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pubblicato mercoledì, 10 dicembre 2014 da Sara Rania in Poesia e dintorni
 
 

Aspettando Natale con la canzone dell’inverno di Jacques Prévert

Aspettando Natale con la canzone dell’inverno di Jacques Prévert

Natale è alle porte e con esso il freddo inverno. Per riscaldarsi con l’arrivo delle prime gelate eccovi qualche verso tradotto in italiano di uno dei poeti francesi più famosi di sempre: Jacques Prévert. Canticchiatela con i vostri cari ai piedi dell’albero, sussurratela tra le statuine del presepe e divertitevi a scandire dolcemente ogni sillaba di questo tenero cantico che i bambini francofoni sono soliti intonare in corrispondenza della stagione fredda. La canzone dell’inverno di Prévert è un piccolo capolavoro di semplicità che racconta l’effimera storia di un pupazzo di neve.

Una bella occasione insomma per ricordarsi di quando da piccoli, aspettavamo con trepidazione i primi fiocchi di neve e col nasino incollato alla finestra speravamo che la bianca coltre che ricopriva progressivamente i tetti, fosse abbastanza spessa da permettere la costruzione di bei pupazzi. Con lo spirito lieto e il cuore che, anche solo per un attimo, ritorna leggero a quei lieti ricordi, pregustate le tante battaglie a colpi di piccole sfere bianche e immaginate tante storie a tema da raccontare vicino al focolare domestico. Racconti di altri tempi, ricordi di epoche lontane e splendidi scorci di passato pronti a sciogliersi ai primi soffi di caldo, così come il pupazzo imprudente sedutosi accanto al fuoco.

In attesa di temperature più miti il cuore si riscalda ascoltando questo testo declamato dalle piccole voci degli allievi di una scuola francese di Sidney. Per un Natale diverso, da attendere leggendo e ascoltando uno dei grandi classici d’oltralpe in compagnia di una storia antica e sempre nuova, accompagnata da bei disegni infantili.

Ecco il testo della poesia di Prévert in italiano:

Nella notte d’inverno
galoppa un grande uomo bianco
galoppa un grande uomo bianco

è un omone di neve
ha una pipa di legno
un omaccione di neve
inseguito dal freddo

arriva in paese
arriva in paese
vedendo la luce
si sente sicuro

in una casetta
entra e non bussa
in una casetta
entra e non bussa
e per riscaldarsi
e per riscaldarsi
si siede sulla stufa arroventata
e d’improvviso ecco che scompare
e rimane solamente la sua pipa
proprio nel mezzo di una pozzanghera
e rimane solamente la sua pipa
e il suo vecchio cappello.

Foto | Sara Rania


Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.








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