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pubblicato domenica, 4 gennaio 2015 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Tolkien era un tipo all’antica

Tolkien

John Ronald Reuel Tolkien (Bloemfontein, Sudafrica, 3 gennaio 1892 – Bournemouth, Inghilterra 2 settembre 1973), autore de Il Signore degli anelli, vedeva se stesso come un hobbit. Se proviamo a immaginarci Tolkien non ci viene certo in mente Aragorn, ma Bilbo Baggins: lo pensiamo più come una persona che ben si colloca nei bei tempi andati, un uomo tranquillo, pacifico, un intellettuale lontanissimo dai rumori del mondo. E, nella realtà, Tolkien era proprio così.

J. R. R. Tolkien era un consumato luddista: disprezzava il secolo XX, in cui ha vissuto, e adorava l’old fashion. Era certo che la scienza o la tecnologia non avevano contribuito a migliorare l’umanità. Non aveva televisore e quasi mai ha ascoltato la radio. Inoltre, era apolitico e non leggeva letteratura della sua epoca. Chissà, forse il suo sogno era quello di abbandonare il mondo e andarsene a vivere nella Terra di Mezzo. Scrive Gregorio Ugido nel suo libro Chiripas de la historia (Colpi di fortuna della storia):

Tolkien fondò un gruppo di lettura di testi islandesi che chiamò Coalbiters, che in islandese vuol dire “coloro che si avvicinano tanto al fuoco da mordere il carbone”. Era una scusa per condividere un bicchiere di birra e dimenticarsi del mondo; ma, visto che le saghe islandesi non sono interminabili, quando le lessero tutte, il gruppo si sciolse.

Questa passione per l’antichità, e per gli islandesi, fece sì, per esempio, che Tolkien desse il titolo de Il Signore degli anelli alla sua opera. Tolkien, infatti, adorava i kenningar, costruzioni poetiche che abbondano nelle saghe e nei poemi epici della letteratura medievale norrena e che consistono in frasi che sostituiscono con una perifrasi il nome di una persona o di una cosa. Si può così dire “fragore dei dardi” invece di “battaglia” o ancora “casa degli uccelli” al posto di “aria” (è un kenning anche il titolo Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin). Lo stesso titolo Il Signore degli anelli poterebbe essere un kenning: un signore degli anelli era un re non perché portasse chissà quanti anelli alle dita delle mani, ma perché i principi nordici donavano anelli ai propri luogotenenti come ricompensa per i trionfi militari.

A volte è meglio non approfondire le biografie dei nostri scrittori preferiti, perché spesso tendono a deludere (come sottolinea anche Rogelio Guedea nel suo saggio Il mestiere di leggere). Nel leggere un’opera maestra, tendiamo a idealizzarne l’autore, dimenticando che chi ha scritto è un esperto affabulatore. Altre volte, invece, l’autore è proprio così come ce l’aspettavamo.

Via | Papel en blanco
Foto | Daniele Prati








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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.