa,ho casualmente scoperto che si poteva passare da una parte all’altra, e quindi usarlo per cambiare verso all’autostrada. Così ho pensato che mi sarebbe piaciuto utilizzare questa sua caratteristica in una storia, immaginare qualcuno che per qualche motivo scappava dall’altra parte dell’autogrill.

Torino, nel bene e nel male, è sempre presente nei suoi romanzi. È una sostenitrice della teoria secondo cui bisogna scrivere ciò che si conosce meglio? Quanto è importante la territorialità di un autore?
Anche nel male? Ah si? A me pareva solo nel bene… Sì, sono una sostenitrice di questa teoria, o meglio, per essere un filo più minuziosa, penso che la cosa migliore sia scrivere di ciò che si conosce bene oppure di ciò che non si conosce affatto, ma senza documentarsi, perché altrimenti l’effetto posticcio è garantito. Ci sto pensando in questi giorni perchè sto leggendo un romanzo inglese ambientato a Lucca e fa veramente pena vedere quanto si è impegnata l’autrice, e quanto ha studiato, per ottenere un misero effetto cartapesta. Quindi ambiento le mie storie a Torino perché questa città è casa mia, o potrei ambientarle a Mentone, o a Finale Ligure, perché sono anche posti che conosco bene, altrimenti punterei decisamente su luoghi immaginari, piuttosto mi costruirei un mondo tutto nuovo, come tanti autori hanno fatto e sempre faranno.

Ha pubblicato molte storie al femminile e anche scritto un divertente e ironico manuale romanzato intitolato “Romanzo rosa”, in cui spiegava come confezionare un best-seller sentimentale, cosa ne pensa di questo tsunami rosa, più o meno erotico, che ha invaso negli ultimi anni il panorama editoriale italiano?
Niente. Non ci penso mai. Se però, per rispondere a questa domanda, provo a pensarci un pochino, immagino che pubblicando le Cinquanta sfumature con quelle sobrie copertine e quei titoli sofisticati, la Mondadori abbia offerto un grandissima chance alle signore e signorine che non volevano farsi vedere con un Harmony in mano senza che si capisse che era un Harmony. Poi, da quel momento in avanti, è scattato il libere tutte, il soft porno è diventato ostentabile, e tutte quelle che avevano voglia di leggere un erotismo romantico hanno potuto farlo in santa pace. Quindi bene, perché no?

Nel suo libro risulta che le donne alla fine, benché “mancine”, abbiano più energia, più spirito di adattamento, più fantasia degli uomini. Siamo noi il nuovo sesso forte?
Tutti i sessi sono forti. La forza delle donne e quella degli uomini sono, in momenti e circostanze diverse, complementari. E anche le loro debolezze, per fortuna. E comunque in Ragazze mancine abbiamo uomini che vorrebbero progettare Lego e invece si adattano con successo a condurre aziende agricole, altri votati al lusso che invece vivono con poco suonando il piano e derubando occasionalmente i familiari; abbiamo un nobile e anziano signore che passa giorni felici in un centro sociale e un negoziante pavido che si ribella alla moglie. Mi sembra che come energia, spirito di adattamento e fantasia non scherzino neanche loro!




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.