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pubblicato giovedì, 19 marzo 2015 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Primavera: le frasi celebri più belle

Primavera: le frasi famose più belle

Arriva la primavera, finalmente! Dopo gli uggiosi mesi autunnali e i lunghi mesi invernali, freddi e grigi, ecco che la natura si risveglia e inizia una vita nuova. Certamente la situazione metereologica non cambia da un giorno all’altra (come diceva Mark Twain: “In primavera ho contato 136 differenti tipi di tempo all’interno di ventiquattro ore”), però all’orizzonte si vede l’estate, la bella stagione per antonomasia, e questo senza dubbio rende tutti più allegri.

Il tepore della primavera, i suoi colori, le giornate che si allungano ci fanno sorridere più spesso e questo è un bene. La primavera, poi, è stata celebrata in mille modi dagli scrittori e dalle scrittrici di ogni tempo. Allora, per sorridere con il bel tempo e con la stagione della primavera, ecco un po’ di frasi celebri sulla primavera.

  • A me sembra che la primavera abbia tutti gli attributi del poema perfetto: ritmo e controritmo, sapore massimo di ogni istante, capovolgersi continuo di tempo e spazio – Non prova lei, in questi giorni, una sensazione come di bocci che si distacchino con dolore dai rami mentre le foglie cadute vi ritornano in volo?… E una voglia di vivere tale da desiderare d’esser già morto. (Cristina Campo)
  • Chi non aspira alle gioie dell’amore e a grandi cose, quando nell’occhio del cielo e nel seno della terra ritorna la primavera? (Friedrich Hölderlin)
  • È stato uno di quei giorni di marzo quando il sole splende caldo e il vento soffia freddo: quando è estate nella luce, e inverno nell’ombra. (Charles Dickens)
  • E venne un momento in cui il rischio di rimanere chiusi in un bocciolo era più doloroso del rischio di sbocciare. (Anaïs Nin)
  • Eppure un guizzo solo di primavera basta a rendere allegra l’anima vedova, a mutare in panni di esaltata Arlecchina queste ostinate gramaglie. (Gesualdo Bufalino)
  • I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli. (Khalil Gibran)
  • In primavera, Tipasa è abitata dagli dei e gli dei parlano nel sole e nell’odore degli assenzi, nel mare corazzato d’argento, nel cielo d’un blu crudo, fra le rovine coperte di fiori e nelle grosse bolle di luce, fra i mucchi di pietre. In certe ore la campagna è nera di sole. (Albert Camus)
  • L’uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore. (Vasco Pratolini)
  • La primavera della vita e la primavera dell’anno son fatte per essere cullate nel grembo verde della natura. (Jerome K. Jerome)
  • La primavera non è primavera se non arriva troppo presto. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fiumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l’erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. (Lev Tolstoj)
  • Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può fermare la primavera. (Mahatma Gandhi)
  • Una rondine non fa primavera, ma due upupe innamorate, due leprotti in un cespuglio, una cutrettola che corre sulla strada, due scoiattoli che si arrampicano tra i rami di un abete, sì. Se poi avvistiamo un rumoroso calabrone, una farfalla che si chiama Arcia, un lombrico, se sentiamo il canto di un cardellino, è primavera anche se il giorno dopo nevica. (Mario Rigoni Stern)







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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.