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pubblicato martedì, 24 marzo 2015 da Roby in Mondolibri
 
 

Ricordiamo Jules Verne, lo scrittore dei quattro elementi, a 110 anni dalla morte

Jules Verne“Qualunque cosa un uomo può immaginare, altri uomini possono rendere reale”.

In questa breve frase, pronunciata dallo stesso Verne, c’è tutta la sua filosofia, quella che lo animò nella sua lunga vita e lo spinse a scrivere oltre sessanta romanzi e decine di racconti, rendendolo il più prolifico autore per ragazzi di tutti i tempi. Ma è davvero molto riduttivo considerare Jules Verne, scomparso ormai oltre cento anni fa quando la maggior parte delle geniali invenzioni che descriveva nelle sue pagine gli scienziati non osavano nemmeno immaginare, un autore per ragazzi, considerati i diversi livelli attraverso i quali si possono interpretare le sue opere, in apparenza così semplici ma così dense di significato, ma soprattutto permeate dalla prima all’ultima sillaba di un’insaziabile sete di avventura.

Una brama di conoscere, sapere, vedere, toccare con mano, quella di Jules Verne, che lo colse fin da piccolo, quando, undicenne, s’imbarcò su una nave diretta nelle Indie con il solo scopo di regalare una collana di corallo all’amata cugina Carolina. Scoperto dal padre magistrato (un destino inizialmente affibbiato anche a lui) alla fermata successiva a Nantes, giurò solennemente al genitore che non avrebbe più viaggiato “se non in sogno”. Mai promessa fu meno mantenuta.

Con i ricavati fruttuosi dei suoi libri, Verne poté comprarsi battelli via via sempre più potenti, con i quali sperimentò la navigazione fluviale, dapprima nella Senna e poi in diversi altri fiumi francesi.

I libri di Jules Verne

Jules Verne

Personalmente mi piace definire Verne lo “scrittore dei quattro elementi” perché effettivamente in tutti e quattro viaggiò – almeno con la fantasia – dimostrando di trovarsi a suo agio ovunque, nei romanzi e nelle novelle scritte per la collana I viaggi straordinari, frutto della fortunata collaborazione tra lo scrittore e l’editore Hetzel in più di venti anni di contratto. A questi ne vennero aggiunti molti post mortem dal figlio Michel, probabilmente rimaneggiati se non addirittura falsi.

Terra e fuoco sono gli elementi di Viaggio al centro della Terra, 1864, ritenuto il primo romanzo scientifico della storia e il precursore del genere letterario della fantascienza e del tema “mondo perduto”. Racconta la spedizione di un gruppo guidato dal minerologo tedesco Lindebrock verso il centro del nostro pianeta, utilizzando come porta d’ingresso il cratere (realmente esistente) di Snaeffels, in Islanda. Tra creature mitologiche e incantate foreste fossili dalle dimensioni giganti, chissà come gli avventurieri sbucano alla fine in un’isola delle Eolie.

Acqua, acqua e ancora acqua è la protagonista della trilogia iniziata con I figli del capitano Grant e proseguita con i ben più noti Ventimila leghe sotto i mari e L’isola misteriosa. Le ventimila leghe sono la distanza che il professor Arronax, insigne naturalista francese, percorre a bordo del Nautilus, il formidabile sottomarino costruito segretamente dall’enigmatico Capitano Nemo. I due s’incontrano dopo il naufragio della fregata Lincoln a bordo della quale il professore si era imbarcato per scoprire qualcosa di più sul mostro marino che faceva misteriosamente affondare navi di ogni nazionalità sui sette mari. Da qui è tutto un susseguirsi di perle giganti, mostri antropofagi, scafandri, squali, un Canale di Suez non ancora aperto all’epoca e, immancabile, la scoperta delle rovine di Atlantide.

La vicenda si concluderà su L’isola misteriosa, una specie di isola fantasma battezzata “Lincoln” dai cinque prigionieri che vi approdano dopo una rocambolesca fuga durante la guerra di secessione americana. Qui incontrano Ayrton, che vive ormai allo stato brado dai tempi del primo romanzo della trilogia, grazie all’aiuto del quale scopriranno il segreto dell’isola: la presenza del Capitano Nemo, riparato qui dopo la fine del Nautilus.

L’aria, anzi, l’atmosfera è invece al centro di Dalla Terra alla luna, interessantissimo romanzo del 1865, in cui si precorre di oltre un secolo l’allunaggio dell’Apollo 11 nel 1969. Protagonista è l’avventuriero francese Ardan (acronimo anagramma di Nadar, avventuriero vero e amico intimo di Verne che s’ispirò a lui per questo personaggio) che viene sparato con un enorme razzo verso il ben noto satellite, il tutto per amore di una scommessa stipulata tra ricconi. Ma dopo la prova generale andata a buon fine, il vero lancio non andrà nel verso giusto… di quest’opera esiste anche un seguito, Intorno alla luna, in cui si narra come Nadar riuscì a liberarsi dall’orbita lunare e a far ritorno a casa, ma al di là del pregio letterario, questo romanzo rappresenta una pietra miliare nello sviluppo scientifico e tecnologico contemporaneo: “Senza Verne – disse giustamente Bradbury – non avremmo mai neppure concepito l’idea di andare sulla luna”.

E una scommessa, infine, è alla base anche di Il giro del mondo in 80 giorni che si apre con il milionario londinese Fogg che scommette con i suoi amici di riuscire a circumnavigare il mondo in compagnia del fidato cameriere Passepartout e rientrare in città entro le 20.45 del 21 dicembre (la partenza era fissata alla stessa ora del 2 ottobre). Dal viaggio – per cui ha speso le ventimila sterline scommesse con gli amici al club – Fogg tornerà comunque più ricco, perché ha trovato in Passepartout un domestico fedele e devoto, ma soprattutto ha trovato l’amore di Auda, giovane indiana salvata dal terribile rituale del sati.

Nel 2005, in occasione del centenario, fu istituito “l’anno Jules Verne” e gli è stato intitolato un cratere individuato sulla luna. A rileggere le avventure strabilianti uscite dalla sua penna, non sembrano assolutamente superate (se non dalla tecnologia) e questo perché lo scrittore come nessun altro è riuscito a costruire mondi fantastici del tutto credibili, o per lo meno mai del tutto smentiti. Non stupisce, dunque, che dai suoi romanzi siano stati tratti così tanti film di successo, immancabili nello scaffale che ospita il filone dell’avventura.


Roby

 








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