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pubblicato sabato, 12 luglio 2014 da Anais Vin in Recensioni
 
 

London Calling: Londra da vedere tra musei e street food

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

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Londra - luglio 2014

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Londra - luglio 2014

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Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

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Londra - luglio 2014

Londra - luglio 2014

 

Sono andata più volte a Londra e nel corso del mio ultimo recente viaggio mi sono concentrata su quei musei che non ero riuscita ancora a vedere, a cominciare da quello di storia naturale sito in Cromwell Road, divertente e didattico per i bambini, ma anche per gli adulti. Vi sono raccolti minerali di ogni foggia, resti di dinosauri, spazi dedicati ai terremoti e altri fenomeni naturali.

A fianco c’è il Museo della Scienza e di fronte c’è il Victoria & Albert Museum, o come lo si indica più volentieri V&A. Sei piani di edificio nei quali sono racchiusi secoli di storia. Un piano è dedicato interamente alla ceramica, vasi, piatti e teiere in stile cinese e francese soprattutto. Ospita mostre a pagamento, attualmente quella dedicata all’Italian fashion. Molto bello e accogliente il cortile interno con tavolini all’aperto, dov’è possibile godere del sole e di una buona granita al limone.

Una passeggiata che consiglio vivamente è quella che parte dalla Tate Modern, passa per la ruota panoramica o London eye e arriva alla Tate Britain – o viceversa se si vuole seguire un ordine cronologico. Costeggia il Tamigi e si passa da un museo all’altro. La Tate Modern si trova in una vecchia centrale, la Bankside Power Station, costruita dalla stessa compagnia che edificò la Battersea Power Station famosa per essere stata immortalata nella copertina di Animals, decimo album dei Pink Floyd. La struttura è molto grande e l’aspetto è austero, direi orwelliana nella sua architettura. Dentro vi sono conservati quadri, sculture e installazioni di artisti quali: Picasso, Dalì, Mirò and much more.

La fila per la ruota panoramica è lunga, a meno che non decidiate di aggiungere soldi al già non proprio economico biglietto standard, acquistando il diritto a una fila più breve. Ho provato a mettermi in coda ma ho desistito, quindi non so se ne valga la pena.

La Tate Britain, conosciuta un tempo come la National Gallery of British Art, è un museo più elegante sito in Millbank, dove a farla da padrone sono i dipinti del romantico William Turner. Ci sono dei quadri che rappresentano il suo Grand Tour e che raffigurano le città di Palestrina e di Orvieto.

Poco più di tre chilometri di passeggiata a piedi da una Tate all’altra per immergersi nella cultura che qui è gratuita: tutti questi musei, infatti, hanno accesso libero, e chiedono solo una donazione volontaria di quattro sterline se si ha la disponibilità.

Per godere di un ottimo punto di vista sulla città potete recarvi a Primrose Hill, una collinetta adiacente a Regent’s Park, dove tra l’altro vi è collocato anche lo Zoo. Immancabile, un giro a Oxford Street per lo shopping, dove vi sono anche i Magazzini Selfridge, dei quali hanno trasmesso poco tempo fa sulla Rai, la storia della nascita. Adiacente c’è Carnaby Street, quella che una volta era una stradina di negozietti strani e particolari, è stata spersonalizzata e colonizzata dalle grandi firme. Unica vera fitta al cuore per quella che considero la mia città preferita, dopo quella che mi ha dato i natali.

Ho notato una rivoluzione dello stile di vita, grande spinta verso il fitness e l’alimentazione: sta impazzando la moda dell’allenamento e non c’è strada o parco che non sia invaso da gente che cerca nei modi più disparati di tenersi in forma, e direi anche con ottimi risultati. A questa buona abitudine ne ho vista una meno british e più italiana: la guida infatti mi sembra essersi fatta più spericolata e frettolosa, come quella del nostro bel paese.

Per quel che riguarda la parte mangereccia, io adoro andare al pub a consumare una pie di manzo o del roast beef accompagnato da una pinta di birra rigorosamente spillata a pompa, che tra l’altro costa in generale anche meno. Ho mangiato il miglior fish and chips della città in un mercato vicino la metro di Warren Street, ma è uno stand itinerante, quindi dovrete cercarlo: si chiama Fins and Trotters, vincitore del London Life Style Awards 2013 Street Food.

Altra catena che sta avendo successo è Pret a manger: si distingue per l’utilizzo di ingredienti naturali, per il caffè biologico è un’attenzione alla freschezza del cibo. Sulla stessa linea salutista è possibile trovare anche sandwich firmati da Jamie Oliver.

Le fontanelle sono praticamente introvabili. Ne ho vista una a Kensington Park e altre nei musei, per il resto l’acqua bisogna comprarla.

I trasporti sono costosi, arrivano ovunque ma incidono non poco sul portafogli. Molto facile da usare è la Oyster card, una ricaricabile con chip che si usa su tutti i mezzi. Altrimenti ci sono i classici biglietti e gli abbonamenti suddivisi per zone.

Un altro motivo per il quale vale la pena andare a Londra se si è appassionati di musica è il BST, British Summer Time, spazio enorme dedicato ai concerti estivi siti a Hyde Park, vicino lo Speak Corner. Funzionale, ben gestito con tanti bagni puliti suddivisi per maschi e femmine. Con stand mangerecci e beverecci, ce n’è uno dedicato allo Champagne Veuve Clicquot. L’audio è fantastico, gli schermi enormi, l’unica cosa che non è piaciuta né a me né agli altri lì presenti è la divisione in due zone, quella sotto al palco dedicata a chi ha comprato un biglietto più caro. In contraddizione con lo spirito del “chi prima arriva meglio alloggia” che da sempre ha premiato i fan più devoti. Per il resto la sicurezza è presente e attiva, che non vi venga in mente di passare da una zona all’altra a meno che non siate delle veri lepri, la sicurezza vi accompagnerà fuori più o meno gentilmente.

Londra non è solo una bella città, funzionale e produttiva, è soprattutto l’atmosfera di cui è impregnata che è entusiasmante, si respira l’aria nobile ma anche quella delle proteste civili, culturali e studentesche. Ricordo che su un libro che si usava a scuola c’era una foto di un punk seduto vicino ad un uomo in giacca e cravatta: ancora oggi è così, puoi ritrovarti in un pub con una vecchietta di ottantacinque anni a bere birra e a dialogare di un po’ di tutto; probabilmente vi chiederà in quale teatro andrete a sentire i Black Sabbath, come è successo a me, ma certo non si precluderà la possibilità di una conversazione con qualcuno che non conosce.

Qui non si è giudicati per l’aspetto ma per quello che si fa e come ci si comporta. Una città frenetica ma vivibile, tradizionale e innovativa allo stesso tempo, civile nonostante l’enorme quantità di persone tra nativi e turisti che la popolano, perché organizzata e, soprattutto, ben gestita.




Anais Vin

 

Sono nata a Roma nell’anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.