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pubblicato domenica, 16 novembre 2014 da Roby in Mondolibri
 
 

Bookcity, i 10 libri che ti cambiano la vita, Amazon e altre stranezze

Libri

Non più soltanto considerare quanto si legge, ma come si legge, cioè aggiungere alle statistiche sulla lettura anche una sorta di “antropologia”della lettura: è questo il nucleo dell’edizione 2014 di Bookcity, la nota manifestazione milanese che con un modello ‘diffuso’ (900 eventi e 30 mostre in 200 sedi) è tornata ad animare la città dal 13 al 16 novembre con fruscii di pagine sfogliate e il dolce clac clac delle copertine di lusso.

Per questo terzo appuntamento l’Aie, associazione italiana editori, ha fatto le cose in grande: una mostra di fotografie sull’atto del leggere, due workshop per universitari sulle nuove forme del libro veicolate dal progresso tecnologico, la lettura al buio per i bambini dell’Istituto dei Ciechi e naturalmente il cuore della manifestazione, al Castello Sforzesco, dove saranno in vendita gli oltre 900 titoli presentati durante la kermesse e la possibilità di acquistare volumi per riempire le biblioteche delle carceri milanesi, nella convinzione che un libro sia un ottimo strumento di reinserimento sociale.

E la scelta di Milano non è venuta a caso: qui si legge più della media nazionale (51.5% rispetto al 43% italiano, ma in calo dall’anno scorso), sempre qui si stampa e si distribuisce più di un terzo dei libri cartacei in lingua italiana (36.2%; l’anno scorso erano il 43.7) e ancora qui si pubblica oltre un terzo dei titoli italiani (il 31.7%).

I 10 libri che ti cambiano la vita (secondo Facebook)

In un evento come questo, che si propone tra gli obiettivi rendere la lettura più sexy, non si può trascurare il ruolo di internet e dei nuovi media in generale nel mondo dell’editoria di cui influenzano tutte le fasi, dalla scrittura alla fruizione. Ormai anche i social network – che sono un po’ i romanzi di oggi, se consideriamo che prima ci perdevamo in una storia immaginando di vivere la vita del protagonista e oggi possiamo assumere mille identità e vivere mille vite parallele con altrettante pagine Facebook – sono sempre in mezzo, hanno sostituito l’agorà (oppure il baretto da 4 chiacchiere, se preferite un esempio più recente) come luogo di scambio di opinioni e giudizi anche letterari. Ed è così che proprio su Facebook da qualche tempo vediamo girare il sondaggio sui “10 libri che mi hanno cambiato la vita” e dopo 20mila post di risposta degli utenti (il 73% donne di età media 34.7 anni) il Data Team ha elaborato la classifica italiana, in cui se ne vedono delle belle.

Come si confà alle grandi notizie, scaliamo la classifica dal fondo, dove incontriamo il medico di origine afghana Khaled Hosseini con Mille splendidi soli (presente anche al sesto posto con il suo masterpiece, Il cacciatore di aquiloni) e ci può stare, la denuncia del regime talebano, la condizione della donna in alcuni Paesi islamici ecc; al nono posto Primo Levi con Se questo è un uomo: cambiano le epoche ma non gli orrori né tantomeno la potenza della denuncia; ottavo Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery, un libercolo delicato e fondamentale nella crescita, quindi fin qui tutto ok. Al settimo posto troviamo i misteri conventuali di Il nome della rosa di Umberto Eco, un libro interessante che se esistesse ancora l’indice ecclesiastico dei libri proibiti ci starebbe di sicuro, ma a mio parere certo non uno di quei libri che “ti cambia la vita”, come non te la cambia nemmeno Tolkien con la sua interminabile saga, rappresentata al quinto posto dal primo capitolo, Il signore degli anelli, che faccio fatica a definire fantasy di formazione. Di male in peggio, al quarto posto si piazza Jane Austen con Orgoglio e pregiudizio che tolleriamo solo perché contestualizzato in una certa epoca e in una certa società.

E veniamo al podio. Medaglia di bronzo dei libri che cambiano la vita degli italiani (utenti fb) è… Il ritratto di Dorian Gray, e su Oscar Wilde non si può avere nulla da dire; si attesta al secondo posto Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez (qua dirò solo che sono gusti…), mentre la palma d’oro va a… Harry Potter!!!! Non ci voglio credere.

