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pubblicato mercoledì, 10 settembre 2014 da Graphe.it in I nostri libri
 
 

Odisseo e la colomba dell’anima

Odisseo e le onde dell'anima abbinato al Pietramarina di BenantiRiceviamo e volentieri pubblichiamo questo testo di commento al libro Odisseo e le onde dell’anima di Roberto Fantini, Graphe.it edizioni. Autrice del commento è Nadia Boscherini


Non il disincanto totale dell’uomo in rivolta di Camus. Distacco lucido dalla finitezza del mondo da cui non si sfugge; mondo che non sarà mai dimora dell’uomo per la sua ostinazione a una domanda di senso a cui può opporre solo la rivolta.

Non lo spazio d’ipercoscienza che frequenta Soares nel Libro dell’inquietudine di Pessoa, spazio che precede il sogno, dormiveglia da cui percepisce lucidamente una totale incompetenza verso la vita, l’incapacità di vivere la quotidianità. L’esistere collocato tra la vita e la sua coscienza. Soares che in questa vertigine “rifiuta la vita reale come una condanna, e rifiuta il sogno come una liberazione ignobile”.

Odisseo e le onde dell’anima di Roberto Fantini frequenta il presente: non quello degli accadimenti effimeri dell’oggi, ma quello che vive in noi. Un “esserci” che ci schiude una fenditura di luce, il crinale su cui facciamo fatica a camminare e soglia perenne che varchiamo in continuazione vista mutata che tutti hanno ma ben pochi usano. E anche granello della clessidra, canto degli uccelli, sentiero del mare, passo dei cieli, rabbia di un Dio che scuote le onde, figlio bambino che invita suo padre a giocare o colomba dell’anima che sorge quando il rumore si è spento.

Sguardo forte e incantato, gentile e grato, che invita a fondare il proprio ritmo nell’ordine come nel disordine, nella pace come nella guerra… e fondare il proprio ritmo altro non è che vivere la morte: “Vivere tutte le morti che si possono incontrare sulle onde di tutti i mari,sulle sponde di tutti i continenti”.

Viaggio dolente ma non angosciato nel Tempo che si dissolve; dell’essere che si illude di andare e non va; tempo che rivela la sua assenza, divenire che rivelerà il suo inganno; libro sventrato da cui il vortice del tempo risucchia pagine su pagine ma anche tempo che ritorna a mostrare tutta la sua potente realtà nel Canto di dolore (cap. XXXIV) “urlo insopprimibile che viaggia nella notte a squarciare le viscere del cosmo” a cui è impossibile opporre la volontà ed anche il feticcio di parole sapienziali.

Trascorrere incessante del tempo che diviene incredibilmente concreto e fisico, dove goccia dopo goccia costruisce stalattiti nel nostro cuore, una vera caverna con architetture complicate in cui ci ritroviamo stranieri nuovamente. Sgocciolare pietrificante di un manto che si arrotola su se stesso (cap. XXXII)…

Molti i ricordi struggenti e sontuosi e tanti i rimorsi angoscianti, la memoria come attraversamento all’indietro del tempo non pacificherà, ma servirà a raggiungere “il senza tempo” quello che non è ancora cominciato, quello che appartiene a tutti quelli che prima di noi sono passati e che ci dice quanto sia illusorio il mondo e di sicuro qual è il nostro destino.

Allora non ci stupiremo se la vita sarà non un colmare ma uno svuotare fino alla scorza fino ad arrivare col vecchio padre a sorridere del mondo (cap. XXXVIII) per una pace dolcissima e umana dove la paura del baratro diviene passo nei cieli, respiro che cerca l’infinito e gli dei per consolarli teneramente col sorriso dolce della compassione, con l’incanto di sé come misura nuova e una palla caduta dalle mani di un bimbo che gioca potrà essere il nulla e la sua spiegazione.

È forse il presente perfetto che Calipso, la dea che più di ogni cosa lo ha amato e che ha pietà di lui, la dea solitaria, l’occultatrice che non si fida del mare e che vive in uno spazio al di là della vita e della morte, ai confini del mondo, porge a Odisseo? Ma egli non vuole fermarsi perché il suo è il respiro dell’Oceano.

Vive attraverso l’azione, cioè attraverso il volere che muove tutto, il volere che conoscono bene gli arrischianti, non solo eroi ma anche uomini di tutti i giorni, che per sorte, disgrazia, scelta, si trovino a rischiare la loro vita o qualcosa che esiste soltanto nel suo cercarla.

Prossimi alla fine del viaggio, opposti e contrari, Odisseo e noi con lui, scopriremo che anche il coraggio di amare i misteri dei mari senza confini forse equivale alla pazienza di chi per ragioni opposte ha vissuto dentro un rigido confine circolare. Il molo e la nave non saranno la partenza e il viaggio ma equivarranno entrambi a un nostro continuo ritorno.

Aiace possente e il divino Poseidone non saranno più i nostri nemici in terra e in mare ma specchio del nostro affanno diverranno altri noi stessi, se pacificati, avremo scelto il sole.

Eviti l’ottimismo e il pessimismo chi guarda il presente (come ci ammoniscono Norberto Bobbio e Antonio Marchesi) e dopo che il tempo, il volere e l’utopia continueranno a sfuggirci , altro non resterà saldo se non puntare lo sguardo dentro di noi in quella che è la “sacralità del vivere” quella che scopriamo intangibile soprattutto quando è tolta a noi e agli altri e che, pezzo di un Cielo dentro di noi trasforma la vita in riscatto o in sopportazione del destino.

E come nelle Città invisibili di Calvino il presente è “inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme” e due i modi “per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Odisseo e le onde dell’anima sceglie il racconto, che nel suo interrogarsi meglio evoca l’incanto dell’anima, viaggio poetico e spaesato che si trasforma in immagine e colore del mito; vissuto da chi legge, al cospetto del mare (davvero nostrum) in maniera ordinata dall’inizio alla fine, ma anche cambiandone i punti di partenza, saltabeccando da moli diversi (… per essere più imprevedibili del divino Poseidone).




Graphe.it

 

“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)