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Posted mercoledì, 10 settembre 2014 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Chi è Claudio Magris che ha vinto il Campiello alla carriera

Claudio Magris

La notizia era circolata qualche mese fa, ma quando l’evento si fa sotto è d’obbligo riprenderla: il prossimo 13 settembre Claudio Magris ritirerà il Premio Fondazione Il Campiello assegnatogli alla carriera, nel corso della cerimonia di premiazione della 52.ma edizione del prestigioso riconoscimento ideato e sostenuto da Confindustria Veneto. Tra le motivazioni dell’autorevole assegnazione, stando alle parole pronunciate dal presidente della Fondazione, Roberto Zuccato, c’è l’internazionalità dell’opera di Magris, che non può definirsi solo “uno tra gli scrittori italiani contemporanei più originali”, ma è anche tra “i più illustri rappresentanti della letteratura europea”.

E non si fa fatica a essere d’accordo, dando uno sguardo alla quantità di premi conferitigli negli anni in tutto il mondo, come pure alle lauree honoris causa che ha collezionato nelle più importanti università dei cinque continenti. Ne citiamo alcuni in ordine sparso oltre al Campiello Europa vinto nel 2009 per il romanzo Alla cieca: il Premio Bagutta nel 1987 con Danubio; lo Strega nel 1997 con Microcosmi; nel 2004 il Premio Principe delle Asturie. E ancora il Premio Chiara alla carriera nel 1999; il Premio letterario Giuseppe Acerbi speciale per la saggistica; il Premio Mediterraneo nella sezione riservata agli stranieri, nel 2007; il Premio Feria Internacional del Libro de Guadalajara in Messico proprio in questo 2014. Quanto alle lauree, lo hanno incoronato d’alloro per i suoi meriti – tra gli altri – gli atenei di Strasburgo, Copenhagen, Klagenfurt e Szeged.

Solo “il più importante” – per ora – non ha vinto, il Nobel, anche se nel 1997, quando poi la spuntò Doris Lessing, i bookmaker britannici lo davano come grande favorito.

Chi è Claudio Magris

Triestino di nascita, Claudio Magris la sua città se la porta dentro, incarnandone l’eccezionalità: come lei è per natura, cioè per geografia, multiculturale, mitteleuropea, crocevia dei più importanti movimenti culturali del Novecento, così lui, che è uno dei suoi figli più illustri, ha cercato di emularla per essere degno di cotanti natali: è diventato germanista con una tesi di laurea sul mito asburgico, ha insegnato letteratura tedesca, ha approfondito la tradizione ebraica, è diventato saggista, scrittore e perfino giornalista, con i suoi interessantissimi e acuti editoriali sulla prima pagina del Corriere della Sera; è stato traduttore dal tedesco di grandi autori come Ibsen e Schnitzler e senatore per una legislatura. Dopo una breve parentesi a Torino – che considera comunque la sua seconda patria – Magris è tornato qui ed è proprio immerso nel centro della sua Trieste e solo qui che riesce a scrivere: tutti sanno, ormai, di poterlo trovare seduto a un tavolino dello storico Antico Caffè San Marco, qualche volta in compagnia del suo cane, Jackson. “Mi concentro meglio – aveva confessato in un’intervista – è un formidabile antidoto a quel delirio di onnipotenza che ti prende quando scrivi un libro e pensi di mettere a posto il mondo; vedi gente che se ne frega e allora ti passa la grandeur”.

Del Claudio Magris narratore il capolavoro riconosciuto è certamente Danubio, diario di viaggio dalle sorgenti del grande fiume fino al suo sbocco sul Mar Nero. Ad accompagnare l’io narrante ci sono paesaggi, incontri, riflessioni che rimandano continuamente dalla storia alla Storia, dalla vita quotidiana a quella contemporanea, dal popolo alla civiltà, in un viaggio personale che diventa di tutti, in un’Europa costantemente in bilico tra il suo presente e la sua caratteristica di vecchio continente.

Il tema del viaggio, della vita itinerante, viene portato all’esasperazione in Alla cieca, il cui protagonista è un fuggitivo che scappa da prigioni, campi di concentramento, colonie penali, ma non è un fuggitivo qualsiasi: è il re d’Islanda Jorgen Jorgensen, ma anche un partigiano della Seconda Guerra Mondiale o della Guerra civile spagnola. È l’archetipo del perseguitato della storia, insomma, un argonauta ma anche un astronauta, l’uomo che si confronta con il precipizio in cui sono finite le ideologie, ma anche la sua dignità.

All’opposto di Danubio sta invece Microcosmi, raccolta di racconti che rinunciano ad abbracciare l’universo, penetrando, all’opposto, sempre più il dettaglio, il particolare sfuggente, l’infinitamente piccolo. Magris qui va alla ricerca del minimo, dell’attimo in cui si consuma un’azione, del momento impresso per sempre nella memoria. E attori dell’opera non sono sempre persone come gli abitanti del caffè o delle isole, ma anche animali come l’orso del Monte Nevoso, il cane abbandonato nella laguna, perfino le pietre, le onde, la neve e la sabbia, le frontiere che oggi non ci sono più, una voce, un gesto…

Della sua breve esperienza politica, infine, non ha un buon ricordo, anche perché ha coinciso “con uno dei periodi più difficili” della sua vita. Oggi, dei politici parla così: “Anche per loro il giorno ha ventiquattr’ore e fanno tutto fuorché politica per la maggior parte del tempo: o inaugurano qualcosa o sono a un convegno o vanno in televisione. Il cardinale Richelieu se faceva politica otto ore, erano otto ore di politica, non di rappresentazione della politica. O di ‘rappresentanza’. Io non credo che i politici siano dei fannulloni, credo che per lo più facciano cose assai faticose, ma spesso inutili”.




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.