Se fosse il caso di generalizzare, un tale risultato mi farebbe dedurre che gli italiani sono un popolo di eterni adolescenti dediti all’esercizio della fantasia (probabilmente su come evadere le tasse) e che non disdegnerebbero il possesso di una bacchetta magica per ottenere il massimo di tutto. Che tristezza. La tristezza diventa addirittura disperazione quando mi accorgo che i cosiddetti ‘classici’ non sono manco presi in considerazione, che il più grande drammaturgo della storia (Shakespeare) è presente solo alla postazione 72 e 86 e che dopo Eco e Levi, il primo autore italiano appare al 14.mo posto ed è Pirandello. Ed ecco l’affondo finale: sapete chi sono gli altri italiani che compaiono nei primi 100? Italo Svevo, Italo Calvino, Dino Buzzati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Carlo Cassola (e fin qui tutto bene), Gabriele D’Annunzio, Elsa Morante, Alessandro Baricco, Oriana Fallaci (molto giusto)… Paolo Giordano, Margaret Mazzantini, Giorgio Faletti, Massimo Gramellini, Andrea De Carlo, Alessandro D’Avenia, Niccolò Ammaniti, Susanna Tamaro, Fabio Volo ed Enrico Brizzi. Ecco, li ho detti. Come fa uno scrittore a “cambiare la vita” (perché di questo stiamo parlando) con il suo romanzo d’esordio, scritto magari prima dei 30 anni? Me lo devono spiegare. E a chi me lo volesse spiegare consiglierei di leggere a tempo perso qualche poesia sparsa di Leopardi. O almeno di vedere il film.

Vuoi comparire in un romanzo?

Ma tiriamoci su: ogni tanto il web si fa veicolo anche di qualche iniziativa carina, magari in campo solidale, come l’asta che si svolgerà il 20 novembre prossimo per accaparrarsi la scelta del nome di un personaggio dei romanzi di prossima uscita di autori quali Ken Follett, Ian Mc Ewan, Hanif Kureishi e Zadie Smith che hanno aderito alla raccolta fondi per le vittime della tortura. All’asta – chiamata in maniera suggestiva Immortality Auction – si può partecipare on line ma anche fisicamente, a Londra, nella sede della Royal Institution of Great Britain e sarà condotta da un banditore di Christie’s. Per poter battezzare uno dei personaggi in lizza si dovranno sborsare almeno 5-6mila sterline.

Qui ci sono una ventina di scrittori che hanno aderito a un progetto on line (ma per una buona causa), ma non sempre new media e autori vanno d’accordo: un gruppo di circa 300 tra le firme più prestigiose della letteratura mondiale – e che include anche qualche premio Nobel – in effetti hanno dichiarato guerra alle “tattiche da strozzinaggio” di Amazon nei confronti di Hachette. Il colosso di internet, infatti, che domina la piattaforma degli ebook e vende la metà dei libri circolanti negli Usa, voleva applicare uno sconto maggiore, riducendo, di fatto, gli introiti dell’editore. Dopo mesi di ‘guerra di libri’ giovedì scorso, finalmente, l’accordo sulla ripartizione dei ricavi tra le due società.

Amazon Unlimited e altre amenità

Contro Amazon si era recentemente scagliato anche il più importante agente letterario di tutti i tempi, Andrew Wylie, secondo il quale il mondo deve iniziare a difendere i libri, altrimenti questi, come la letteratura, moriranno sotto i colpi di chi vuole gradualmente portare il prezzo di un volume da 9.99 dollari a 0.99, diventando in pratica un monopolista fuori controllo. Già ora anche in Italia Amazon ha varato il modello “all you can read”, un servizio in abbonamento a 9.99 euro al mese che consente di leggere a sazietà scegliendo tra 700mila titoli, 15mila in italiano, e fornendo una prova gratuita di 30 giorni.

Chissà cosa ne penserebbero di certe ‘stranezze del mercato’ alcuni illustri autori del passato, che pure loro non erano certo immuni da manie e stranezze varie. Ne ho raccolte qui alcune per chiudere questo lungo e un po’ catastrofico post con un sorriso: sembra che Tolkien fosse solito guidare contromano, mentre che sir Arthur Conan Doyle – il papà di Sherlock Holmes – facesse sport in abito da sera. Franz Kafka addirittura masticava un boccone 45 volte prima di ingoiarlo (ma che vi aspettavate da uno la cui mente ha partorito il gigantesco insetto Gregor?!), mentre Herbert George Wells aveva l’abitudine di rubare i vestiti altrui. E ancora, se Lewis Carroll aveva l’hobby di costruire dispositivi meccanici, Mark Twain quello di collezionare ritagli e Dickens addirittura quello di ipnotizzare i propri amici (ecco perché si sentiva così solo!). Lord Byron non viaggiava mai senza i suoi cinque gatti, ed Emily Brönte poteva fissare un punto per ore… l’avrà fatto in cerca d’ispirazione?!




Roby