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pubblicato venerdì, 3 aprile 2015 da Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Le più belle poesie di Pasqua

Le più belle poesie di Pasqua

Le poesie di Pasqua sono uno dei modi più belli per celebrare questa festa così importante per l’ebraismo e il cristianesimo. Gli occhi dei poeti, lo sappiamo bene, riescono a cogliere aspetti che noi “comuni mortali” spesso non riusciamo a vedere e per questo motivo compongono testi che riescono a parlare al cuore di ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento religioso.

Una poesia classica di Pasqua è quella di Guido Gozzano (1883-1916):

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola dell’ovo.

L’11 marzo 1928 Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) scrisse questi versi sul Venerdì santo e sulla Pasqua (per curiosità, quell’anno la Pasqua cadde l’8 aprile)

Siamo vicini al Venerdì santo e alla Pasqua,
ai giorni delle azioni strapotenti
compiute da Dio nella storia;
delle azioni nelle quali il giudizio di Dio e la grazia di Dio
divennero visibili a tutto il mondo:
giudizio in quelle ore,
in cui Gesù Cristo,
il Signore, pendette dalla croce.
Grazia in quell’ora,
in cui la morte fu inghiottita dalla vittoria.
Non gli uomini hanno fatto qui qualcosa,
no, soltanto Dio lo ha fatto.
Egli ha percorso la via verso gli uomini
con infinito amore. Ha giudicato
ciò che è umano.
E ha donato grazia
al di là del merito.

Bertolt Brecht (1898-1956), dieci anni dopo, così ci descrive una domenica di Pasqua innevata (Pasqua 1938, traduzione di Annapaola Laldi) ed era il 17 aprile:

Oggi, domenica di Pasqua, presto
Un’improvvisa tempesta di neve
si è abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi a un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
può cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

A proposito di neve, segnaliamo la raccolta Pasqua di neve di Enrico Testa (Einaudi) che inizia con una poesia dall’ambientazione bucolica di tipo pasquale, ma è pervasa da un sentimento di solitudine:

«Arcadia» diceva il cartello stradale.
Ma nessun pastore nei pressi.
Pecore sì, brade
e in divagante marcia
su verdi-brune colline levigate
dal rullante tornio dei secoli.
Miracoli in vista, zero. Per fortuna.
Già alta la luna nel cielo
– il cielo che la parola invoca
e che subito lascia
sola e vuota nell’indaco

C’è il sole, invece, nella poesia È Pasqua di Cesare Zavattini (1902-1989):

Anche il sole stamane è arrivato per tempo,
anzi con un leggero anticipo.
Anche io mi sento buono,
più buono del solito.
Siamo tutti un po’ angeli oggi
mi pare quasi di volare
leggero come sono.
Esco di casa canticchiando,
voglio bene a tutti.

Primo Levi (1919-1987) nella poesia Pasqua traduce in versi una delle domande più classiche dell’Haggadah di Pesach, la celebrazione rituale della Pasqua ebraica:

Ditemi in cosa differisce
questa sera dalle altre sere?
In cosa, ditemi, differisce
questa pasqua dalle altre pasque?
Accendi il lume, spalanca la porta
che il pellegrino possa entrare,
gentile o ebreo:
sotto i cenci si cela forse il profeta.
Entri e sieda con noi,
ascolti, beva, canti e faccia pasqua.

Bello è coinvolgente è il Poema di Pasqua di Alda Merini (1931-2009) di cui riportiamo un paio di strofe:

Qui è oggi
Pasqua di Resurrezione
Nel senso che si presume
Che un cadavere qualsiasi,
forse quello di Dio,
ci voglia portare lontano
insieme ad altri morti.

Ma ci ameremo ugualmente
perché questo
È il Mistero della Resurrezione,
quando l’uomo non riconosce
il mistero degli altri
e lo lascia riposare
nella seta dell’egoismo.

Altre poesie di Pasqua

Nel corso del tempo su GraphoMania abbiamo pubblicato diverse poesie di Pasqua: le linkiamo a seguire per chi volesse leggerle.

Foto | Pixabay


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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