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pubblicato giovedì, 23 ottobre 2014 da Patrizia Violi in Mondolibri
 
 

Sveva Casati Modignani, intervista alla scrittrice a partire da Il bacio di Giuda

Sveva Casati ModignaniSveva Casati Modignani è la regina dei best-seller: pubblica dal 1981, dal successo di Anna dagli occhi verdi, e non si è più fermata. Ha scritto ventisei libri, tradotti in venti paesi. I suoi romanzi raccontano vicende sentimentali e sono amati soprattutto dalle donne. Ha una schiera di ammiratrici fedeli che l’adorano e proprio per questo anche l’ultima sua fatica Il bacio di Giuda, storia autobiografica della sua infanzia e adolescenza è salito subito in classifica. Era già successo con Il diavolo e la rossumata, in cui, seguendo il fil rouge delle ricette, delle sue merende al tempo di guerra, la scrittrice narrava particolari della propria infanzia. Ma i fan volevano altri dettagli e così è nato questo secondo memoir, sequel del primo volume.

Gli anni in cui si svolge Il bacio di Giuda sono quelli difficili del dopoguerra, dal ’45 al ’50, quando l’Italia piegata in due dal conflitto mondiale, rialza la testa e comincia, con coraggio, costanza e sacrificio, la ricostruzione. L’amarcord della scrittrice si dipana sempre a Milano, nello stesso quartiere (a nord est della città attorno a viale Padova) e nella stessa casa dove vive tuttora. È molto toccante, a tratti divertente e soprattutto intimo, a partire dalla copertina dove è ritratta una bella bambina dallo sguardo intenso: è Sveva Casati Modignani (anzi Bice Cairati, questo il vero nome dell’autrice), da piccola.

Avevo sette anni e il giorno della foto ero un po’ arrabbiata perché il vestito che indossavo, cucito per l’occasione, era troppo grande. Me l’avevano fatto così per farlo durare parecchi anni. Invece l’anno dopo era già piccolo.

Eravamo in pieno dopoguerra, di cui i libri di storia ci hanno svelato i fatti salienti mentre questa autobiografia è imbevuta di piccole testimonianze quotidiane. Di aneddoti realistici di quei giorni lontani.

Raccontano di miseria, di vestiti passati tra fratelli, di risparmi obbligatori e dolorosi anche sul riscaldamento, in una Milano dove c’era ancora molto dialetto. E soprattutto dove il perbenismo cattolico era imperante. Ovunque, ma specialmente a casa dell’autrice, dove la madre era molto rigida. E nel ricordarla, Sveva Casati Modignani coglie l’occasione per togliersi, dopo tanti anni, un po’ di sassolini dalle scarpe.

Intervista a Sveva Casati Modignani

Ha scritto che sua madre voleva che lei diventasse suora, è una metafora letteraria?
No, è assolutamente vero. Mia madre pregava sempre, ma solo con le labbra, non con la testa. Sarebbe stata felice e soprattutto tranquilla se fossi entrata in convento e se mio fratello avesse fatto lo stesso. Ma non per convinzioni religiose, solo perché così avrebbe allontanato per sempre il problema del sesso. Per lei il peccato era solo il sesso, scabroso e foriero di guai. Per gli uomini e per le donne.

Sveva Casati Modignani, Il bacio di GiudaScrivere del rapporto conflittuale con sua madre è stato doloroso?
Come sempre la scrittura è terapeutica. Ricordare tante cose e metterle nero su bianco mi ha aiutato a vedere e capire meglio la prospettiva dei fatti. Avevo tanto da perdonare a mia madre, ma è stato un processo di comprensione reciproca, anche lei aveva molto da perdonare a me, perché certo non sono stata una figlia facile.

In questo libro e in altri suoi romanzi descrive il suo quartiere. Una volta era il cuore della vecchia Milano, oggi è multietnico, ma il suo amore verso questa zona sembra immutato…
È giusto parlare di amore, perché sono affezionata a queste vie, a questo angolo pittoresco e inconfondibile di Milano, lungo il Naviglio Martesana. Per poco, tanti anni fa appena sposata, mi ero trasferita in centro. Ma non faceva per me, appena possibile sono tornata qui, nella mia vecchia casa di famiglia. Ma come innamorata mi sento tradita. Ferita dal degrado di questo angolo della città, che amo perché è vero e pieno di vita, ma dovrebbe essere salvaguardato di più.

La sua scrittura è sempre stata dalla parte delle donne: ultimamente ha parlato molto anche di violenza, delle aggressioni che portano spesso a conseguenze drammatiche ed estreme, ai femminicidi. Nella società attuale riesce a intravedere un barlume di ottimismo?
Purtroppo no. Negli ultimi trent’anni, mi sembra che sia stato fatto addirittura un passo indietro nel modello di emancipazione femminile. La situazione è sempre molto pesante e questo momento economico orrendo ha messo ancora di più in crisi i maschi carichi di aggressività. E sono sempre le compagne o le mogli a pagarne le conseguenze.

È un’autrice molto prolifica, come riesce a produrre così tanto, ha una routine?
Assolutamente no, scrivo quando posso. Purtroppo vengo sempre coinvolta in troppe cosa da fare, e non posso chiudermi in casa davanti alla macchina da scrivere. Sono come un gatto, fosse per me starei in casa a scrivere e dormire.

Infatti nel suo sito c’è scritto che lei coltiva l’arte del sonno…
Verissimo, il sonno è un toccasana, per questo odio quelli che mi telefonano dalle 13 alle 15, quando faccio il visurin, ossia il riposino per chi non conosce il milanese.




Patrizia Violi

 

Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.