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pubblicato mercoledì, 29 ottobre 2014 da Patrizia Violi in Mondolibri
 
 

Intervista a Cristina Obber, autrice del romanzo “L’altra parte di me”

Cristina Obber

A Cristina Obber, autrice e giornalista, raccontare storie facili non interessa: per i suoi libri sceglie sempre realtà difficili e scomode. Ha scritto di stalking, di violenza sulle donne, dei problemi degli immigrati di seconda generazione. Coerente con il suo impegno sociale, ha fondato anche un’associazione Non lo faccio più con cui va nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Per aiutarli a imparare a rispettare il prossimo, a combattere e boicottare la violenza di genere e l’omofobia.

Il libro più recente di Cristina Obber è L’altra parte di me (Piemme) pensato per un pubblico adolescente, affronta il tema dell’omosessualità femminile. Racconta, con tocchi lievi e appassionati una storia d’amore, difficile e piena di ostacoli. Quella di due ragazze che scoprono di essere lesbiche, si incontrano in un sito on-line e presto capiscono di non potere fare a meno l’una dell’altra. Relazione difficile, per l’ostracismo che le circonda e anche perché vivono agli antipodi della nostra penisola: una nel nord-est e l’altra nel profondo sud.

[Giulia] Ha cominciato presto a demolire i muri dentro di sé, a stravolgere le trame delle fiabe desiderando di fuggire con la fata turchina anziché col principe, a contestare il finale a senso unico di tutte quelle favole in cui sembrava essere lei a non andare bene.

L’altra parte di me è una storia d’amore ma anche un romanzo di formazione, dove le protagoniste crescono, fra alti e bassi, facendo i conti con la loro sessualità in mezzo a molteplici discriminazioni, anche nel contesto famigliare. Abbiamo incontrato Cristina Obber per saperne di più su questo libro coraggioso e per approfondire un tema ancora così difficile da trattare.

Cristina Obber, L'altra faccia di meL’idea del romanzo, hai raccontato, che ti è venuta vedendo due ragazze molto innamorate che si baciavano… poi per affrontare la trama hai avuto il supporto di altre testimonianze?
No, ho raccolto qualche aneddoto dalle chiacchierate con loro, poi ho attinto alla mia esperienza personale di tante amicizie e conoscenze coltivate negli anni. Molte cose le ho semplicemente immaginate, come accade quando scrivi.

Sei riuscita a descrivere con una scrittura quasi poetica l’amore delle due protagoniste. Soprattutto nelle scene di intimità il tuo stile è delicato ma al tempo stesso denso e coinvolgente. È stato difficile dosare sentimento ed emozioni?
Affatto. Durante i mesi di scrittura mi sentivo un’adolescente anche io. Quando ho scritto la scena d’amore è stato come se quei sentimenti e quelle emozioni fossero mie. Mi piace il sesso delicato e appassionante.

Il problema dell’omofobia circonda completamente le protagoniste: è prevedibile nelle persone anziane come i nonni, ma sorprendente nei coetanei delle ragazze. Nei tuoi incontri nelle scuole hai avvertito questo atteggiamento discriminatorio nei giovani?
Purtroppo sì, ed è una cosa che mi ha stupito. Soprattutto in provincia anche ragazzi e ragazze informati e attenti sul tema della violenza di genere, di cui discutiamo, di fronte all’omosessualità fanno un passo indietro, come se avessero ereditato timori senza elaborarli e superarli. Mi è capitato di sentir parlare di malattia da diciottenni, anacronistico e sconcertante. Lavorare nelle scuole è l’unica strada, così saranno figli e figlie a far crescere gli adulti. Ci sono anche molti ragazze e ragazze che sono invece più liberi e libere di quanto lo fossimo noi alla loro età, hanno maggior consapevolezza di sé, più sicurezza. Rimangono invisibili, si fatica a sentire la loro voce perché i media non gli danno spazio. La rete in questo diventa un canale di informazione e cultura irrinunciabile. Ma il paese non può crescere solo on-line.

Considerando anche i tuoi libri precedenti, usi la scrittura come un grimaldello sociale per scardinare pregiudizi, combattere aggressività e violenza. È stata una scelta razionale o istintiva?
Puro istinto, scelte di pancia. Questo dal mio primo libro, Primi baci, deciso al cinema, durante un bacio tra Cameron Diaz e Jude Law. Non lo faccio più è frutto di un impeto di rabbia mentre ascoltavo alla radio la notizia di uno stupro di gruppo tra minorenni. Siria Mon amour l’ho deciso in piedi, in una piazza della mia città, mentre la protagonista mi raccontava ciò che aveva subito in Siria. L’altra parte di me è nato di fronte alla tenerezza di un abbraccio. Se questi libri riescono a suscitare curiosità, approfondimento, forza e ribellione, allora sono felice. Diventa il mio modo di fare politica, partendo da me.




Patrizia Violi

 

Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.